Autore: Matteo Serlenga

Festa dell’Unità di Rossiglione, 73° edizione

Festa dell’Unità di Rossiglione, 73° edizione

Grande fermento a Rossiglione, paese della Valle Stura al confine con il Piemonte, per l’ormai tradizionale Festa dell’Unità, giunta quest’anno alla sua 73° edizione. Organizzata dalla sezione locale del Partito Democratico, la kermesse si svolgerà da martedì 13 fino a domenica 18 agosto, con un ricco programma strutturato per accontentare tutte le fasce di età con eventi musicali, gastronomici e naturalmente tanta attualità.

Per quanto riguarda la parte musicale, ogni giorno si intervalleranno generi diversi per tutti i gusti. Martedì 13 si terrà il concerto della party band Ambaradan, mentre mercoledì sarà di scena la storia del rock con il ritorno a Rossiglione di Pino Scotto, che suonerà insieme a Trevor, noto frontman della band metal dei Sadist, con in apertura il gruppo tutto al femminile “Sbarbine” e i “Madhouse”.

Giovedì 15 invece sarà una serata tutta da ballare con il liscio dell’orchestra Lillo Baroni e a seguire musica dance per i più giovani con i ragazzi della Noise Events. Venerdì 16 appuntamento con la disco band degli Explosion mentre il 17 e il 18 si ballerà con le orchestre Mondo di Note e Simpatia.

“Durante lo svolgimento della festa sarà allestita una mostra, a cura del Museo Passatempo di Rossiglione intitolata “Genova e il ricordo del ponte Morandi”, per ricordare le 43 vittime ad un anno da quella immane tragedia” ci spiegano gli organizzatori, “e non mancheranno anche temi locali di attualità, come il tema spinoso della probabile messa gara da parte di regione Liguria dei servizi ad oggi offerti dai comitati locali CRI e Pubbliche assistenze, mettendo in crisi un patrimonio storico e di alta professionalità, al contrario da mantenere e preservare ad ogni costo”.

Ci teniamo a ringraziare in anticipo a tutti i volontari” concludono gli organizzatori, ” che sono il nostro vero “patrimonio dell’umanità”, dato che grazie al loro impegno le feste e le sagre (momenti fondamentali per l’aggregazione della comunità)  riescono ad andare avanti…e tutti coloro che verranno a trovarci!”

Tetti di Sassello, sapore mitteleuropeo

Tetti di Sassello, sapore mitteleuropeo

Sono molto diffusi nel nostro territorio e ad un occhio attento non passano di certo inosservati: i primi li troviamo già superato il Giovo, in direzione di Sassello, al lato della strada; non stiamo però parlando dei funghi, che in questo territorio crescono abbondanti, bensì dei caratteristici tetti e della loro curiosa e particolare forma a padiglione “con spiovente”, che cela un sapore tutto mitteleuropeo. Infatti, raggiunta la frazione di Badani, la forma degli edifici e delle loro coperture ci porta con l’immaginazione fino in Svizzera, a ben cinquecento chilometri di distanza, dove i tetti “con la visiera” sono presenti in gran numero.

Ma come si chiama questo tipo così curioso di copertura? Per i non addetti al mestiere, il tetto a padiglione con spiovente è riconducibile ad una via di mezzo tra i classici tetti a doppio spiovente (quelli a punta a forma di “V” rovesciata, dove le falde coprono solo due dei lati della casa) e quelli a padiglione (dove la copertura presenta quattro falde e copre tutti e quattro i lati dell’edificio). Questa tipologia potrebbe essere perciò definita semi-padiglione: questa copertura, infatti, presenta per la maggior parte dei casi la copertura di due lati dell’edificio, come un classico tetto a doppio spiovente, per poi caratterizzarsi grazie ad una “visiera” sulla facciata principale: si tratta di una falda che, come i tetti a padiglione, scende verso la parete, rimanendo però “troncata”, creando così un gusto estetico tipico dei paesini medievali del nord Europa.

Insieme alle caratteristiche scandule (tegole in pietra o in legno), la forma dei tetti di Sassello è un unicum del suo territorio: ma dove trova la sua origine? Esiste un collegamento tra i tetti di Sassello e l’architettura mitteleuropea? Sì, ed è probabile che questa tecnica venne proprio importata nell’appennino da alcuni emigranti svizzeri: sono infatti numerose le famiglie originarie del paese alpino che, nei secoli passati, si sono trapiantate a Sassello, portando con sé le tecniche architettoniche del proprio paese. Tra queste, troviamo la famiglia Rossi, originaria del Canton Ticino, che vantava un gran numero di muratori e capomastri, come il famoso ramo soprannominato “Lugàn” proprio per la loro origine.

