Categoria: Cronaca e Politica

“Il Paese che vorrei”: parte con Cia Alessandria il progetto nazionale

“Il Paese che vorrei”: parte con Cia Alessandria il progetto nazionale

Tavoli di lavoro con ospiti e autorità per costruire il futuro

Parte con la Cia di Alessandria il roadshow di Cia-Agricoltori Italiani per presentare, attraverso un viaggio in tappe nelle aree interne, il progetto di riforma, in cinque mosse, “Il Paese che vogliamo”.

L’incontro interregionale Liguria-Piemonte si svolgerà il 2 settembre a Sassello (Savona) e proseguirà a Benevento, Castelsantangelo sul Nera e nei luoghi colpiti dal sisma in Abruzzo.

L’iniziativa, lanciata da Cia nell’ultima assemblea nazionale, richiama l’attenzione sulle azioni ritenute non più rinviabili e necessarie all’Italia: interventi di manutenzione delle infrastrutture, politiche di governo del territorio, sviluppo di filiere, nuovi sistemi di gestione della fauna selvatica, coesione istituzioni-enti locali per il rilancio delle aree interne in Europa.

Spiega il presidente provinciale Cia Alessandria, Gian Piero Ameglio: “L’incontro è strutturato su Tavoli tematici incentrati sui focus dei cinque punti di riforma del Paese secondo Cia. Abbiamo coinvolto le rappresentanze istituzionali protagoniste a livello territoriale per attivare un confronto costruttivo a più voci che vada al di là degli obiettivi formali”.

Sono stati invitati a prendere parte ai lavori, per quanto riguarda la provincia di Alessandria: Gianmarco Bisio – GAL Borba, Marco Lanza – Comune Ovada, Simona Gallo – CCIAA AL, Gianfranco Baldi – presidente Provincia, Dino Bianchi – presidente Parco Appennino, Francesco Ivaldi– InChiaro Acqui Terme, Marco Guerrini – sindaco Carrega Ligure, Ottavio Rube – sindaco Costa Vescovato e coop. Valli Unite, Francesco Bove – presidente Parco Fluviale del Po, Alessandro Arioli – Agronomo, Maurizio Carucci – agricoltore, le aziende agricole Naclerio, Pastorino, Morena Bruno – Federcaccia, Dario Zocco – direttore Parco Fluviale del Po, Claudio Isola – sindaco di Merana, l’imprenditore Fausto Ivaldi, Mario Arosio – presidente Enoteca Regionale Ovada, Nani Giampiero – esperto del Territorio, Bruno Lulani – Giuso SpA, i dirigenti Cia Daniela Ferrando e Domenico Biglieri.

A coordinare due dei cinque Tavoli di lavoro saranno la vicedirettrice Cia Alessandria, Cinzia Cottali (Filiere a vocazione territoriale) e il referente di ufficio Cia Ovada, Paolo Barbieri (Governo del Territorio, Enti locali, Politiche europee).

Chiuderà i lavori il presidente nazionale Cia, Dino Scanavino.

Conclude il direttore Cia, Paolo Viarenghi: “Tra gli obiettivi che Cia si pone c’è anche favorire la nascita di reti d’impresa territoriali, nonché accelerare il piano di intervento sulla questione fauna selvatica, che ha assunto una dimensione insostenibile anche in termini di sicurezza nazionale e i cui danni accertati al settore agricolo ammontano ormai a 50-60 milioni di euro l’anno. Occorre, quindi, spingere la riforma radicale della legge 157/62 in materia, partendo dalla proposta presentata da Cia alle Istituzioni. Infine, se ben orientate, anche le risorse europee con la nuova Pac potranno sostenere il rilancio delle economie locali, mettendo assieme Fondi strutturali, incentivi e programmi di sviluppo territoriale”.

Genny Notarianni

INFO:

Ufficio stampa e Relazioni esterne | Cia – Agricoltori Italiani Alessandria Via G. Savonarola, 29 – 15121 Alessandria

Tel 0131 1961339 | Fax  0131 41361 | Mobile  345 4528770

e-mail g.notarianni@cia.it

Conclusa la Festa dell’Unità a Rossiglione

Conclusa la Festa dell’Unità a Rossiglione

La più antica festa dell’Unità che si ricordi, quella di Rossiglione nata addirittura nel 1946, ha chiuso anche quest’anno con grande successo i suoi stand.

