Autore: Gian Battista Cassulo

Alla scoperta di Dernice, “Poste Italiane” ha installato il primo Postamat in paese

Alla scoperta di Dernice, “Poste Italiane” ha installato il primo Postamat in paese

La presenza di Poste Italiane si estende ai Piccoli Comuni senza Ufficio Postale, realizzando il programma dei dieci impegni presentato ai “Sindaci d’Italia” dall’AD Matteo Del Fante il 26 novembre scorso

Poste Italiane ha inaugurato il 16 agosto 2019 un nuovo sportello automatico ATM Postamat nel Comune di Dernice, in provincia di Alessandria, presso il quale risiedono circa 180 abitanti.

Il Sindaco di Dernice, Carlo Buscaglia, e la Direttrice di Filiale di Alessandria 2, Cetty Restuccia, hanno salutato con reciproca soddisfazione l’inaugurazione dell’ATM Postamat.

Le installazioni sono parte di un più ampio progetto che ha l’obiettivo di estendere la presenza capillare di Poste Italiane nei territori non direttamente serviti da un Ufficio Postale per meglio soddisfare le esigenze delle comunità locali come promesso nei “dieci impegni” per i piccoli Comuni presentati dall’Amministratore Delegato, Matteo Del Fante, in occasione dell’incontro con i “Sindaci d’Italia” dello scorso 26 novembre a Roma.

L’effettiva realizzazione di tali impegni è consultabile sul nuovo portale web all’indirizzo www.posteitaliane.it/piccoli-comuni.

Disponibili sette giorni su sette ed in funzione 24 ore su 24, gli ATM Postamat consentono di effettuare operazioni di prelievo di denaro contante, interrogazioni su saldo e lista dei movimenti, ricariche telefoniche e di carte Postepay, accanto al pagamento delle principali utenze e dei bollettini di conto corrente postale.

I nuovi Postamat di ultima generazione possono essere utilizzati dai correntisti BancoPosta titolari di carta Postamat-Maestro e dai titolari di carte di credito dei maggiori circuiti internazionali, oltre che dai possessori di carte Postepay.

Gli sportelli sono anche dotati di monitor digitale ad elevata luminosità e di dispositivi di sicurezza innovativi, tra i quali una soluzione anti-skimming capace di prevenire la clonazione di carte di credito e un sistema di macchiatura delle banconote.

L’iniziativa è coerente con i principi ESG sull’ambiente, il sociale e il governo di impresa, rispettati dalle aziende socialmente responsabili, che contribuiscono allo sviluppo sostenibile del Paese.

Roberto Patuano

QUANDO L’ODIO FA DIRE DELLE IDIOZIE. Giù le mani dalla Polizia di Stato.

QUANDO L’ODIO FA DIRE DELLE IDIOZIE. Giù le mani dalla Polizia di Stato.

Questa mattina su LA7, a Omnibus, Antonello Caporale, con un’abbronzatura da fare invidia ad una star di Hollywood, rispondeva ad una domanda del conduttore sulla attuale situazione politica, macerandosi di preoccupazioni soprattutto per i “ceti meno abbienti“, profetizzando per loro legnate di tasse e di aumenti di IVA.

Ma sin qui poco male, per un “radical chic“, prototipo di un certo ceto di intellettuali oggi molto di moda, che vedono svolte autoritarie ad ogni stormir di fronde, solo quando la loro parte politica è all’opposizione.

Antonello Caporale, già firma di grido del giornale/partito “La Repubblica” e ora capo redattore de “Il Fatto Quotidiano“, aggiungeva alla sua riflessione, e questo è il grave, una sua preoccupatissima considerazione sulla Polizia di Stato che, a suo dire, potrebbe diventare uno “strumento pericolosissimo nelle mani del Viminale“, comparandola ad una “milizia“.

Antonello Caporale ha talmente “il dente avvelenato” nei confronti di Matteo Salvini, che appunto siede al Palazzo del Viminale, in qualità di Ministro dell’Interno, da confondere la Polizia con la Gestapo.

