Tetti di Sassello, sapore mitteleuropeo

Sono molto diffusi nel nostro territorio e ad un occhio attento non passano di certo inosservati: i primi li troviamo già superato il Giovo, in direzione di Sassello, al lato della strada; non stiamo però parlando dei funghi, che in questo territorio crescono abbondanti, bensì dei caratteristici tetti e della loro curiosa e particolare forma a padiglione “con spiovente”, che cela un sapore tutto mitteleuropeo. Infatti, raggiunta la frazione di Badani, la forma degli edifici e delle loro coperture ci porta con l’immaginazione fino in Svizzera, a ben cinquecento chilometri di distanza, dove i tetti “con la visiera” sono presenti in gran numero.

Ma come si chiama questo tipo così curioso di copertura? Per i non addetti al mestiere, il tetto a padiglione con spiovente è riconducibile ad una via di mezzo tra i classici tetti a doppio spiovente (quelli a punta a forma di “V” rovesciata, dove le falde coprono solo due dei lati della casa) e quelli a padiglione (dove la copertura presenta quattro falde e copre tutti e quattro i lati dell’edificio). Questa tipologia potrebbe essere perciò definita semi-padiglione: questa copertura, infatti, presenta per la maggior parte dei casi la copertura di due lati dell’edificio, come un classico tetto a doppio spiovente, per poi caratterizzarsi grazie ad una “visiera” sulla facciata principale: si tratta di una falda che, come i tetti a padiglione, scende verso la parete, rimanendo però “troncata”, creando così un gusto estetico tipico dei paesini medievali del nord Europa.

Insieme alle caratteristiche scandule (tegole in pietra o in legno), la forma dei tetti di Sassello è un unicum del suo territorio: ma dove trova la sua origine? Esiste un collegamento tra i tetti di Sassello e l’architettura mitteleuropea? Sì, ed è probabile che questa tecnica venne proprio importata nell’appennino da alcuni emigranti svizzeri: sono infatti numerose le famiglie originarie del paese alpino che, nei secoli passati, si sono trapiantate a Sassello, portando con sé le tecniche architettoniche del proprio paese. Tra queste, troviamo la famiglia Rossi, originaria del Canton Ticino, che vantava un gran numero di muratori e capomastri, come il famoso ramo soprannominato “Lugàn” proprio per la loro origine.

Furono proprio loro quindi a portare questo genere di coperture, detto in tedesco kruppelwalmdach, che significa appunto “tetto a padiglione storpiato”; questa tipologia è infatti originaria proprio dei paesi nordici, dove, a causa delle abbondanti e frequenti nevicate, era necessario costruire tetti con spioventi più ripidi per smaltire e far scendere lentamente la neve dalla copertura. Nei paesi anglosassoni questo tipo di tetto è invece  conosciuto come Jerkinhead, e si diffuse negli Stati Uniti nel XVIII Secolo con l’immigrazione.

Esiste però un altro curioso  “collegamento” tra Sassello e la Confederazione Elvetica: a Lugano, centro cantonale del Canton Ticino, esisteva un vecchio quartiere chiamato Sassello, il cui toponimo trova le sue origini nella parola sass (che in dialetto ticinese significa sasso), derivato a sua volta dal latino. Chissà se a sua volta la frazione di Badani, ricca di tetti a semi-padiglione, possa avere un qualche collegamento con la città elvetica di Baden, nel Canton Argovia, anch’essa ricca di queste coperture dallo stile architettonico inconfondibile?

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