Ecco in un servizio di Fausto e Giacomo Piombo un breve filmato per rendere merito ai volontari che da anni ormai si alternano nell’organizzazione di questo evento tra il politico, il culturale e di tempo libero, dove i militanti si incontrano con i loro leader e con i cittadini.

Appuntamento al 2020 con un’altra grande bella festa!!!!!

Gian Battista Cassulo

Acqui Terme: i Carabinieri della Forestale a caccia di discariche abusive

Acqui Terme: i Carabinieri della Forestale a caccia di discariche abusive

L’ambiente dovrebbe essere la nostra casa e come tale, a meno che non si sia abituati a vivere nel degrado, dovrebbe essere curato e rispettato, ma così non sembra.

Lungo le strade, nei fossi, per non parlare vicino ai cassonetti è una sequela di piccole discariche ed anche nei più minuti gesti della vita quotidiana sempre più si nota questa mancanza di rispetto per quel grande contenitore delle nostre vite che è appunto l’ambiente.

Si va ad esempio dalla signora molto elegante che, uscendo da un negozio, getta con nonchalance a terra lo scontrino appena ricevuto, al “comodone” che per non fare due passi in più abbandona nel cestello porta rifiuti la spazzatura invece di depositarla nell’apposito cassonetto, per non parlare di quel nugolo di ragazzotti che, pomeriggio e sera bivaccando sulle varie panchine, “sbardellano” tutt’attorno lattine di birra, scartocciate coppette di gelato, mozziconi di sigarette, lasciando in tal modo un indelebile segno del loro passaggio.

Quod non fecerut barbari, ……lo stanno facendo i moderni cittadini”, verrebbe da dire!!!!

Eppure a scuola agli alunni viene insegnato il valore dell’ambiente e le maestre si fanno in quattro per indirizzare i futuri cittadini al corretto uso della raccolta differenziata, per cui mi viene da pensare che i bimbi crescendo, più che dalla scuola, apprendono dai genitori.

Una barbarie dunque di piccoli gesti quotidiani che denotano scarso senso civico e una praticamente inesistente cultura dell’ambiente.

Ma accanto a questa micro inciviltà (che poi tanto micro non è), vi sono anche spregiudicati comportamenti delinquenziali come quello scoperto dai Carabinieri Forestali di Acqui Terme che hanno sindividuato nei dintorni della città una vera e propria discarica abusiva gestita da due marocchini di 63 e 37 anni.

Su circa un ettaro di terra infatti sono stati accumulati, non si sa ancora da quanto tempo perché le indagini sono in corso, ingenti quantitativi di rifiuti di diversa origine e categoria assimilabili a “rifiuti urbani, speciali e pericolosi”, come emerge dal verbale redatto dai Carabinieri.

Dalla tipologia dei rifiuti rinvenuti, sembra che questa discarica sia collegata ad una attività di “svuota cantine”, ed è su questo versante che si sta concentrando l’attività investigativa degli inquirenti che hanno provveduto, su disposizione dell’autorità giudiziaria, a mettere sotto sequestro tutta l’area interessata.

Al di là della lodevole operazione della Forestale, resa possibile anche per diverse segnalazioni anonime, resta il fatto che, non basterebbero tutti i carabinieri del mondo a far rispettare le regole in tale materia, perché l’unica vera tutela dell’ambiente sta nella cultura e nel senso civico della gente.

E se c’è, c’è, altrimenti il mondo sarà destinato a diventare un’enorme pattumiera!!!!!!

Gian Battista Cassulo

Nella foto in alto i Carabinieri della sezione Forestale di Acqui Terme durante le operazioni di sequestro della discarica abusiva di Acqui Terme.

Nella foto in basso un possibile scenario del nostro futuro

Alla scoperta di Dernice, “Poste Italiane” ha installato il primo Postamat in paese

Alla scoperta di Dernice, “Poste Italiane” ha installato il primo Postamat in paese

La presenza di Poste Italiane si estende ai Piccoli Comuni senza Ufficio Postale, realizzando il programma dei dieci impegni presentato ai “Sindaci d’Italia” dall’AD Matteo Del Fante il 26 novembre scorso

Poste Italiane ha inaugurato il 16 agosto 2019 un nuovo sportello automatico ATM Postamat nel Comune di Dernice, in provincia di Alessandria, presso il quale risiedono circa 180 abitanti.