Furono proprio loro quindi a portare questo genere di coperture, detto in tedesco kruppelwalmdach, che significa appunto “tetto a padiglione storpiato”; questa tipologia è infatti originaria proprio dei paesi nordici, dove, a causa delle abbondanti e frequenti nevicate, era necessario costruire tetti con spioventi più ripidi per smaltire e far scendere lentamente la neve dalla copertura. Nei paesi anglosassoni questo tipo di tetto è invece  conosciuto come Jerkinhead, e si diffuse negli Stati Uniti nel XVIII Secolo con l’immigrazione.

Esiste però un altro curioso  “collegamento” tra Sassello e la Confederazione Elvetica: a Lugano, centro cantonale del Canton Ticino, esisteva un vecchio quartiere chiamato Sassello, il cui toponimo trova le sue origini nella parola sass (che in dialetto ticinese significa sasso), derivato a sua volta dal latino. Chissà se a sua volta la frazione di Badani, ricca di tetti a semi-padiglione, possa avere un qualche collegamento con la città elvetica di Baden, nel Canton Argovia, anch’essa ricca di queste coperture dallo stile architettonico inconfondibile?

Chiocciola del Beigua: le lumache di Sassello

Chiocciola del Beigua: le lumache di Sassello

Nella società frenetica e dinamica di oggi, dove tempo e spazio sembrano ormai perdere ogni significato, i ritmi lenti della natura e il lavoro della terra possono ancora affascinare e portare profitto: tre amici, Fabio Quartino di Crevari e i due cugini Fabio Damonte e Giorgio Vallarino di Arenzano, complice qualche birra al pub folkstudio, hanno così deciso di vivere slow e di iniziare una nuova attività sul territorio a chilometro zero; e, per essere slow, quale poteva essere, se non un allevamento di lumache?

Fabio Quartino, Giorgio Vallarino e Fabio Damonte

“Il nostro sogno era quello di vivere e lavorare a contatto con la natura: veniamo tutti da contesti contadini e abbiamo un attaccamento viscerale al territorio” ci raccontano i tre giovani imprenditori, “dopo varie ricerche abbiamo deciso di dedicarci a questa attività e di fondare la “Chiocciola del Beigua”; la società nasce con l’acquisto del terreno nel febbraio 2017 e solo adesso, dopo tanto lavoro e tanta burocrazia, iniziamo a vedere i primi risultati”. “Il primo ostacolo è stato trovare il terreno giusto” ci spiegano, “con un po’ di fortuna, abbiamo trovato questo piccolo angolo di paradiso a Maddalena, una frazione pianeggiante e rigogliosa del comune di Sassello: il calore umano delle persone che abbiamo incontrato finora è stato all’altezza della bellezza del paesaggio, e ci sentiamo veramente a casa”.

una chiocciolina di Maddalena

Un lavoro duro e impegnativo, dovuto anche alla forte escursione termica tra una stagione e l’altra tipica di questa valle, che raggiunge i trenta gradi d’estate e supera i meno dieci gradi d’inverno; ma tutto questo non ha assolutamente fermato i tre ragazzi: “ci siamo appoggiati all’Istituto Internazionale di Elicicoltura di Cherasco (una eccellenza italiana in
questo campo), dove abbiamo fatto formazione e acquistato l’attrezzatura nonché le fattrici. Abbiamo poi introdotto a settembre del 2018 le lumache e proprio in questi ultimi giorni abbiamo fatto il primo raccolto”. “Il tipo di lumaca che alleviamo si chiama Helix Aspersa Maxima, tipica del bacino del Mediterraneo”, ci specificano i ragazzi, “che si trova qui in natura. Rispetto a quella della zona costiera è più grossa e resistente alle temperature rigide del territorio: durante l’inverno, queste chiocciole chiudono il loro opercolo, vanno in letargo e sopravvivono sotto la neve che ricopre le colline di Sassello nei mesi più freddi. Inoltre è una delle lumache da gastronomia più prelibata”.

l’allevamento a Maddalena

“l’allevamento è diviso in settori: in totale sessanta recinti. Trenta sono già attivi e presto saranno operativi anche gli altri trenta; i recinti sono divisi in due parti: la parte della riproduzione e la parte dell’ingrasso. Quando inizia la bella stagione si apre il recinto e vanno a mangiare la verdura più fresca: un’alimentazione vegetale e interamente autoprodotta, come bietole, cavolo, radicchio. “Le nostre lumache sono destinate al consumo di privati, ristoranti e sagre”, concludono i ragazzi, “saremo presto disponibili per assaggi gratuiti e senza impegno per far conoscere il nostro prodotto: ci teniamo alla trasparenza e a far testare la bontà e la qualità. Per contattarci: chiocciola.beigua@gmail.com”.

