Il “coronavirus” non solo colpisce la salute dell’uomo, ma mette a nudo la fragilità del nostro sistema politico

Tra le numerose lettere che, in questi giorni di emergenza sociale e sanitaria, giungono in redazione, e alle quali, sia pure nell’ambito dei nostri limitati mezzi, abbiamo dato voce, oggi ci è giunta questa che qui di seguito pubblichiamo e che ci è stata inviata dalla sezione di Genova Quezzi di “Potere al Popolo”.

È una lettera che, al di là della lodevole iniziativa sociale volta a sostenere le famiglie in difficoltà, che rispecchia lo spirito delle Società di Mutuo Soccorso di mazziniana memoria, ha un valore politico perché, giustamente, pone l’indice sull’inadeguatezza della nostra classe politica ad affrontare un’emergenza che effettivamente è epocale, ma che di fronte ad essa lo Stato si è dimostrato colto completamente impreparato.

Da un lato infatti abbiamo assistito all’abnegazione del personale sanitario di ogni ordine e grado, all’impegno del mondo del volontariato, alla presenza costante delle Forze dell’Ordine che si sono prodigate anche a portare generi di prima necessità nelle località più sperdute, ma dall’altra, dalla parte del mondo della politica abbiamo visto una serie di scene sulle quali forse sarebbe meglio stendere un velo pietoso.

Annunci su annunci, decreti su decreti, provvedimenti per sostenere imprese, attività produttive e partite IVA, milioni di euro annunciati, per poi vedere solo alcune briciole oppure per ritrovarsi di fronte al muro della burocrazia delle banche che, nonostante le annunciate garanzie statali per i prestiti a sostegno delle imprese, chiedono anche garanzie personali!!!!

Nel frattempo si continua a morire a colpi di una media di 500 persone al giorno, e abbiamo visto file di camion militari portare le bare ai vari forni crematori senza la possibilità per parenti e amici di porgere e l’ultimo saluto al caro estinto, e ai quali, per giunta, arriva anche il conto delle esequie.

Ma se questa è una guerra, come ha detto anche il presidente della Repubblica, allora questi morti non sono forse dei caduti in guerra? E a loro forse non competerebbero i funerali di Stato?

Questo sì che sarebbe, da un lato, un riconoscimento ad una persona che scompare travolta da una pandemia della quale non ne ha nessuna colpa, e, dall’altro, un aiuto veramente concreto t alle famiglie.

Invece assistiamo ad una spettacolarizzazione di questo dramma, con un trasferimento continuo delle responsabilità che dovrebbero essere del mondo della politica al mondo degli esperti.

Mai come in questo periodo si è visto un accavallarsi di nomine di commissioni su commissioni con esperti che dovrebbero prendere decisioni che invece spetterebbero a chi siede in Parlamento e al Governo.

E tutto questo avviene tra il tripudio di un certo giornalismo di regime, “oggi sono morte solo 540 persone, cinquanta in meno di ieri!!!!”, dice il commentatore di turno tutto impegnato ad accattivarsi una benevola approvazione dall’alto, salvo poi aggiungere, consapevole di aver detto una castroneria, con voce greve” Certo però che 540 è ancora un numero enorme!!!”.

Se il nostro Paese riuscirà a tirarsi fuori da questa emergenza, il merito sarà solo della gente comune, di quei sindaci dei piccoli paesi e delle medie realtà che si sono dati da fare con i mezzi a loro disposizione, ma in primo luogo di chi negli ospedali ha dato e sta dando l’anima per salvare più persone possibile!!!!

Alla base insomma, un po’ come la storia di tutti noi ci ricorda.

Gian Battista Cassulo

ECCO LA LETTERA GIUNTA IN REDAZIONE DA “POTERE AL POPOLO”

PARTE LA SOLIDARIETÀ ATTIVA DI POTERE AL POPOLO

Da ieri mattina gli attivisti e i volontari di Potere al Popolo sono impegnati nella distribuzione dei pacchi alimentari a favore delle famiglie in difficoltà, quelle colpite maggiormente da questa crisi. Un gesto di solidarietà concreta che non ha nulla a che vedere con le “passerelle” per i voti o le sparate mediatiche, ma che vuole rimettere in moto la costruzione di una comunità solidale.

Le famiglie e le singole persone che stiamo aiutando sono state tutte escluse dai buoni spesa del Comune, o comunque non hanno avuto i mezzi e le informazioni necessarie per richiederli.

Alcuni di loro erano già stati sostenuti dal nostro sportello lavoro per cause legali, o dal numero del “telefono rosso” arrivato proprio per affrontare questa emergenza, altri raggiunti attraverso la rete di contatti di associazioni.

La nostra esperienza mutualistica continua ad andare avanti, e serve per portare alla luce un mondo che spesso non viene rappresentato. Un mondo fatto di persone senza reddito, con figli a carico, in cassa integrazione ma a basso salario o percettori del famoso reddito di cittadinanza che ovviamente non consente di campare.

Nella città di Genova nel corso degli anni le diseguaglianze sono sempre più aumentate, 120mila persone vivono con un reddito non superiore ai 10mila euro annui, gli interventi sociali a favore delle fasce più deboli non sono sufficienti e la vicenda dei buoni spesa lo sta dimostrando. 

Serve un cambio di passo, serve una politica di rottura, dall’inizio dell’epidemia sosteniamo la necessità di introdurre un Reddito di Emergenza ben più esteso rispetto a quello promosso dal governo, una tassa patrimoniale per finanziarlo e favorire il welfare, ma soprattutto l’abolizione del patto di stabilità interno che blocca la spesa dei comuni e non consente misure rivolte alle fasce popolari.

Dentro questa crisi ripetiamo che serve invertire la rotta, basta austerità e vincoli di bilancio!

Potere al Popolo – Genova

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