Quando questa mattina ho sentito queste parole, il caffè che stavo sorseggiando mi è andato di traverso e la mente mi è corsa a quegli agenti della Polstrada di Ovada che il 14 agosto dello scorso anno, sul Ponte Morandi che stava collassando, hanno messo di traverso le loro auto, fermando il traffico che altrimenti sarebbe precipitato nel baratro del Polcevera.

Oppure peso agli agenti della Polfer che controllando sulla “Torino – Genova” l’ordine pubblico sui treni, si trovano davanti gente che invece di esibire il biglietto, tirano fuori il coltello.

E così dicasi anche dei Carabinieri che, come ancora è accaduto l’altro ieri a Novi Ligure, non esitano a scavalcare un poggiolo al settimo piano di un condominio per salvare un’anziana sola in casa caduta per un malore.

Antonello Caporale, prima di farsi assalire dai suoi dubbi amletici dovrebbe, invece che stare in spiaggia o chiuso nella sua redazione, andare in mezzo alla gente e pensare a tutto questo e a tanti altri episodi dove le nostre Forze dell’Ordine dimostrano alto senso del dovere e rispetto per la tenuta democratica del Paese.

Certo, a volte possono esserci delle devianze, ma vengono fuori, come anche recenti fatti di cronaca hanno dimostrato, perché la nostra struttura sociale è ormai talmente articolata che è praticamente impossibile mascherare atteggiamenti autoritari.

Ed anche il Parlamento ha tutti gli strumenti per controllare a partire dal Copasir che è il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, a suo tempo presieduto da illustri nomi della Sinistra, come Massimo D’Alema e prima di lui da Francesco Rutelli e, dopo il quinquennio di Giacomo Stucchi della Lega Nord, dal 2018 in mano a Lorenzo Guerini, un altro esponente del PD .

Quindi sia nella società civile come nella società politica esistono gli strumenti di controllo, ma purtroppo Antonello Caporale e come lui tanti altri “radical chic” che hanno rovinato a colpi di demagogia la Sinistra, non hanno ancora capito che per sconfiggere l’avversario politico, non bisogna “colpire l’uomo ma confutarne le idee“.

Eppure la lezione che hanno avuto da Berlusconi avrebbe dovuto insegnar loro qualcosa.

Per anni si sono accaniti su Berlusconi per eliminarlo a colpi di “olgettine“, di “bunga bunga“, di risarcimenti miliardari ad ex mogli, incastrandolo, come fatto con Al Capone, sul piano fiscale.

Ma se Al Capone fu rinchiuso ad Alcatraz dal quale ne uscì mal concio prima di morire, Berlusconi, pur spogliato di tutti i suoi titoli, è ancora lì, un po’ ridimensionato, ma sempre uno dei dominus della situazione e, ironia della sorte, oggi è proprio quel che resta del PD a fargli, quasi, quasi, la corte!!!!

E allora, per concludere, caro Antonello Caporale cerchiamo di tenere il dibattito politico sui fatti e di confrontarci sui diversi modelli di società che vorremmo costruire, senza agitare fantasmi e soprattutto senza gettare ombre su chi, come la Polizia di Stato, che, assieme alle altre Forze dell’Ordine, ogni giorno è al servizio del Paese.

Così come recita l’Art. 52 della nostra Costituzione repubblicana!!!!!

Gian Battista Cassulo

NON ABBANDONATE GLI ANIMALI. I LORO OCCHI VI PERSEGUITERANNO PER TUTTA LA VITA!!!!

NON ABBANDONATE GLI ANIMALI. I LORO OCCHI VI PERSEGUITERANNO PER TUTTA LA VITA!!!!

Abbandonare gli animali è un crimine, non solo verso gli animali stessi, lasciati in balia di un truce destino, ma anche per l’incolumità degli automobilisti costretti a brusche frenate o, peggio, a pericolose sterzate!!!!!

