COME UN ACROBATA……

Su “Il Secolo XIX” di oggi (mercoledì 30 giugno 2021) si legge in prima pagina che a Genova il capo della locale Procura della Repubblica, Francesco Cozzi, va in pensione e si legge che ci va “senza gioia, né tristezza”, sottolineando che continuerà: “anche da estraneo a seguire come un cane da guardia la regolarità del processo sul Morandi

Da ignorante in fuori quale sono io, penso però che il Procuratore avrà il suo bel da fare a seguire da pensionato questo iter giudiziario, che molto probabilmente si svolgerà sotto gli occhi delle varie TV che certo non si faranno mancare la ghiotta occasione di un processo che definirlo “mediatico” è poca cosa. Infatti, con una pletora di ben 59 indagati, che senz’altro avranno al seguito uno stuolo di avvocati, di periti e di contro periti non ci si potrà aspettare nient’altro che questo: tempi lunghi, rinvii, faldoni di carte, interminabili requisitorie e su tutto l’ombra della prescrizione.

Forse la pensione del Procuratore avrebbe potuto essere meno impegnata sotto questo aspetto se solo il Procuratore stesso, invece di metterci tre anni a fare inchieste su tutto e su tutti, avesse inviato, al posto dei 59, un SOLO avviso di garanzia all’azionista di riferimento di Società Autostrade (non so chi sia perché il suo nome non è mai apparso nelle varie inchieste), sequestrandone a scopo cautelativo il patrimonio.

Perché se nella vicenda nel Morandi vi è un colpevole, a mio modo di vedere sia pure nella mia profonda ignoranza giuridica, il colpevole è chi in tutti questi anni ha guadagnato sui pedaggi imponendo ai suoi manager obiettivi e dividendi sempre più alti e che pertanto: “non poteva non sapere” delle condizioni nelle quali si trovavano e si trovano le infrastrutture dalle quali traeva lucro.

Perché dunque il Procuratore non lo ha fatto, ma, per usare una sua definizione, muovendosi come un acrobata l’ha tirata tanto alla lunga dal 14 agosto 2018 sino ad oggi?

Il Procuratore dice di sentirsi legato all’idea di quel repubblicanesimo che trova le sue radici in “Giustizia e Libertà”?

Bene. Anch’io sono legato a quell’idea di repubblicanesimo, ma il mio motto è “Capitale e lavoro nelle stesse mani”, ben lontano dunque da chi ha causato il crollo del Morandi, ovvero da chi ragionando in termini di azionariato (ovvero di pura economia finanziaria), ha, con la connivenza dei propri manager e con l’occhio benevolo degli apparati politico/amministrativi statali, “privatizzato gli utili e socializzato le perdite”.

Gian Battista Cassulo

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