A TU PER TU CON VIVIANA MACCARINI, AUTRICE DE “L’ESTATE CHE HO DENTRO”

Il nostro Andrea Macciò ha intervistato in esclusiva Viviana Maccarini. Ecco quanto ha raccolto dalla viva voce dell’autrice de “L’estate che ho dentro”

La storia che racconti è molto particolare. C’è un’ispirazione autobiografica nel personaggio di Nina e in quello che le accade?

Nel personaggio di Nina, c’è molto di me. Di fronte a una tragedia come quella di Nina, ci sono diverse reazioni possibili: cercare di scappare, affrontare, arrabbiarsi. Nina le affronta tutte e tre, fino a trovare il suo riscatto dopo aver cercato di sparire. Anche l’anno scorso ho avuto un incidente stradale come Nina, in autostrada. Mi ha segnato molto, come lei, quando l’auto si è “inversata”, ho pensato come lei: “Ok, va beh, ci siamo”. Ho avuto il pensiero, lucido, della morte.

Il libro tratta un altro tema di grande attualità: il rapporto degli adolescenti, e in particolare delle ragazze, con il proprio corpo…

Il punto è che il rapporto delle ragazze con la bellezza non è facile. O non rispetti i canoni, o, se li rispetti, ti senti quasi in colpa, come se la tua fosse una fortuna non meritata. Come se ogni conquista sociale o professionale di una ragazza bella, fosse dovuta solo al suo aspetto fisico. Io per esempio, sono molto timida, ho sempre cercato negli ultimi anni di sembrare più intelligente che bella. Alle medie, invece, non mi sentivo affatto bella. Nel libro, Nina non ha un buon rapporto con il proprio corpo. Per il confronto con la madre bellissima, quasi un fantasma. Per le ragazze, il rapporto e l’accettazione del proprio aspetto fisico sono centrali.

Un altro tema di grande attualità è il rapporto fra giovani e social. Spesso demonizzati, i social sono per Nina occasione di riscatto….

Io ho sempre cercato di parlare dei social senza condannarli, e senza osannarli. Sono uno strumento complesso. Nina riesce a riscattarsi attraverso tutti i social, quando ha il viso sfigurato e ricoperto di cicatrici. Certamente lei ha molti riscontri positivi, ma anche negativi, con haters che attaccano direttamente lei. I social possono avere usi diversi. È necessario educare i ragazzi all’uso di questo strumento che non è da prendere alla leggera. Questa differenza fra le diverse possibilità d’uso non è percepita. E poi c’è il fenomeno della depressione da social, quando vedi tutte persone che fanno cose bellissime e stanno apparentemente bene, e tu non fai niente. In realtà è una distorsione.

Per quale motivo hai scelto l’ambientazione a Volpedo?

Volpedo è vicino a Voghera, 15 minuti di macchina. Molto affascinante, Volpedo è come un paese fuori dal tempo. Se fai una passeggiata in centro, dove non passano macchine, non capisci in che epoca sei. Molto affascinante anche il percorso tra le opere di Pellizza da Volpedo. Ho scelto Pellizza, perché costruiva un contrasto, rappresentava la realtà così come è, molto distante dal mondo filtrato di Instagram. Nina, a differenza mia, nasce a Milano e trova riscatto e cambiamento in provincia. La provincia d’estate, la natura rigogliosa, le colline, le persone del posto. A pochi km da Milano hanno una versione diversa.

Gli eventi degli ultimi anni (terrorismo, pandemie, lockdown, inquinamento, cambiamento climatico) hanno messo in crisi il modello della metropoli pigliatutto. Tu che ne pensi?

A me Milano piace, è una città viva, con tante possibilità, oggi è diventata una bolla, ci sono le possibilità, ma non le riesci a sfruttare. Nel lockdown, qua, più che altrove, si è sentita la mancanza dell’aria, della luce, persino di un terrazzo. Oggi vedo che la provincia si sta finalmente ripopolando. Il lockdown, con tutta la sofferenza e il dolore che ha causato, spero almeno ci abbia insegnato ad apprezzare il contatto con la natura, che oggi abbiamo un po’ perso.

                                                 Andrea Macciò

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