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Controllori e controllati

Riprendiamo dal numero di ottobre de L’Inchiostro fresco.

Chi viaggia in treno si accorge di quanto sia sempre meno frequente il controllo del biglietto a bordo, specie sui treni regionali. Se questo avvantaggia chi fa il furbo, non dovrebbe soddisfare molto chi, invece, è in regola. Infatti, ciò ha come ovvia conseguenza che: o gli altri esborsano, di più, anche per chi non paga, oppure il servizio peggiora per mancanza d’introiti sufficienti. Stesso discorso della più generale evasione fiscale.
E anche quando i controlli ci sono, a volte sono un po’ all’acqua di rose. Vediamo tutti che, in molti casi, al passeggero che mostra un biglietto chilometrico non obliterato e che regolarmente fa finta di non sapere dell’obbligo di timbratura (oppure dice o finge di non capire l’italiano, se è straniero), il controllore, invece di applicare la prevista sanzione, si limita ad annullare il biglietto e raccomandarsi “la prossima volta” di timbrarlo. Ultimamente si vedono intervenire, talvolta, squadre composte di tre controllori, che, giustamente, sono abbastanza rigorosi. Ma questi controlli paiono ancora insufficienti. Non si può neppure, come vorrebbe qualcuno, applicare sanzioni di esagerata severità, perché può anche capitare, a chiunque, di dimenticare la timbratura del biglietto anche in buona fede; e non è possibile quasi mai distinguere il dolo volontario dalla dimenticanza fortuita.
D’altronde, quando capotreni o controllori che compie in pieno il suo dovere sono sempre più di frequente soggetti non solo a semplici proteste, ma anche a insulti e qualche volta a vere e proprie aggressioni fisiche. Anche di recente ci sono stati gravi episodi: quello che ha destato più sconcerto è l’aggressione a colpi di machete a un ferroviere alla periferia di Milano per opera di due latino-americani. Altri fatti di microcriminalità, pur se meno gravi, sono accaduti fra l’altro sulla Genova-Ovada-Acqui Terme.
Non parliamo poi dei più normali esempi di maleducazione, come poggiare le suole delle scarpe sui sedili o insudiciare in altro modo: questi ormai non solo non sono più sanzionati, ma spesso neppure portano a un qualsiasi richiamo.
La sensazione d’impunità che ormai pervade una larga fetta d’individui ai margini della società (italiani e stranieri, non incolpiamo solo l’immigrazione) rende questi episodi in costante aumento. Violazioni dei regolamenti sono sempre esistite; ma fino a non molti anni fa, oltre essere meno numerose, di solito erano compiute in maniera più nascosta. Oggi, invece, sono quasi esibite con spavalderia e arroganza. E genera un senso d’insicurezza e scoraggiamento negli addetti. In effetti, i disonesti e i violenti si possono permettere d’irridere non solo che è deputato alla regolarità del servizio ferroviario, ma persino gli appartenenti alle forze dell’ordine; che facilmente ritrovano liberi di ripetere le stesse azioni entro pochi giorni gli stessi protagonisti di episodi di prepotenza che già hanno più volte denunciato e magari arrestato. Brutti tempi. Un eccesso di lassismo verso chi non rispetta le principali regole del vivere sociale, alla lunga, rischia di portare a reazioni eccessive di segno opposto.

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