E’ quanto è successo alla signora Diana, titolare dell’omonimo bar di Novi Ligure sito in via Paolo Giacometti, che, venendo da Arquata Scrivia, dove abita nella bella frazione di Varinella, un po’ prima di Serrvalle si è trovata davanti al muso della macchina il musino dolce e intenerito di questa cagnolina che era proprio in mezzo alla strada e non sapeva cosa fare.

La signora Diana non ci ha pensato due volte e schiacciato il freno con una inversione a U da ritiro della patente è tornata indietro e, fermato il traffico, ha raccolto questo tesorino che vedete nella foto.

Questa cagnolina ha capito di essere stata salvata, perché per tutto il resto del viaggio sino a Novi non si è più mossa dal grembo della signora Diana e le pulsazioni del suo cuoricino facevano più rumore del motore dell’auto.

Adesso questa cagnolina è ricoverata e ben protetta presso il Bar Diana di Novi Ligure e se qualcuno la volesse adottare, ben venga.

Ma noi speriamo che il proprietario, rivedendola, se la venga a riprendere, perché non si può lasciare al suo destino un animale così dolce come questo!!!!!!!

Gian Battista Cassulo

UNO DEI TANTI CAGNOLINI ABBANDONATI. GUARDATE I LORO OCCHI!!!!!

Perché non adottare il “modello Lega” per il Ponte Morandi?

Perché non adottare il “modello Lega” per il Ponte Morandi?

È ormai passato un anno tondo, tondo da quel tragico 14 agosto 2018, quando il ponte Morandi è collassato trascinando con sé morte, distruzione e stravolgendo l’intero quadro urbanistico di un’intera città come Genova, mettendo in ginocchio l’economia del più grande porto del Mediterraneo e gettando nella crisi le relazioni commerciali di tutto il Nord Italia.

Chi i colpevoli, o meglio il colpevole di tutto questo?

E parlo al singolare di “Colpevole”, perché, più che attuare il solito maxi processo con nugoli di indagati ed eserciti di avocati e periti di parte, sarebbe meglio individuare il colpevole. Uno, uno solo, ovvero chi traeva profitto da quell’opera poi collassata.

E dunque il “colpevole” altro non è che il proprietario (o concessionario) che ha incassato i pedaggi per fare transitare gente e mezzi su quel ponte che, come ancora oggi hanno evidenziato particolari foto scattate da un satellite, era prossimo al crollo.

Qualcuno potrebbe dirmi: perché parli di “proprietario” e non di “Stato”?

La risposta è semplice: perché nell’anno domini 1999 il governo D’Alema privatizza la rete autostradale italiana, che sino a quella data era in mani pubbliche.

Nel 1950 infatti all’interno del gruppo IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale, nato nel 1933 e diventato, nel secondo dopoguerra, una delle più grandi aziende a livello mondiale) fu creata una società (la “Società Autostrade Concessioni e Costruzioni Spa”, che nel 1987 verrà poi quotata in Borsa) per costruire e gestire la nascente rete autostradale italiana.

Nel 1956, questa Società inizierà i lavori per la realizzazione dell’Autostrada del Sole che verrà inaugurata, dopo soli otto anni di lavoro, nel 1964 e che unirà anche visivamente il Paese tra Nord e Sud.

Possiamo dunque dire che tutte le strade e autostrade costruite in Italia dal 1950 in poi (grazie anche ai fondi del Piano Marshall), siano state realizzate dalla mano pubblica (cioè dallo Stato, cioè da tutti noi), ovvero dall’IRI che, grazie ad una convenzione firmata nel 1956 dalla sua consociata Società Autostrade con ANAS, si occuperà anche della manutenzione.

Ma il vento di Tangentopoli, dal 1992 in poi fa cadere la nostra classe politica in preda alla “febbre delle privatizzazioni” e così, invece di riordinare l’assetto burocratico/organizzativo degli Enti pubblici, si getta via “l’acqua sporca e il bambino”, dismettendo tutto quello che si poteva dismettere, dai treni alle strade, alle telecomunicazioni, agli aerei e forse anche, speriamo di no, alla sanità.