Il Sindaco di Dernice, Carlo Buscaglia, e la Direttrice di Filiale di Alessandria 2, Cetty Restuccia, hanno salutato con reciproca soddisfazione l’inaugurazione dell’ATM Postamat.

Le installazioni sono parte di un più ampio progetto che ha l’obiettivo di estendere la presenza capillare di Poste Italiane nei territori non direttamente serviti da un Ufficio Postale per meglio soddisfare le esigenze delle comunità locali come promesso nei “dieci impegni” per i piccoli Comuni presentati dall’Amministratore Delegato, Matteo Del Fante, in occasione dell’incontro con i “Sindaci d’Italia” dello scorso 26 novembre a Roma.

L’effettiva realizzazione di tali impegni è consultabile sul nuovo portale web all’indirizzo www.posteitaliane.it/piccoli-comuni.

Disponibili sette giorni su sette ed in funzione 24 ore su 24, gli ATM Postamat consentono di effettuare operazioni di prelievo di denaro contante, interrogazioni su saldo e lista dei movimenti, ricariche telefoniche e di carte Postepay, accanto al pagamento delle principali utenze e dei bollettini di conto corrente postale.

I nuovi Postamat di ultima generazione possono essere utilizzati dai correntisti BancoPosta titolari di carta Postamat-Maestro e dai titolari di carte di credito dei maggiori circuiti internazionali, oltre che dai possessori di carte Postepay.

Gli sportelli sono anche dotati di monitor digitale ad elevata luminosità e di dispositivi di sicurezza innovativi, tra i quali una soluzione anti-skimming capace di prevenire la clonazione di carte di credito e un sistema di macchiatura delle banconote.

L’iniziativa è coerente con i principi ESG sull’ambiente, il sociale e il governo di impresa, rispettati dalle aziende socialmente responsabili, che contribuiscono allo sviluppo sostenibile del Paese.

Roberto Patuano

QUANDO L’ODIO FA DIRE DELLE IDIOZIE. Giù le mani dalla Polizia di Stato.

QUANDO L’ODIO FA DIRE DELLE IDIOZIE. Giù le mani dalla Polizia di Stato.

Questa mattina su LA7, a Omnibus, Antonello Caporale, con un’abbronzatura da fare invidia ad una star di Hollywood, rispondeva ad una domanda del conduttore sulla attuale situazione politica, macerandosi di preoccupazioni soprattutto per i “ceti meno abbienti“, profetizzando per loro legnate di tasse e di aumenti di IVA.

Ma sin qui poco male, per un “radical chic“, prototipo di un certo ceto di intellettuali oggi molto di moda, che vedono svolte autoritarie ad ogni stormir di fronde, solo quando la loro parte politica è all’opposizione.

Antonello Caporale, già firma di grido del giornale/partito “La Repubblica” e ora capo redattore de “Il Fatto Quotidiano“, aggiungeva alla sua riflessione, e questo è il grave, una sua preoccupatissima considerazione sulla Polizia di Stato che, a suo dire, potrebbe diventare uno “strumento pericolosissimo nelle mani del Viminale“, comparandola ad una “milizia“.

Antonello Caporale ha talmente “il dente avvelenato” nei confronti di Matteo Salvini, che appunto siede al Palazzo del Viminale, in qualità di Ministro dell’Interno, da confondere la Polizia con la Gestapo.

Quando questa mattina ho sentito queste parole, il caffè che stavo sorseggiando mi è andato di traverso e la mente mi è corsa a quegli agenti della Polstrada di Ovada che il 14 agosto dello scorso anno, sul Ponte Morandi che stava collassando, hanno messo di traverso le loro auto, fermando il traffico che altrimenti sarebbe precipitato nel baratro del Polcevera.

Oppure peso agli agenti della Polfer che controllando sulla “Torino – Genova” l’ordine pubblico sui treni, si trovano davanti gente che invece di esibire il biglietto, tirano fuori il coltello.

E così dicasi anche dei Carabinieri che, come ancora è accaduto l’altro ieri a Novi Ligure, non esitano a scavalcare un poggiolo al settimo piano di un condominio per salvare un’anziana sola in casa caduta per un malore.

Antonello Caporale, prima di farsi assalire dai suoi dubbi amletici dovrebbe, invece che stare in spiaggia o chiuso nella sua redazione, andare in mezzo alla gente e pensare a tutto questo e a tanti altri episodi dove le nostre Forze dell’Ordine dimostrano alto senso del dovere e rispetto per la tenuta democratica del Paese.

