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venditori di fumo

La campagna elettorale in corso rischia di superare tutte le altre per l’insostenibilità delle favolistiche promesse dei partiti in gioco. Ciò è dovuto anche al fatto che, dato l’attuale quadro politico, ogni leader sa che dopo le elezioni o non dovrà governare o potrà farlo solo mediante alleanze non omogenee. Il che permetterà, a parte la faccia tosta abituale in molti politici di professione, di giustificare la mancata realizzazione delle promesse con l’abituale formula de “l’avrei fatto, ma gli altri alleati non me l’hanno lasciato fare… ”.
Diventa quanto mai attuale notare un parallelismo tra questi, vecchi e nuovi, “venditori di fumo” politicanti e lo smog che affligge ormai costantemente molte città d’Italia. E tutta la pianura padana in particolare. I dati sugli sforamenti delle polveri sottili sono impressionanti. Quelle piemontesi in questo svettano in classifica; e non è certo motivo d’orgoglio.
Purtroppo, mai come ora nessuno si assume la responsabilità di esprimere un discorso serio e veritiero. Mentre il primo problema economico dell’Italia è un debito pubblico che pesa come un macigno e limita fortemente le possibilità d’azione dei nostri governi, tutti si protendono a promettere agli italiani favori insostenibili nella realtà. O tramite bonus tra i più svariati, o con favolose riduzioni di tasse, o con redditi facili per tutti.
Si parla invece pochissimo del fatto che in Italia, invece che solleticare la pancia di singoli e famiglie con più o meno vane promesse, sarebbero necessari, sia per fare ripartire l’economia, sia per mantenerci un paese che si possa considerare progredito, investimenti per opere davvero utili. C’è un elenco lunghissimo d’interventi da fare: dalla messa in sicurezza di scuole che cadono a pezzi, al risanamento geologico, alla bonifica di siti inquinati, alla necessità di modernizzare il trasporto su rotaia (e qui ci ricolleghiamo all’argomento di questo blog). Con investimenti su opere diffuse e veramente necessarie, come le metropolitane, il recupero di linee ferroviarie sospese, il rinnovamento dei mezzi, la messa in sicurezza delle infrastrutture. Come anche il recente grave incidente di Pioltello ci ricorda tragicamente. Non opere faraoniche dispendiosissime e ben poco utili (Alta velocità dove non serve, i soliti demenziali progetti sul ponte sullo Stretto, il Mose di Venezia: tutte voragini di sprechi e appalti di dubbia correttezza). Ma nel dibattito politico si preferisce sempre parlare di più soldi ai cittadini e, contemporaneamente, meno tasse. Con qualche successo propagandistico: evidentemente, a tanta gente piace essere presa per i fondelli. E si continua a puntare sui vincoli europei che più provocano fastidio, come il famoso 3% di deficit massimo, che in realtà sono richieste di serietà nella gestione economica. Che cercano di impedire che, per interessi contingenti di alcuni, un paese sia condotto alla bancarotta; o come minimo che le future generazioni siano sempre più caricate di un debito insostenibile. (Non che i vertici europei lo facciano per amore degli italiani: le instabilità finanziarie danneggiano tutti).
E’ comodo attribuire all’”Europa” problemi che invece sono in gran parte dovuti a incapacità e, spesso, corruzione, della dirigenza, non solo politica, italiana. E anche, bisogna dirlo, della scarsa partecipazione consapevole dell’elettorato. Gran parte del quale si rifugia nel pilatesco astensionismo; o fornisce fiducia a personaggi che, per chi vede le cose con un minimo di attenzione e raziocinio, pare difficile ritenere affidabili. Il governo europeo magari è anch’esso criticabile per molti altri aspetti: dagli sprechi per la doppia sede di Parlamento a politiche agricole molto discutibili, che, fra l’altro, conducono alla vergognosa distruzione di tonnellate di prodotti alimentari come latte, riso, agrumi.
L’”Europa” però ci ricorda anche che le nostre città hanno gravi problemi d’inquinamento, come sopra accennato. Per contrastarlo, e qui torniamo nuovamente al tema della rubrica, è sempre più necessario (fra le altre cose) sostituire il trasporto privato e quello pubblico su gomma con quello elettrico su rotaia. Ma manca spesso la voglia e la competenza per parlarne.
Naturalmente, qui non si fa propaganda per nessun partito o schieramento politico. Un invito, però ci sembra doveroso: fare uno sforzo; cercare di informarsi e possibilmente individuare e privilegiare, nell’ambito del proprio collegio elettorale, quei pochi candidati, sotto qualsiasi simbolo si presentino, capaci di onestà e concretezza, non solo nei comportamenti personali ma anche in verità e rigore nelle proprie dichiarazioni. Non votare significa solo fare un favore ai peggiori, che in qualche modo gli elettori o li trovano o li pagano.

perché votare

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