E così al grido “privato è bello” nel 1999, come già detto, il governo D’Alema (ci voleva un ex comunista per scoprire il privato?) privatizza le autostrade che cadono in mano ad una cordata capitanata da un imprenditore di grido, che per la modesta cifra di 5 mila miliardi di lire (non si poteva almeno aspettare l’avvio dell’Euro?), diventa il dominus della rete autostradale italiana.

Ed ora, negli anni in cui si sta andando su Marte, ironia della sorte siamo ritornati al Medioevo, quando per passare su un ponte dovevi pagare il dazio al feudatario della zona!!!!!

Ma se almeno i feudatari i un tempo proteggevano le loro popolazioni, questi nuovi nobili della sorte dei loro sudditi sembra che poco se ne importino, perché da quello che sta emergendo, sul Morandi ci hanno fatto transitare carichi che ai tempi della sua progettazione nemmeno si pensava potessero esistere e la manutenzione, almeno da quanto appare dai vari servizi giornalistici, lasciava alquanto desiderare.

Di chi dunque la colpa? Il nome non lo dico, nemmeno sotto tortura, perché fare certi nomi ormai qui in Italia è diventato pericoloso.

Mi limiterò a dire semplicemente “il proprietario della struttura” o meglio lo chiamerò “Iddu”.

Dovrebbe essere la Magistratura ad avere questo coraggio che io non ho, ma la magistratura mi sembra che ad oggi vada avanti come un bradipo.

Eppure un modello da seguire ce lo avrebbe. È il modello Lega, tra l’altro attuato proprio dalla Procura di Genova.

Come si legge infatti in un articolo titolato “La vera storia dei 49 milioni della Lega, ecco chi rischia nei vari filoni d’indagine” di Matteo Indice, apparso su Il secolo XIX del 8 luglio 2018, la Procura, a fronte di un mal utilizzo di 500 mila euro e di un azzardato investimento di sette milioni di euro investiti nel settore diamantifero in Tanzania, ha bloccato l’intero patrimonio della Lega Nord per un totale di 49 milioni di euro.

Il Procuratore ha fatto bene perché in tal modo ha tutelato gli interessi di tutti noi cittadini in quanto i 49 milioni di euro provengono da rimborsi elettorali e devono servire al partito per gestire la sua attività politica e non per fare investimenti o sperperarli.

Ma allora perché quello stesso Procuratore non ha pensato di bloccare in via cautelativa l’intero patrimonio di “IDDU” ovvero del “PROPIETARO” (o CONCESSIONARIO) del Ponte Morandi, su cui rifarsi, un domani accertate tutte le responsabilità, per un danno molto, ma molto superiore ai 49 milioni di euro?

Gian Battista Cassulo

AL BAR MARENCO CI SI DIVERTE A SUON DI MUSICA!!!

AL BAR MARENCO CI SI DIVERTE A SUON DI MUSICA!!!

Anche a Novi Ligure è di moda la “movida”, ma una “movida” intelligente che fa divertire senza disturbare più di tanto gli abitanti del circondario.

È il caso del bar Marenco che nel suo dehors organizza al venerdì dei simpatici appuntamenti dove è possibile gustare buoni drink e ascoltare altrettanto buona musica.

Magari godendosi anche il fresco di una bella serata sotto le stelle dopo una giornata da sol leone!!!

Come appunto è capitato questa sera, venerdì 9 agosto 2019, quando passando davanti al bar di Roberta Priolo ho rubato queste immagini!!!!!!

Gian Battista Cassulo

Rinnovati i vertici dell’Organizzazione alessandrina: Paolo Viarenghi nuovo direttore “Cia Alessandria”

Rinnovati i vertici dell’Organizzazione alessandrina: Paolo Viarenghi nuovo direttore “Cia Alessandria”

Cambio al vertice di Cia Alessandria: Paolo Viarenghi è il nuovo Direttore provinciale e subentra a Carlo Ricagni.