Certo, a volte possono esserci delle devianze, ma vengono fuori, come anche recenti fatti di cronaca hanno dimostrato, perché la nostra struttura sociale è ormai talmente articolata che è praticamente impossibile mascherare atteggiamenti autoritari.

Ed anche il Parlamento ha tutti gli strumenti per controllare a partire dal Copasir che è il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, a suo tempo presieduto da illustri nomi della Sinistra, come Massimo D’Alema e prima di lui da Francesco Rutelli e, dopo il quinquennio di Giacomo Stucchi della Lega Nord, dal 2018 in mano a Lorenzo Guerini, un altro esponente del PD .

Quindi sia nella società civile come nella società politica esistono gli strumenti di controllo, ma purtroppo Antonello Caporale e come lui tanti altri “radical chic” che hanno rovinato a colpi di demagogia la Sinistra, non hanno ancora capito che per sconfiggere l’avversario politico, non bisogna “colpire l’uomo ma confutarne le idee“.

Eppure la lezione che hanno avuto da Berlusconi avrebbe dovuto insegnar loro qualcosa.

Per anni si sono accaniti su Berlusconi per eliminarlo a colpi di “olgettine“, di “bunga bunga“, di risarcimenti miliardari ad ex mogli, incastrandolo, come fatto con Al Capone, sul piano fiscale.

Ma se Al Capone fu rinchiuso ad Alcatraz dal quale ne uscì mal concio prima di morire, Berlusconi, pur spogliato di tutti i suoi titoli, è ancora lì, un po’ ridimensionato, ma sempre uno dei dominus della situazione e, ironia della sorte, oggi è proprio quel che resta del PD a fargli, quasi, quasi, la corte!!!!

E allora, per concludere, caro Antonello Caporale cerchiamo di tenere il dibattito politico sui fatti e di confrontarci sui diversi modelli di società che vorremmo costruire, senza agitare fantasmi e soprattutto senza gettare ombre su chi, come la Polizia di Stato, che, assieme alle altre Forze dell’Ordine, ogni giorno è al servizio del Paese.

Così come recita l’Art. 52 della nostra Costituzione repubblicana!!!!!

Gian Battista Cassulo

NON ABBANDONATE GLI ANIMALI. I LORO OCCHI VI PERSEGUITERANNO PER TUTTA LA VITA!!!!

NON ABBANDONATE GLI ANIMALI. I LORO OCCHI VI PERSEGUITERANNO PER TUTTA LA VITA!!!!

Abbandonare gli animali è un crimine, non solo verso gli animali stessi, lasciati in balia di un truce destino, ma anche per l’incolumità degli automobilisti costretti a brusche frenate o, peggio, a pericolose sterzate!!!!!

E’ quanto è successo alla signora Diana, titolare dell’omonimo bar di Novi Ligure sito in via Paolo Giacometti, che, venendo da Arquata Scrivia, dove abita nella bella frazione di Varinella, un po’ prima di Serrvalle si è trovata davanti al muso della macchina il musino dolce e intenerito di questa cagnolina che era proprio in mezzo alla strada e non sapeva cosa fare.

La signora Diana non ci ha pensato due volte e schiacciato il freno con una inversione a U da ritiro della patente è tornata indietro e, fermato il traffico, ha raccolto questo tesorino che vedete nella foto.

Questa cagnolina ha capito di essere stata salvata, perché per tutto il resto del viaggio sino a Novi non si è più mossa dal grembo della signora Diana e le pulsazioni del suo cuoricino facevano più rumore del motore dell’auto.

Adesso questa cagnolina è ricoverata e ben protetta presso il Bar Diana di Novi Ligure e se qualcuno la volesse adottare, ben venga.

Ma noi speriamo che il proprietario, rivedendola, se la venga a riprendere, perché non si può lasciare al suo destino un animale così dolce come questo!!!!!!!

Gian Battista Cassulo

UNO DEI TANTI CAGNOLINI ABBANDONATI. GUARDATE I LORO OCCHI!!!!!

Perché non adottare il “modello Lega” per il Ponte Morandi?

Perché non adottare il “modello Lega” per il Ponte Morandi?

