UN QUADRETTO STORICO DELL’OLTREGIOGO DEL CINQUECENTO: “Sono persone quiete”…

Le vicende di una famiglia ebrea nella Gavi tra Cinquecento e Seicento

È difficile parlare in generale, della storia degli ebrei nell’Oltregiogo: molte, forse troppe le varianti, di luogo e di tempo. Più facile concentrarsi su una singola vicenda, di una singola famiglia. Come quella dei Nantua, ebrei abitanti a Gavi.

La storia della famiglia Nantua inizia con Alessandro. Documenti del 1550 parlano di lui come medico stimato, ma anche come ebreo e proprietario di un banco di pegni. Di solito, queste caratteristiche portano a sospetto, emarginazione, violenza.  Eppure, il dottore è apprezzato, tanto dai suoi compaesani, quanto dalle autorità.

I primi, nel 1556, si rivolgono ai politici locali per farlo rimanere, nonostante l’ordine di espulsione emesso da Genova, mentre lo stesso Doge della Superba ammette come fornisca ai poveri merce a prezzi inferiori dei colleghi cristiani.

Alessandro ha tre figli, Angelo, Anselmo e Lazzaro. La buona fama della famiglia è rafforzata da una relazione del 1578. Opera del podestà locale, esalta i Nantua come cittadini “Che vivono in una medesima casa e abitano qui con molta soddisfazione della terra e massime dei poveri, sono persone quiete…. prestano a denari sei per libbra il mese e a meno, a persone di Gavi”.

Gli affari dei tre fratelli vanno bene, con l’apertura di nuovi banchi di pegni, a Gavi ed a Voltaggio e più lontano, ad Avigliana e Susa.

Tutto cambia nel 1592. Durante una discussione d’affari, Lazzaro Nantua colpisce il notaio Maida. Uno scontro come tanti, se l’aggressore non fosse un ebreo: questo modifica radicalmente la situazione.

Primo segnale del mutamento, una relazione del podestà al Senato di Genova, che accusa Lazzaro ed i suoi correligionari di vari crimini, dall’estorsione alle offese alla religione cattolica.

Lo stesso anno, Alessandro Nantua, figlio minorenne di Lazzaro, viene ucciso, e lo zio Angelo viene denunciato, seppur falsamente, come stupratore da una donna cristiana. Lazzaro, nel 1593 viene multato ed espulso dal territorio dalle Repubblica.

I problemi dei Nantua non sono finiti: anzi, nel 1594 un arbitrato, dall’imparzialità almeno dubbia, impone loro il pagamento di una somma di denaro. E, tre anni dopo, Angelo Nantua viene ucciso, probabilmente durante una rapina.

La sua morte è un trauma da cui la famiglia non recupera. Nel 1610, forse l’ultimo, decisivo capitolo della vicenda: Lazzaro Nantua viene esentato dal Senato dal pagamento di diverse multe e dall’acquisto del cappello giallo obbligatorio per gli ebrei.

La ragione, uno stato di indigenza totale, suo e dei congiunti.

Matteo Clerici

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