Nato a Valenza nel 1978, Viarenghi ha avviato la carriera in Cia all’età di soli 19 anni occupandosi del settore fiscale, di cui ha in seguito assunto il coordinamento. Dopo alcuni anni di esperienza in Organizzazione ha maturato competenza in ambito fiscale, legislativo, gestionale; è stato nominato responsabile dell’Ufficio Politiche del Lavoro, quindi si è aggiunta la responsabilità del comparto Fiscale della provincia Cia. Dal 2017 responsabile di Area, quindi Direttore di Area vasta (Alessandria – Casale Monferrato), in venti anni di attività in Cia ha ricoperto ruoli di responsabilità anche nell’Agia – Associazione Giovani Imprenditori Agricoli. Pilota amatore di moto da corsa, coniugato, socio di alcune imprese agricole del territorio, ha grande passione per i trattori e la meccanizzazione agricola.

Il mandato del direttore segue quello quinquennale del Presidente dell’Organizzazione (Gian Piero Ameglio attualmente), rinnovabile.

È mia intenzione confermare il periodo di crescita della nostra Organizzazione, in particolare per i servizi dedicati alle Imprese e per la formazione del personale, sempre più specializzata, in quanto le nostre aziende, in continua evoluzione, richiedono un’assistenza specifica e puntuale. Infine, assumo il testimone da Ricagni, che ringrazio in quanto mi lascia un’Organizzazione in ottima salute e che continuerà il suo impegno in Cia per mantenere la sua professionalità all’interno di Cia”, commenta Viarenghi al suo insediamento.

Sua vice sarà Cinzia Cottali (nella foto in alto con Paolo Viarenghi), finora direttrice di Area vasta (Tortona, Novi Ligure, Acqui Terme, Ovada).

Commenta Carlo Ricagni, direttore uscente: “Il rinnovo dei ruoli apicali Cia Alessandria valorizza la figura di professionisti che, seppur di lunga esperienza all’interno dell’Organizzazione, compongono un organico giovane di età. Queste professionalità sono cresciute all’interno dell’Organizzazione e hanno grandi stimoli per affrontare le sfide che attendono il mondo agricolo. Sono certo che a questo primo importante successo, per Paolo e Cinzia, seguirà una carriera piena di soddisfazioni”.

Genny Notarianni

Nella Foto da sinistra: Carlo Recagni, Gian Paolo Ameglio, Cinzia Cottali e Paolo Viarenghi

NOVI LIGURE: I CARABINIERI SALVANO UN’ANZIANA SIGNORA COILPITA DA MALORE

NOVI LIGURE: I CARABINIERI SALVANO UN’ANZIANA SIGNORA COILPITA DA MALORE

“Mia madre non risponde al telefono ed è da questa mattina che provo a chiamarla. Temo il peggio ed io sono qui bloccata a Savona!”.

Questa l’angosciante telefonata giunta al centralino dei Carabinieri di Novi Ligure, da parte di una signora che non riusciva a mettersi in contatto con l’anziana madre.

Prontamente una pattuglia, si dirigeva all’indirizzo comunicato telefonicamente, un appartamento sito al settimo piano di un condominio in centro città.

I militari, giunti sul posto, percepivano flebili lamenti provenire dall’appartamento indicato e un carabiniere, con notevole sangue freddo, passando dall’appartamento a fianco, scavalcava il divisorio di un terrazzo e riusciva a raggiungere la finestra della camera da letto dell’anziana signora, rinvenendola stesa a terra.

Interveniva subito il 118 che provvedeva al ricovero dell’anziana signora al Pronto soccorso del nosocomio novese dove tutt’ora è ricoverata in osservazione.

Un ennesimo intervento dei carabinieri molto meritorio.