I “Demueluin”, tra dialetto e sagre di paese

I “Demueluin”, tra dialetto e sagre di paese

Con brani come “tou lì” e “alegri”, il duo più simpatico dell’entroterra genovese, i “Demueluin”, sta per invadere tutto l’Oltregiogo, dalla provincia di Genova a quella di Alessandria, passando per Savona, con più di quindici concerti in altrettante sagre ed eventi estivi. Il duo è formato da Giacomo Burdo e Fabio Boesino, entrambi chitarristi e cantanti: abbiamo intervistato Fabio, con cui abbiamo fatto il punto su uno dei progetti musicali più originali e simpatici del “folk” locale.


Ciao Fabio, come nasce il progetto?

Il progetto è nato molto spontaneamente: nel 2006 andavamo a fare le cene a Creto “Da o gatto” e ho detto a Giacomo “dai, porta la chitarra!” così ha cominciato a suonare le sue canzoni. E da lì abbiamo iniziato, complice qualche bicchiere di rosso, a cantare in genovese, e la gente si divertiva. Infatti  “demueluin” (i “giocherelloni” in dialetto) deriva proprio da quello: se te ti stai divertendo, fai divertire anche la gente. Un’amica di Giacomo poi ci ha visto cantare a Crevari e ci ha proposto una serata in Piazza Settembrini a Sampierdarena nel luglio 2016, la nostra prima data ufficiale. Da lì in poi abbiamo fatto tanti concerti nel territorio con un lungo repertorio di canzoni in dialetto, a volte irriverenti ma sempre simpatiche.

Qual è il vostro rapporto con il dialetto e con il territorio?

Noi siamo di Campomorone, in Valpolcevera; nell’entroterra il legame con il genovese è più sentito, noi ragazzi di paese siamo più affezionati alla semplicità e al sentirsi come una volta: quando c’erano i “trallalero” (cori a cinque voci genovesi) il giorno di Santo Stefano andavamo sempre a sentirli. Il dialetto lo sentiamo come nostro: siamo nati dalle tradizioni popolari, con un bottiglione di vino e un gruppo di amici. La nostra mission è portare il dialetto avanti, alle nuove generazioni, con brani come “tou lì”, che piace anche ai più giovani. Le persone di una certa età invece ci apprezzano perché accendiamo dei ricordi e il divertimento genuino di una volta. Nei ragazzini invece è un modo di divertirsi diverso da quello che loro conoscono e possono scoprire il dialetto.

Prossimi appuntamenti?

Una sagra tira l’altra! Ogni posto ti lascia sempre un’emozione, e questo è l’appagamento migliore del nostro mestiere. Quest’estate saremo presenti in un po’ tutto il genovesato e faremo anche alcuni concerti in provincia di Alessandria e Savona. Tra questi, segnaliamo il 28 giugno a Campo Ligure per il “Valley’s Got Talent” in Valle Stura, la festa della croce rossa di Campomorone il 30 giugno insieme al nostro amico MikeFC, l’Ecofesta di Sciarborasca l’11 luglio e il 28 luglio saremo in Alta Val Trebbia, a Rovegno, in occasione dell’EXPO! Cercateci su Facebook per il calendario completo!  

Beigua Bikes, un nuovo modo di scoprire il territorio

Beigua Bikes, un nuovo modo di scoprire il territorio

In questo preciso momento storico, dove si sente sempre di più l’esigenza di difendere l’ambiente e di promuovere il turismo sostenibile, un paese dell’entroterra come Sassello, naturalmente ricco di natura e di bellezze paesaggistiche, possiede già un grande potenziale per attirare un flusso turistico giovane e sportivo, diverso da quello “mordi e fuggi” del motociclista del weekend, e soprattutto a impatto zero: ne è convinto Jefferson De Souza, ideatore, insieme a Michele Gabino, di Beigua Bikes, il primo noleggio di biciclette elettriche sul nostro territorio.

