Altre prese di posizione a favore delle linee ferroviarie sospese

Più volte abbiamo parlato, in questa testata, della annosa e controversa questione delle linee ferroviarie minori del Piemonte, il cui esercizio è stato sospeso per discutibilissima decisione di precedenti giunte regionali (in particolare la giunta Cota nel 2012). Registriamo sul punto una nuova iniziativa: la campagna #futurosospeso è realizzata da AFP-Associazione Ferrovie Piemonte, Co.M.I.S. (Coordinamento per la Mobilità Integrata e Sostenibile) dl Piemonte. Con adesione anche di altre associazioni: Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, Amici in bici, Forum Salviamo il Paesaggio, Fridays for future Piemonte, Italia Nostra, Lipu, Pro Natura Piemonte, Tratto X Tratto, e Treno Vivo – Comitato Val Pellice.

Le linee di cui si auspica la riapertura all’esercizio del trasporto passeggeri sono riportate nel riquadro sotto. Insieme, sommano ben 500 km di ferrovia, che potrebbero fornire un servizio molto più ecologico e sicuro, rispetto al traffico automobilistico, per residenti e turisti. A discapito dell’ostilità che continua a manifestare l’attuale giunta del presidente Cirio e dell’assessore Gabusi (che vogliono privilegiare il più inquinante trasporto su gomma).

A esse vorremmo anche aggiungere, per la vicina Valle d’Aosta, la bellissima linea Aosta – Prè San Didier.

Riportiamo anche il comunicato congiunto emesso da Co.M.I.S., Forum Salviamo il Paesaggio e Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta:

Recentemente l’Assessore regionale ai Trasporti Marco Gabusi, in occasione di vari incontri pubblici e interviste, è tornato a illustrare gli orientamenti della sua amministrazione in merito al futuro delle linee ferroviarie locali e all’idea di avviare un primo esperimento “pilota” sulla tratta Asti-Chivasso, i cui binari vorrebbe fossero ricoperti da pannelli di gomma per trasformarla in pista ciclabile.

Si tratta di una scelta politica molto forte che non trova d’accordo né le nostre organizzazioni né gran parte dei cittadini di questo territorio e del Piemonte intero e pertanto vogliamo, per l’ennesima volta, richiamare l’attenzione su alcuni sintetici motivi indispensabili per avviare una corretta discussione. Premettiamo che non abbiamo alcuna “nostalgia” del passato e riteniamo che la mobilità odierna (e, soprattutto, quella futura) debba essere considerata il principale strumento di autentica “resilienza” per le nostre comunità, tanto che le recenti linee suggerite dall’Unione Europea con il suo Green Deal definiscono una nuova strategia per la crescita di un’economia continentale moderna, efficiente sotto il profilo delle risorse, competitiva e tesa a contrastare i cambiamenti climatici e il degrado ambientale comprendendo primariamente proprio la necessità di introdurre forme di trasporto privato e pubblico più pulite, più economiche e più sane.

Da tale orientamento sta prendendo forma il PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza o Recovery Fund nazionale) ed è logico e conseguente immaginare che nei prossimi mesi e anni il trasporto ferroviario (di persone e anche di merci) sarà oggetto di cospicui sostegni finanziari. E’ dunque questo il momento di cogliere l’occasione per immaginare la mobilità del Piemonte e la rete ferroviaria dovrebbe e potrebbe essere il perno basilare di questa nuova visione, che avrebbe tutte le carte in regola per accedere ai contributi.
Non è questa la prospettiva dell’Assessore Gabusi, purtroppo, e ribadiamo che a nostro parere siamo di fronte a una precisa scelta politica che rischia di allontanare la vera sostenibilità dai nostri territori, in aperto contrasto con le linee europee. Le tratte locali sospese (e non dismesse, come continua a ripetere, erroneamente, l’Assessore) rappresentano una ricchezza per tutti i nostri territori: andrebbero ripristinate, dotate di orari cadenzati attrattivi, integrate con il resto del trasporto pubblico e “usate” come strumento per ridurre la mobilità veicolare individuale in ingresso nelle principali città, afflitte oggi da gravissimi problemi (sanitari) legati all’inquinamento atmosferico e alla conseguente crescita delle morti premature.