Gian Battista Cassulo

In ricordo di un amico: Bruno Ballestrero

In ricordo di un amico: Bruno Ballestrero

Oggi, martedì 6 agosto 2019, a Novi Ligure, nella chiesa della Pieve, si sono svolti i funerali di Bruno Ballestrero, il decano dei barbieri della città, ma soprattutto un vero amante del ciclismo.

Ai tempi della Polisportiva novese, negli anni Ottanta quando iniziava a prendere forma l’idea di raggruppare e coordinare in un unico organismo le varie attività sportive, organizzai nel 1983 la 1° Edizione de “Le Mille Biciclette a Novi” e Bruno ne fu l’anima sostenitrice, ideando il percorso e dandomi una mano a raccoglier coppe e premi da porre in palio per r i gruppi sportivi.

A quei tempi Bruno era il presidente del Gruppo sportivo “Autobocca” mentre io pedalavo come gregario nel Gruppo sportivo della GBC, capitanato dal sig. Burroni, e insieme di buona lena decidemmo di fare un qualcosa per rendere merito alla nostra città, la Città dei Campioni.

E così nel suo negozio di barbiere in via Girardengo, che era anche una vetrina sul passeggio cittadino, nacque l’idea di fare una grande cicloturistica, coinvolgendo tutti i Gruppi sportivi della zona.

Detto fatto, tracciammo il percorso che, partendo dalla allora alberata Piazza della Stazione, si snodava sulle strade dell’Oltregiogo per 63 chilometri, toccando Bosco Marengo, Fresonara, Basaluzzo, Francavilla Bisio, Gavi, Serravalle Scrivia, Cassano Spinola, Villalvernia, Pozzolo Formigaro e trionfale rientro a Novi Ligure!!!!

Era domenica 29 maggio 1983 e sin dalle sette del mattino vedemmo arrivare da ogni dove biciclette e capimmo subito che il nostro sogno di fare una grande cicloturistica si stava avverando.

Per farcela ce l’avevamo messa tutta, ma proprio tutta, coinvolgendo i giornali locali (“l’inchiostro fresco” sarebbe nato due anni dopo, nel 1985) e anche le varie associazioni cittadine, Croce Rossa in testa, nonché il 157° Reggimento “Leoni di Liguria” che ci mandò in piazza una cucina da campo per preparare il tè caldo ai ciclisti in arrivo!!!!!

Io quella mattina non salii in sella perché dovevo fare da apripista con la macchina di testa, ma fu come se pedalassi anch’io davanti a quella marea di bici che formavano un lungo serpentone colorato che sembrava non finisse mai.

E per tutti i paesi che attraversammo gli applausi si sprecavano, tanto che ci sembrava di essere quelli della “Milano – Sanremo”!!!!

Ma l’arrivo a Novi, in Corso Romualdo Marenco davanti ai “Viaggiatori” fu il pezzo forte della giornata, perché all’ingresso in città, in testa alla cicloturistica, si schierò il Gruppo dell’Autobocca con in mezzo Bruno che sembrava un Giulio Cesare in arrivo dalla Gallia per il suo Trionfo, mentre la gente ai lati non finiva più di battere la mani e si sentì anche qualcuno gridare “Viva Coppi!!!!”.

Bruno era stanco dopo quei 63 chilometri ma sereno e felice.

Questa l’immagine che porto ancora nei miei occhi di quella giornata e di naturalmente di Bruno Ballestrero.

Perché lo facemmo? Certamente per Novi, per lanciare un segnale, che poi di lì a sarà poco raccolto con la nascita del “Museo dei Campionissimi”, ma soprattutto lo facemmo per noi, per sentici vivi, per sentirci utili.

Forse oggi nessuno si ricorda più di quell’evento, ma per noi che lo creammo fu l’occasione per sentirci protagonisti della nostra epoca e tanto ci bastò, perché oggi abbiamo qualcosa di cui parlare.