È ormai passato un anno tondo, tondo da quel tragico 14 agosto 2018, quando il ponte Morandi è collassato trascinando con sé morte, distruzione e stravolgendo l’intero quadro urbanistico di un’intera città come Genova, mettendo in ginocchio l’economia del più grande porto del Mediterraneo e gettando nella crisi le relazioni commerciali di tutto il Nord Italia.

Chi i colpevoli, o meglio il colpevole di tutto questo?

E parlo al singolare di “Colpevole”, perché, più che attuare il solito maxi processo con nugoli di indagati ed eserciti di avocati e periti di parte, sarebbe meglio individuare il colpevole. Uno, uno solo, ovvero chi traeva profitto da quell’opera poi collassata.

E dunque il “colpevole” altro non è che il proprietario (o concessionario) che ha incassato i pedaggi per fare transitare gente e mezzi su quel ponte che, come ancora oggi hanno evidenziato particolari foto scattate da un satellite, era prossimo al crollo.

Qualcuno potrebbe dirmi: perché parli di “proprietario” e non di “Stato”?

La risposta è semplice: perché nell’anno domini 1999 il governo D’Alema privatizza la rete autostradale italiana, che sino a quella data era in mani pubbliche.

Nel 1950 infatti all’interno del gruppo IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale, nato nel 1933 e diventato, nel secondo dopoguerra, una delle più grandi aziende a livello mondiale) fu creata una società (la “Società Autostrade Concessioni e Costruzioni Spa”, che nel 1987 verrà poi quotata in Borsa) per costruire e gestire la nascente rete autostradale italiana.

Nel 1956, questa Società inizierà i lavori per la realizzazione dell’Autostrada del Sole che verrà inaugurata, dopo soli otto anni di lavoro, nel 1964 e che unirà anche visivamente il Paese tra Nord e Sud.

Possiamo dunque dire che tutte le strade e autostrade costruite in Italia dal 1950 in poi (grazie anche ai fondi del Piano Marshall), siano state realizzate dalla mano pubblica (cioè dallo Stato, cioè da tutti noi), ovvero dall’IRI che, grazie ad una convenzione firmata nel 1956 dalla sua consociata Società Autostrade con ANAS, si occuperà anche della manutenzione.

Ma il vento di Tangentopoli, dal 1992 in poi fa cadere la nostra classe politica in preda alla “febbre delle privatizzazioni” e così, invece di riordinare l’assetto burocratico/organizzativo degli Enti pubblici, si getta via “l’acqua sporca e il bambino”, dismettendo tutto quello che si poteva dismettere, dai treni alle strade, alle telecomunicazioni, agli aerei e forse anche, speriamo di no, alla sanità.

E così al grido “privato è bello” nel 1999, come già detto, il governo D’Alema (ci voleva un ex comunista per scoprire il privato?) privatizza le autostrade che cadono in mano ad una cordata capitanata da un imprenditore di grido, che per la modesta cifra di 5 mila miliardi di lire (non si poteva almeno aspettare l’avvio dell’Euro?), diventa il dominus della rete autostradale italiana.

Ed ora, negli anni in cui si sta andando su Marte, ironia della sorte siamo ritornati al Medioevo, quando per passare su un ponte dovevi pagare il dazio al feudatario della zona!!!!!

Ma se almeno i feudatari i un tempo proteggevano le loro popolazioni, questi nuovi nobili della sorte dei loro sudditi sembra che poco se ne importino, perché da quello che sta emergendo, sul Morandi ci hanno fatto transitare carichi che ai tempi della sua progettazione nemmeno si pensava potessero esistere e la manutenzione, almeno da quanto appare dai vari servizi giornalistici, lasciava alquanto desiderare.

Di chi dunque la colpa? Il nome non lo dico, nemmeno sotto tortura, perché fare certi nomi ormai qui in Italia è diventato pericoloso.

Mi limiterò a dire semplicemente “il proprietario della struttura” o meglio lo chiamerò “Iddu”.

Dovrebbe essere la Magistratura ad avere questo coraggio che io non ho, ma la magistratura mi sembra che ad oggi vada avanti come un bradipo.

Eppure un modello da seguire ce lo avrebbe. È il modello Lega, tra l’altro attuato proprio dalla Procura di Genova.