Una passione, quella per la mountain bike, che condivide insieme ad un gruppo di amici, con i quali si dedica al recupero e alla pulizia dei sentieri e dei percorsi: “in questi anni io e i miei amici abbiamo preparato ben 36 chilometri di sentieri”, ci racconta Jefferson, “abbiamo pulito i sentieri vecchi e tracciato quelli nuovi, in particolare quelli nei pressi della foresta della Deiva, che adesso si possono trovare sulla applicazione per cellulari trail forks divisi in lunghezza e difficoltà, a disposizione di tutti”.

Un modo quindi per promuovere e far conoscere il territorio di Sassello a tutti gli appassionati di questo sport, che, in altre realtà, conta tantissimi praticanti: “l’idea è stata quella di creare un punto base per tutti gli amanti della mountain bike: fino ad oggi, infatti, per affittare una e-bike era necessario andare in riviera” spiega Jefferson, “noi inizieremo con sei e-bike da enduro, con una batteria dalla durata di 80 chilometri, che consentirà a tutti di poter esplorare i dintorni in tutta tranquillità e comodità.

Punto di forza per il progetto è la collaborazione con Beigua Docks, dove si troveranno gli spazi di beigua bikes: “quando i lavori saranno terminati, grazie alla collaborazione con Beigua Docks, forniremo anche una piccola ciclo-officina, lo spazio per il lavaggio delle bici, lo spogliatoio con docce e bagni” ci racconta Jefferson. “il noleggio è aperto dal 3 giugno, mentre l’inaugurazione ufficiale si terrà a fine mese proprio in concomitanza con la fine dei lavori di Beigua Docks. Ci potete trovare anche su Facebook e Instagram: la nostra idea è di usare le stories per far vedere il meteo in tempo reale a chi vuole salire a Sassello”.


Dopo l’intervista, abbiamo provato una e-bikes, un modello enduro elettrico con tre velocità: eco, trail e boost, inseribili con una levetta vicino alla mano sinistra sul manubrio, e abbiamo deciso di fare un breve percorso dal Beigua Docks fino al castello Bellavista, nella foresta della Deiva. Appena partiti, abbiamo inserito la modalità eco e la sensazione è stata quella di avere una pedalata assistita che seguiva la nostra velocità, ottima per il primo tratto stradale. Siamo andati verso l’ingresso della foresta della Deiva, dove inizia lo sterrato, e abbiamo quindi inserito la modalità trail, adatta per i terreni sconnessi. Proseguendo, abbiamo iniziato la salita, perciò abbiamo provato la modalità boost, che ci ha dato la spinta necessaria per raggiungere la nostra meta: in una decina di minuti, infatti, avevamo già raggiunto il castello Bellavista. Per tornare a Beigua Docks, abbiamo spento il motore elettrico e abbiamo guidato la nostra e-bike in discesa come una normale mountain bike.

Come riconoscere i funghi? Corso di micologia a Urbe

Come riconoscere i funghi? Corso di micologia a Urbe

Presso l’Albergo Minetto il 31 maggio, 1 e 2 giugno e 14, 15, 16 giugno

Il territorio dell’Alta Valle Orba, in gran parte incontaminato e ricco di boschi, è rinomato per la numerosa presenza di funghi pregiati, e attira ogni anno tantissimi appassionati desiderosi di raccogliere questi “tesori” del sottobosco. Proprio per questo motivo, il Consorzio Alta Valle Orba ha organizzato a Urbe, in provincia di Savona, una serie di incontri di micologia, destinati a chi volesse conoscere meglio il mondo dei funghi, approfondire la loro biologia, come riconoscerli e fare chiarezza su tutte le norme sulla loro raccolta e la legislazione in merito.

Le lezioni di micologia, tenute dal micologo Dario Gisotti, si terranno presso l’Albergo Minetto, nella frazione di Martina, nelle giornate di venerdì 31 maggio, sabato 1 e domenica 2 giugno, per poi proseguire venerdì 14, sabato 15 e domenica 17, con lezioni alla sera del venerdì (20.30 – 23.00), al sabato pomeriggio (14.00 – 18.30) e la domenica mattina (9.00 – 12.00). Il corso avrà come argomenti la biologia ed ecologia dei funghi, il loro riconoscimento, commestibilità e tossicità, la loro raccolta, certificazione e vendita.

Il corso è gratuito per i possessori del tesserino stagionale del Consorzio, che si potrà acquistare in loco. Per informazioni e prenotazioni: info@funghidellorba.net e 3938342624.

Matteo Serlenga