Ma soprattutto un qualcosa da ricordare. Ciao Bruno, hai fatto tanto!!!!

Gian Battista Cassulo

Bruno Ballestrero è mancato il 4 agosto 2019 all’età di 77 anni

Nella galleria di foto le immagini dei premi e della premiazione avvenuta in quella lontana giornata del 29 maggio 1983.

Nelle foto Bruno Ballestrero indossa la maglia del Gruppo sportivo AUTOBOCCA ed io faccio da presentatore/intervistatore

LA PROCESSIONE PER L A “MADONNA DELLA NEVE” A NOVI LIGURE

LA PROCESSIONE PER L A “MADONNA DELLA NEVE” A NOVI LIGURE

Anche quest’anno, 2019, la “Madonna della Neve” chiude il ciclo degli appuntamenti importanti per la città e lascia il posto al riposo delle meritate ferie.

Con questo non è detto che la città si fermi, ma semplicemente “stacca un po’ la spina”, come del resto lo è per la quasi globalità della gente e ad inizio settembre tutto poi tornerà a girare nuovamente a pieno regime.

Almeno lo si spera, visti i tempi!!!!!

La processione per la “Madonna della Neve” è una tradizione sentita dai novesi e come tutte le tradizioni richiama, anche da fuori, numerosa gente che quest’anno ci è sembrata più numerosa.

Una tradizione che unisce tutti, credenti e non credenti perché per i primi è un momento di profonda devozione, mentre per i secondi è un appuntamento con la storia della città.

E nel corpo della processione è rappresentato tutto il tessuto sociale cittadino: dalle autorità politiche a quelle istituzionali, dai rappresentanti delle varie associazioni del volontariato a quelle delle attività produttive.

Perché la processione per la “Madonna della neve” è la processione per la Patrona della città.

Le Confraternite presenti con i loro “Cristi” hanno dato il meglio e il Corpo musicale cittadino “Romualdo Marenco” ha fornito una magnifica colonna sonora all’evento religioso, ma su tutto spiccava la figura del Vescovo, Mons. Francesco Viola, il cui volto emanava un’intensa trascendenza.

Me ne sono accorto zumando con il teleobiettivo mentre stavo effettuando queste riprese (alcune un po’ mosse per via della calca) e, rimandone colpito, dentro di me ho sentito una comunanza con Mons. Viola, perché mi è sembrato di intravedere in lui il senso del peso del suo ruolo in mezzo alla folla dei fedeli.

Dalla fine della Processione sono passate ormai più di quattro ore e da poco ho terminato di montare questo video che, sull’onda di queste mie riflessioni, vi propongo a titolo di testimonianza ma anche di ricordo di una bella giornata dove ci si è sentiti tutti, almeno per un pomeriggio intero, più uniti, più vicini.

Gian Battista Cassulo

IL VESCOVO A NOVI PER LA MADONNA DELLA NEVE

IL VESCOVO A NOVI PER LA MADONNA DELLA NEVE

Dopo gli eventi “laici” per festeggiare la “Madonna della Neve”, Patrona della città, è ora la volta della parte più solenne della ricorrenza, che in primo luogo serve per ricordare questo annuale appuntamento che Novi ha con la sua storia.

Oggi infatti, lunedì 5 agosto 2019, per le vie del Centro storico, a partire dalle ore 17, si svilupperà la grande processione con la partecipazione delle Confraternite dell’Oltregiogo e sarà il Vescovo di Tortona, Mons. Francesco Viola, ad aprirla con tutto il clero novese, nonché con le autorità cittadine.

Ma questa mattina già vi è stato l’anticipo di questo appuntamento con la messa solenne officiata dal Vescovo stesso nella da poco restaurata chiesa della Collegiata.

Eccovene uno spezzone rubato durante la cerimonia e “girato” in modo fortunoso per non disturbare i fedeli raccolti in preghiera.

Un appuntamento dunque a questo pomeriggio qui a Novi!!!!

Gian Battista Cassulo