LA STRETTOIA DEL GNOCCHETTO, OVVERO LA’ DOVE L’INGORGO È ASSICURATO

Invitati dal “Coordinamento iniziative frazione Gnocchetto” ci siamo oggi recati a Gnocchetto frazione di Ovada e che dista circa otto chilometri dal concentrico cittadino, per incontrare il sig. Pastorino, anima del Coordinamento, e prendere accordi per un’intervista a tutto campo che il nostro corrispondente per la Valle Stura, Luca Serlenga, raccoglierà quanto prima.

Anticipiamo che in questa intervista si parlerà dell’invivibile situazione nella quale si è venuta a trovare questa frazione martoriata non solo dal rumore della sovrastante autostrada, ma anche dal traffico ordinario ora ancor più gravato, nelle ore notturne, da quello di mezzi pesanti che non possono più transitare sulla A/26 chiusa di notte per lavori di straordinaria manutenzione a viadotti e gallerie.

A tutto ciò si sono aggiunti proprio ora i disagi provocati da numerosi smottamenti e da una grossa frana che di fatto a ridotto ad una sola corsia un tratto della Strada del Turchino che attraversa Gnocchetto.

Questa frana, forse perché non segnalata a dovere, diventa una trappola per i TIR che nottetempo circolano, anche se non dovrebbero, su questo tratto di strada per via della chiusura notturna della A/26, come detto prima.

Nella notte tra il 9 e il 10 giugno qui c’è stato l’inferno, che ha provocato l’indignazione degli abitanti della zona i quali, attraverso il loro “Coordinamento” si sono rivolti alle Autorità con una vibrante lettera di protesta, inviata anche a tutti i mezzi di comunicazione locale e nazionale.

È triste vedere come oggi si sia ridotta questa località prigioniera delle grandi opere, che ha avuto tempi migliori e un passato storica di grande rispetto, con l’insediamento nel 1854 del Cotonificio Oliva, che dava lavoro a ben 200/250 maestranze e il borgo era abitato da più di 800 persone.

Poi la costruzione dell’Autostrada dei Trafori, la A/26, con gli sventramenti di intere colline, inaugurata nel 1977 e la crisi degli opifici, la cui produzione iniziava a spostarsi all’estero dove la mano d’opera era più conveniente al grande capitale, portò inevitabilmente nel 1978 alla chiusura del Cotonificio Oliva e da lì il triste declino di questa località al centro di tre comuni: Ovada, Belforte e Rossiglione.

Metà ligure, metà piemontese.

Gian Battista Cassulo

LA STRETTOIA DEL GNOCCHETTO, OVVERO LA’ DOVE L’INGORGO È ASSICURATOInvitati dal “Coordinamento iniziative frazione Gnocchetto” ci siamo oggi recati a Gnocchetto frazione di Ovada e che dista circa otto chilometri dal concentrico cittadino, per incontrare il sig. Pastorino, anima del Coordinamento, e prendere accordi per un’intervista a tutto campo che il nostro corrispondente per la Valle Stura, Luca Serlenga, raccoglierà quanto prima.Anticipiamo che in questa intervista si parlerà dell’invivibile situazione nella quale si è venuta a trovare questa frazione martoriata non solo dal rumore della sovrastante autostrada, ma anche dal traffico ordinario ora ancor più gravato, nelle ore notturne, da quello di mezzi pesanti che non possono più transitare sulla A/26 chiusa di notte per lavori di straordinaria manutenzione a viadotti e gallerie.A tutto ciò si sono aggiunti proprio ora i disagi provocati da numerosi smottamenti e da una grossa frana che di fatto a ridotto ad una sola corsia un tratto della Strada del Turchino che attraversa Gnocchetto.Questa frana, forse perché non segnalata a dovere, diventa una trappola per i TIR che nottetempo circolano, anche se non dovrebbero, su questo tratto di strada per via della chiusura notturna della A/26, come detto prima.Nella notte tra il 9 e il 10 giugno qui c’è stato l’inferno, che ha provocato l’indignazione degli abitanti della zona i quali, attraverso il loro “Coordinamento” si sono rivolti alle Autorità con una vibrante lettera di protesta, inviata anche a tutti i mezzi di comunicazione locale e nazionale.È triste vedere come oggi si sia ridotta questa località prigioniera delle grandi opere, che ha avuto tempi migliori e un passato storica di grande rispetto, con l’insediamento nel 1854 del Cotonificio Oliva, che dava lavoro a ben 200/250 maestranze e il borgo era abitato da più di 800 persone.Poi la costruzione dell’Autostrada dei Trafori, la A/26, con gli sventramenti di intere colline, inaugurata nel 1977 e la crisi degli opifici, la cui produzione iniziava a spostarsi all’estero dove la mano d’opera era più conveniente al grande capitale, portò inevitabilmente nel 1978 alla chiusura del Cotonificio Oliva e da lì il triste declino di questa località al centro di tre comuni: Ovada, Belforte e Rossiglione.Metà ligure, metà piemontese.Gian Battista Cassulo

Pubblicato da Gian Battista Cassulo su Mercoledì 10 giugno 2020

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