Come si legge infatti in un articolo titolato “La vera storia dei 49 milioni della Lega, ecco chi rischia nei vari filoni d’indagine” di Matteo Indice, apparso su Il secolo XIX del 8 luglio 2018, la Procura, a fronte di un mal utilizzo di 500 mila euro e di un azzardato investimento di sette milioni di euro investiti nel settore diamantifero in Tanzania, ha bloccato l’intero patrimonio della Lega Nord per un totale di 49 milioni di euro.

Il Procuratore ha fatto bene perché in tal modo ha tutelato gli interessi di tutti noi cittadini in quanto i 49 milioni di euro provengono da rimborsi elettorali e devono servire al partito per gestire la sua attività politica e non per fare investimenti o sperperarli.

Ma allora perché quello stesso Procuratore non ha pensato di bloccare in via cautelativa l’intero patrimonio di “IDDU” ovvero del “PROPIETARO” (o CONCESSIONARIO) del Ponte Morandi, su cui rifarsi, un domani accertate tutte le responsabilità, per un danno molto, ma molto superiore ai 49 milioni di euro?

Gian Battista Cassulo

Rinnovati i vertici dell’Organizzazione alessandrina: Paolo Viarenghi nuovo direttore “Cia Alessandria”

Rinnovati i vertici dell’Organizzazione alessandrina: Paolo Viarenghi nuovo direttore “Cia Alessandria”

Cambio al vertice di Cia Alessandria: Paolo Viarenghi è il nuovo Direttore provinciale e subentra a Carlo Ricagni.

Nato a Valenza nel 1978, Viarenghi ha avviato la carriera in Cia all’età di soli 19 anni occupandosi del settore fiscale, di cui ha in seguito assunto il coordinamento. Dopo alcuni anni di esperienza in Organizzazione ha maturato competenza in ambito fiscale, legislativo, gestionale; è stato nominato responsabile dell’Ufficio Politiche del Lavoro, quindi si è aggiunta la responsabilità del comparto Fiscale della provincia Cia. Dal 2017 responsabile di Area, quindi Direttore di Area vasta (Alessandria – Casale Monferrato), in venti anni di attività in Cia ha ricoperto ruoli di responsabilità anche nell’Agia – Associazione Giovani Imprenditori Agricoli. Pilota amatore di moto da corsa, coniugato, socio di alcune imprese agricole del territorio, ha grande passione per i trattori e la meccanizzazione agricola.

Il mandato del direttore segue quello quinquennale del Presidente dell’Organizzazione (Gian Piero Ameglio attualmente), rinnovabile.

È mia intenzione confermare il periodo di crescita della nostra Organizzazione, in particolare per i servizi dedicati alle Imprese e per la formazione del personale, sempre più specializzata, in quanto le nostre aziende, in continua evoluzione, richiedono un’assistenza specifica e puntuale. Infine, assumo il testimone da Ricagni, che ringrazio in quanto mi lascia un’Organizzazione in ottima salute e che continuerà il suo impegno in Cia per mantenere la sua professionalità all’interno di Cia”, commenta Viarenghi al suo insediamento.

Sua vice sarà Cinzia Cottali (nella foto in alto con Paolo Viarenghi), finora direttrice di Area vasta (Tortona, Novi Ligure, Acqui Terme, Ovada).

Commenta Carlo Ricagni, direttore uscente: “Il rinnovo dei ruoli apicali Cia Alessandria valorizza la figura di professionisti che, seppur di lunga esperienza all’interno dell’Organizzazione, compongono un organico giovane di età. Queste professionalità sono cresciute all’interno dell’Organizzazione e hanno grandi stimoli per affrontare le sfide che attendono il mondo agricolo. Sono certo che a questo primo importante successo, per Paolo e Cinzia, seguirà una carriera piena di soddisfazioni”.

Genny Notarianni

Nella Foto da sinistra: Carlo Recagni, Gian Paolo Ameglio, Cinzia Cottali e Paolo Viarenghi

La 24° Festa della Padania a Capriata d’Orba

La 24° Festa della Padania a Capriata d’Orba

Le feste di partito se non ci fossero bisognerebbe inventarle, perché le feste di partito rappresentano visivamente l’anima del partito stesso.

Lo si vede all’opera, si vedono i suoi militanti, si respira, alle feste di partito, un’aria di appartenenza che non ha uguali in nessun altro momento della vita degli stessi partiti.

