IL “PENTAPARTITO” DI NOVI LIGURE

Oggi l’emergenza più che “politica” è “culturale” e quanto sta accadendo sia a livello locale, sia a livello nazionale è la conferma

E’ notizia di oggi che a Novi Ligure è caduta la Giunta Cabella e che è stato nominato un Commissario prefettizio, nella persona del Dott. Paolo Ponta, Vice Prefetto Vicario della Provincia di Alessandria, per portare il comune a nuove elezioni che saranno fissate nella prima data utile

Leggendo su “Il Moscone” di Novi Ligure l’articolo a firma di Andrea Vignoli, ben confezionato,  in merito all’odierna caduta della Giunta Cabella, dal 2019 alla guida della città di Novi Ligure, nel quale Vignoli commenta la prematura fine di questa esperienza di governo locale che, con le amministrative del 2019, aveva interrotto il lungo “regno” delle giunte di sinistra in città, mi è venuto alla mente un fatto quasi analogo nella storia di Novi Ligure, quando in città l’egemonia esercitata dal P.C.I. , a far data dall’ultimo conflitto mondiale, venne interrotta tra il 1985 e il 1990 dall’avvento del “Pentapartito” (a quei tempi dominate per l’onda vincente del “craxismo” nel P.S.I. dell’epoca), reso possibile con l’ingresso, per la prima volta nel Consiglio comunale novese, di due Consiglieri eletti nelle liste dell’allora Partito Repubblicano (P.R.I.).

Anche quella innovativa esperienza per Novi Ligure fu sofferta e ricca di scontri, soprattutto in ordine alla gestione del Piano Regolatore Generale e alla nascente Società “onnicomprensiva” Acque Sorgenti Novesi, che poi sarebbe diventata l’attuale ACOS.

I Consiglieri dell’epoca comunque, nonostante le diverse vedute sul futuro di Novi, si ingegnarono, a differenza di quanto accaduto oggi, a mantenere in vita quella legislatura sino alla sua naturale scadenza, senza interrompere il processo amministrativo, in modo tale da permettere agli elettori, al termine dei fatidici cinque anni, di poter fare una valutazione complessiva, premiando o penalizzando con il proprio voto l’operato della Giunta uscente, che a quei tempi era presieduta dal sindaco Mario Angeli (P.S.I.). 

Nel 1990 gli elettori bocciarono il “Pentapartito” e il P.C.I., che di lì a poco sarebbe diventato P.d.S., riprese, come partito di maggioranza relativa, lo “scettro” del comando, riconfermando il socialista Mario Angeli alla guida della città, sostenuto da una Giunta P.C.I. – P.S.I. – P. S.D.I e con l’appoggio esterno dei “Verdi” (nel frattempo entrati in Consiglio) e del P.R.I..

Anche quella si rivelò una maggioranza molto difficile da tenere in piedi perché risicata nei numeri e due Consiglieri comunali, uno del P.R.I e uno dei Verdi, si resero conto, in seguito alla appena conclusa débâcle del “Pentapartito” e alla nascente crisi di partiti storici, nel 1992 messa in luce dalla stagione del “Pool Mani Pulite” di Milano, che il vero problema –  non solo per Novi – nel mondo delle Istituzioni, non era di natura “politica” ma “culturale“.

In tal senso, nell’ultimo Consiglio comunale del quinquennio 1990/1995, per la precisione il 24 gennaio 1995, a fine legislatura, nel salutare il Consiglio comunale, i due Consiglieri lasciarono agli atti del Consiglio un “Manualetto per l’Amministratore locale“, un volume diviso in due parti di 298 pagine, proprio per concorrere, sia pure nel piccolo mondo di una realtà locale, a preparare i futuri Consiglieri comunali all’esercizio consapevole delle loro funzioni. 

La vicenda odierna di Novi, illustrata con rigorosità “storica” da Andrea Vignoli, conferma però che ancora oggi l’emergenza nel mondo delle Istituzioni, sia a livello locale, sia a livello nazionale, più che “politica” è “culturale“. 

Gian Battista Cassulo

Nella foto di copertina il passaggio delle consegne tra il sindaco appena dimesso, Gian Paolo Cabella e il Commissario prefettizio Paolo Ponta. Sotto una foto “storica” del Convegno provinciale del P.R.I. che si tenne a Novi Ligure nel salone dell’Hotel Amedeo nel 1984 (Relatore, On. Guido Martino)

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