Che utilità avrebbe nel contrastare l’emergenza ambientale la loro sostituzione con una pista ciclabile artificiale per fini meramente turistici? La risposta è per noi elementare: zero.
D’altra parte fino ad oggi non si è ascoltata la voce della cittadinanza (nonostante le tante petizioni, i Protocolli d’Intesa siglati e disattesi, i dati sul flusso pendolare di tratte ferroviarie sospese malgrado registrassero numeri ben più che sufficienti per coprirne i costi di gestione, come per l’Asti-Alba) e gli stessi Sindaci del nord astigiano non paiono così granitici nell’appoggiare le miopi visioni della Regione: recentemente il Sindaco di Cocconato, Umberto Fasoglio, sottolineava che “La pista ciclabile è sicuramente un’opportunità economica di ricaduta territoriale e turistica, ma ci stiamo aprendo ad alternative parallele. La mobilità su rotaia va rivalutata, ma non dimentichiamo che oggi i fondi europei da erogare puntano anche sull’ecosostenibilità”.

Sarebbe utile iniziare a considerare i fondi per il trasporto pubblico locale non più soltanto come un mero costo ma come un investimento che sicuramente, in un orizzonte temporale di medio/lungo periodo, restituirebbe ritorni molto soddisfacenti soprattutto dal comparto ferroviario, che tra l’altro risulta vincente su tutti gli altri vettori in termini di costi esterni, come inquinamento – sanità – sinistri stradali, che a torto non vengono mai considerati in alcun conteggio.

Utilizziamo lo strumento dei bandi regionali per finanziare il censimento delle molte strade di campagna che con un’adeguata manutenzione e una messa in rete servirebbero davvero al transito dei cicloturisti in luoghi panoramici ed attrattivi con la possibilità di accedere al treno nelle stazioni di fondovalle.
Se gli amministratori desiderano degli esempi di gestione virtuosa e di successo, non devono guardare troppo lontano, basterebbe prendere ad esempio la Valle Venosta dove una tratta a trazione diesel, dismessa dalle Ferrovie dello Stato negli anni ’90 del secolo scorso, venne acquisita dalla provincia di Bolzano che la riattivò e con un servizio ben organizzato, con possibilità di caricare le bici al seguito, è passata da un milione di passeggeri del primo esercizio agli oltre tre dell’ultimo, tant’è che si sta provvedendo alla elettrificazione in quanto il volume di traffico non è più gestibile con la locomozione a gasolio.
Questo è il momento di progettare, di agire anche con coraggio. Non facciamoci trovare impreparati al futuro che deve essere necessariamente diverso dal passato, più sostenibile per la salute e lo stile di vita delle persone e rispettoso dell’ambiente.

Ribadiamo la nostra disponibilità al confronto e alla collaborazione con progetti non visionari ma concreti, a beneficio di tutti.

Per la cronaca, va aggiunto che sono, purtroppo, diversi i sindaci di paesi attraversati dalle tratte ferroviarie che si sono espressi a favore di una conversione del sedime ferroviario in pista ciclabile. Strutture che potrebbero essere benissimo realizzate in strade di campagna adiacenti, senza rovinare del tutto una risorsa che fu creata in tempi passati con decisioni di amministratori molto più lungimiranti degli attuali. Trascurando pure che i costi di manutenzione di queste eventuali piste ricadrebbero poi sulle rispettive amministrazioni, invece che sul gestore della rete ferroviaria. Ed è anche molto contestabile che la Regione Piemonte abbia destinato finanziamenti, invece che al ripristino dell’esercizio ferroviario, a studi di fattibilità sulla possibilità di effettuare queste trasformazioni, con grande spreco di denaro pubblico.

Stefano Rivara

One Reply to “Altre prese di posizione a favore delle linee ferroviarie sospese”

  1. I “nuovi barbari” nel 1952 decretarono la fine della linea ferroviaria a “Ovada – Novi”, impropriamente detta Tramvia perché non era a scartamento ridotto, ma a scartamento normale. Con mano indegna, guidati da una mentalità per nulla lungimirante, i “nuovi barbari” tolsero i binari ed oggi, con la crisi del sistema autostradale e il progressivo ritiro dello Stato dalla gestione delle vie di comunicazione, l’ovadese si sente prigioniero nei suoi ristretti confini locali. Ovvero è tagliato irrimediabilmente fuori dai normali flussi dei traffici e commerciali. L’ovadese oggi sconta le decisioni politiche dei “nuovi barbari” del 1952. Gian Battista Cassulo

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