E la cosa vale non solo come nel caso di questo filmato per la Lega, ma anche, come avveniva un tempo, con le feste dell’Avanti per i socialisti, dell’Amicizia per i democristiani e come resiste ancora la Festa dell’Unità per gli eredi del vecchio PCI.

E alle feste di partito c’è posto per tutto: per il mangiare, per ballare, ma anche per la cultura e per discutere e incontrare i propri rappresentanti eletti nella varie assemblee.

Come appunto è capitato qui a Capriata nella serata conclusiva della Festa dove, da tutto il Piemonte, sono giunti i Consiglieri regionali eletti nelle liste della Lega, per incontrare il loro popolo.

A noi altro non ci rimane che fare i complimenti agli organizzatori, in primo luogo a Daniele Poggio e Paolo Giovine che da ventiquattro anni portano avanti questa iniziativa!!!!

Gian Battista Cassulo

I forti segni del passato sul territorio: la colonia montana di Monte Maggio

I forti segni del passato sul territorio: la colonia montana di Monte Maggio

Se si alza la testa e si ci guarda intorno in direzione delle colline, da buona parte dell’alta valle Scrivia è possibile vedere una struttura bianca dal singolare tetto spiovente posta quasi sulla sommità del Monte Maggio nel comune di Savignone (GE).

Si tratta dell’ex colonia montana risalente all’epoca fascista, progettata dall’ingegnere Camillo Nardi Greco e realizzata in soli quindici mesi tra il 1933 e il ’34.

Quest’edificio era in grado di ospitare fino a 450 bambine, inquadrate nell’allora organizzazione delle Piccole Italiane ed era usata principalmente nel periodo estivo come luogo di elioterapia (la colonia è posta a circa 800 mt s.l.m) e di escursioni attraverso il parco naturale dell’Antola di cui il Monte Maggio fa parte.

Le giovani sostavano nell’edificio per circa tre mesi seguite da insegnanti che, seguendo il piano politico dell’organizzazione, seguitavano ad indottrinarle e a sensibilizzarle sui temi cari al fascismo.

Nella notevole struttura trovavano anche posto figure per la manutenzione, per il refettorio e la lavanderia.

Avuto il suo periodo di gloria però, allo sfaldarsi dell’impero, l’edificio venne utilizzato per alcuni anni dall’azienda Ansaldo S.p.A di Genova come colonia per i figli dei dipendenti ma in seguito venne pian piano abbandonata.

Si sa, i tempi cambiano e le vacanze in colonia evocano un periodo storico ormai lontano, insieme ad un’antica povertà che gli italiani di oggi preferiscono dimenticare.

E così, quando si arriva con la propria auto nel grande piazzale antistante l’isolata struttura, a veder la grande scritta “colonia”, gli infissi rotti, i colpi di vernice a bomboletta dei vandali adiacenti alla grande ombra sul muro dell’aquila simbolo di regime e alla carta geografica disegnata sulla facciata laterale dettagliante i confini dell’allora impero (sono ancora distinguibili le colonie libiche, etiopi e somale) sembra di ritrovarsi in un “non luogo” in cui il tempo assume una diversa connotazione.

La struttura delle colonie di Monte Maggio non merita di trovarsi in questa condizione di abbandono” ci riporta il cordiale neo sindaco del comune di Savignone, Mauro TamagnoMa il problema come sempre sono i fondi. La grandezza della struttura e la sua posizione fino ad ora hanno impedito a tutte le amministrazioni dagli anni ’90 in poi di poterla sistemare e renderla operativa per qualche scopo. Non è per nulla facile nemmeno trovare un imprenditore che abbia il desiderio di farne qualcosa, con cui il comune sarebbe molto disponibile a parlare – ci dice il sindaco,mostrando le carte dell’immobile – Nonostante tutto noi, con la nostra lista civica, continueremo ad occuparcene. Abbiamo già preso contatti con l’amministrazione provinciale e regionale ed abbiamo avuto ascolto. Siamo fiduciosi di riuscire a trovare una soluzione, come siamo riusciti in parte già a trovare con la foresteria delle adiacenti colonie di Renesso”.

Concludendo, il primo cittadino di Savignone esprime l’opinione che l’idea della riconversione a struttura alberghiera sembra la più fattibile.

A noi non resta che fargli i nostri migliori auguri nella speranza che questo singolare immobile possa diventare utile un giorno alla comunità e non solo meta di peregrinaggio per vandali.

Fausto Cavo