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Le ferrovie sospese

Fino a qualche decennio fa il Piemonte possedeva una rete ferroviaria capillare ed efficiente. Poi, nell’aberrante logica dei “rami secchi”, che in realtà era solo quella di ingrassare il trasporto su gomma e riservare risorse ai grandi appalti che fruttano di più in termini politici, si è portata avanti una sorta di smantellamento delle linee ferroviarie cosiddette minori. A volte, con il pretesto di qualche evento particolarmente sfavorevole, come alluvioni e frane: anche se i danni erano riparabili, non c’era mai la volontà di trovare risorse adeguate. In altri casi, dopo aver esasperato l’utenza con continui ritardi, soppressioni, guasti; per poi affermare che i viaggiatori erano diventati troppo pochi.
Il risultato è una serie di linee ufficialmente solo sospese al traffico passeggeri, ma da anni abbandonate. Particolarmente colpito il centro-sud della regione, In provincia d’Alessandria, c’è l’Ovada-Alessandria, dove almeno il traffico merci continua a tenere in esercizio la linea. Stesso discorso per la Novi-Tortona, dove passa ancora qualche treno senza fermate intermedie, ma sono aboliti i treni locali. Peggio ancora per la provincia di Asti e quella di Cuneo. Da Asti, un tempo, si diramavano linee in sei direzioni (Torino, Chivasso, Casale Monferrato, Alessandria, Acqui Terme e Alba). Ora queste sono dimezzate: rimane in esercizio la direttrice principale sulla Torino – Genova e, a fatica, la linea per Acqui. Così come l’altra linea per Alba, quella da Alessandria attraverso Nizza Monferrato, è anch’essa sospesa. Mentre Langhe, Roero e Monferrato hanno ottenuto il riconoscimento come sito Unesco, con i conseguenti vantaggi anche in termini di richiamo turistico, le bellissime tratte che attraversano queste zone restano ad arrugginire inutilmente. O, ancora più grave, diventano preda di saccheggiatori di professione, che rubano rame e altri metalli per rivenderli a ricettatori compiacenti.
Fra l’altro, la direttrice Alba – Asti – Casale – Mortara, tutta soppressa, sarebbe la via più breve per giungere a Milano da Langhe e Astigiano.
Alcuni sindaci e associazioni della zona hanno richiesto, anche in queste ultime settimane, il ripristino di questo servizio. In una serie d’incontri, la Regione (Piemonte) e l’Agenzia della mobilità piemontese hanno mostrato la sua disponibilità a impegnarsi per il ripristino di almeno alcune di queste linee, specialmente quelle che attraversano i siti Unesco. Anche i sindaci di alcuni comuni, con l’appoggio di varie associazioni impegnate nella tutela del territorio, stanno facendo pressioni in questo senso.
L’impressione è però che si rimanga ancora nel campo delle “belle parole”, perché quello che manca, in concreto, sono sempre i soldi. Che sappiamo dove invece vengono spesi, inutile ripeterlo.
Con la trasformazione da Ferrovie dello Stato a Trenitalia S.p.a., da un ente pubblico che in parte era un carrozzone con molti sprechi, ma svolgeva il suo ruolo di pubblica utilità, si è passati ad una logica di pura convenienza economica. Trenitalia si occupa delle linee che gli vengono finanziate e rendono utili, il resto non gli interessa. Le politiche centrali tendono a privilegiare ciò che spingono i gruppi di pressione economicamente più forti, quindi le “grandi opere”: alta velocità ferroviaria e autostrade (e persino fantastici ponti sugli stretti). Chi ha a cuore i territori e i suoi abitanti deve contrastare questa logica.

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