L’affaire Pernigotti: coro di voci della politica locale su impegno fermo delle istituzioni

Lunedì 21 alle ore 21.00 al Museo dei Campionissimi di Novi Ligure si è svolto il  consiglio comunale della città con un pubblico numeroso e particolare: molti infatti erano lavoratori della storica azienda dolciaria Pernigotti.

Hanno deciso di essere presenti alla discussione accesa che si è sviluppata a riguardo della drammatica situazione di stallo in cui l’azienda si trova, dopo le tante promesse della proprietà turca mai mantenute e un non serio impegno da parte delle istituzioni centrali a riguardo. Con un incontro al MISE (Ministero dello sviluppo economico) dell’autunno 2021 la proprietà aveva fatto sapere che si stava conducendo una trattativa d’acquisto con un fondo di investimenti che faceva capo alla leggendaria banca d’affari statunitense JP Morgan creando una grande aspettativa nei dipendenti che avrebbero dovuto venire a conoscenza dei dettagli  a Gennaio di quest’anno attraverso un altro incontro. Salvo poi scoprire con forte rammarico che l’incontro non era nemmeno stato calendarizzato e dei i fratelli Toksoz (i proprietari) e di banche statunitensi nemmeno l’ombra.

La paura più grande è stata denunciata da Piero Frescucci, rappresentante sindacale della UILA-UIL che a nome della RSU unitaria si è fatto carico di spiegare davanti al consiglio comunale quello che potrebbe essere la soluzione finale della Pernigotti: ovvero trascinare l’azienda morente fino al 30 Giugno 2022 e liquidarla, per poter portarsi via il marchio nel paese della proprietà (ovvero in Turchia) rottamando tutto il personale. A supportare questa triste tesi, spiega Frescucci, la non contemplata campagna natalizia 2022 (che ha sempre assicurato all’azienda ampi margini di profitto) e lo “svuotamento” dalle figure chiave (personale dirigente di tutti i comparti e smembramento del settore vendite).

Il dibattito è stato sentito e i rappresentanti della città di Novi si sono tutti rammaricati della situazione ed hanno espresso la vicinanza ai lavoratori e alle famiglie coinvolte.

Cinque sono stati gli interventi dei consiglieri, di entrambe le fazioni politiche: ad aprire la discussione il consigliere Muliere che ha sostenuto l’idea di partecipazione della politica locale alla ricerca un valido acquirente con progetti di sviluppo per il sito produttivo e di fare pressione per convincere la proprietà a cedere ad un’eventuale trattativa di vendita. Tesi sostenuta anche dal consigliere Patelli, ex dipendente dell’azienda, che a gran voce ha dichiarato che la politica dovrebbe “rimboccarsi le maniche” e mettersi in campo al fianco dei lavoratori, simbolo dell’orgoglio e della vocazione operaia della città.

Sono intervenuti anche il consigliere Perocchio, che ha parlato di grandi perdite dell’azienda ma della necessità di smuovere fino alla capitale la politica perché questa aiuti ad uscire da questa situazione di agonia la storica azienda novese.

Parole di vicinanza e sostegno anche dal consigliere Lolaico che ha dichiarato l’impossibilità per il caso Pernigotti di passare inosservato in quanto l’azienda fa parte della storia della città.

Solo il consigliere Saracino, ex dipendente Pernigotti, ha espresso un posto di vista diverso, più fatalista, ricordando come l’azienda sia in crisi da moltissimi anni e che si è sempre fatto poco per salvarla, rilegando il problema ad un atteggiamento ripetuto negli anni sulla questione, precisando comunque la sua vicinanza e il suo rammarico per la situazione.

A concludere il Sindaco Cabella che, ringraziando l’impegno delle organizzazioni sindacali sulla vicenda, ha garantito di spedire una lettera al ministero dello sviluppo economico facendo pervenire la decisione dell’intero consiglio che con voce unanime ha espresso tutto l’attaccamento della città per la storica azienda oltre alla forte preoccupazione per la ricaduta sociale data la crisi occupazionale che si creerebbe con la chiusura dello stabilimento.

Fausto Cavo

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