
…ovvero alle origini del disastro: il Piano Regolatore Generale del 1968

Un nostro lettore, Antonello Giambrone, ci ha inviato in redazione una serie di foto scattate nella zona industriale e artigianale che sorge attorno all’ILVA, un tempo la gloriosa Italsider che tanto lavoro aveva dato alla città prima della sua privatizzazione (Romano Prodi – 1992), che testimoniano una situazione di ordinario degrado, da noi giornalisticamente titolato “Erbasson tour”.
Ma come si è potuto arrivare ad una situazione del genere, dove interi spazi di una città come Novi Ligure, un tempo fiorente ed accogliente cittadina, sono caduti in un tale abbandono che di fronte a queste foto non si può negare?
Noi, così come ci è stato insegnato, siamo andati a scartabellare nei vecchi faldoni alla ricerca delle origini di questo scempio che potrebbero trovarsi nel varo del Piano regolatore Generale del 1968 il quale prevedeva, quando già il trend demografico era in caduta libera, un’espansione territoriale per una città per sessantamila abitanti.
Nel corso di questa sia pure stringata e sintetica ricerca abbiamo trovato su “Il Novese” del 22 maggio 1975 a pag. 6, sotto il titolo “Parliamo del PRG”, un articolo a firma di Franco Inverardi nel quale il P.R.G. (Piano Regolatore Generale, adottato nel 1966 e definitivamente approvato nel 1971) in vigore, veniva definito da Inveraldi come “lo strumento fondamentale per uno sviluppo urbanistico ordinato” e, sempre Inverardi, proseguiva sostenendo che questo strumento, a quattro anni dalla sua operatività, si era dimostrato esatto e tempestivo “in mano alla collettività novese per stroncare ogni velleità ai privati”, precisando che, quando si riferiva ai privati, non era nei suoi pensieri la piccola proprietà, ma quella che “si basa sul possesso o sulle possibilità di possesso di grosse aree”.
Purtroppo invece, contrariamente a quanto ipotizzato da Inverardi, furono proprio i grandi possessori di aree agricole trasformate con varie varianti urbanistiche ad approfittarsi, sul piano della speculazione edilizia, delle norme previste da quel P.R.G..
Per capire infatti quali furono quegli esiti, che ancora oggi, come si vede da queste foto, segnano la storia urbanistica della città di Novi Ligure, occorre fare un passo indietro e precisamente agli anni in cui il piano regolatore era in gestazione.
E per la precisione dovremo vedere ciò che accadde a Novi tra il 22 marzo 1961, data in cui Novi Ligure venne inserita in un elenco dei Comuni obbligati a dotarsi, a norma della legge urbanistica n.° 1150 del 17 agosto 1942, di un piano regolatore e il 18 marzo 1971, quando il Consiglio Comunale approvò il “Piano Regolatore Generale” redatto dagli architetti Todros e Mantelli di Torino, precedentemente adottato con delibera consigliare n.° 12 del 14 febbraio 1968 dall’Amministrazione guidata dal sindaco Armando Pagella sostenuto da una maggioranza di sinistra.
Durante i dieci anni che corsero tra il 1961 e il 1971, mentre in Consiglio comunale si discuteva, si potrebbe dire molto lentamente, sul nuovo P.R.G., la città, non protetta da nessuna norma di salvaguardia, fu lasciata in mano alla speculazione e in quegli anni si costruì di tutto e di più (i grandi palazzoni che si vedono svettare attorno al Centro storico e addirittura dentro di esso sorsero proprio in quel lasso di tempo), stravolgendo sia il vecchio tessuto urbanistico, sia il tessuto sociale, per cui quando il nuovo Piano regolatore diventò operativo si trovò di fronte ad una realtà territoriale ormai stravolta.
I contraccolpi e le contraddizioni di quella politica, ostaggio di forti tensioni speculative, vennero messe in luce già alcuni anni dopo quando nel Consiglio comunale del 5 gennaio 1982 un Consigliere comunale evidenziò, dati alla mano, le palesi incongruenze di quel P.R.G. nato vecchio.
In quel Consiglio comunale il Consigliere in questione comparò infatti la Novi del 1971, che con i suoi 32.680 abitanti che si estendeva su 290 ettari, alla Novi del 1981 che, con una popolazione più ridotta pari a 32.200 residenti, si allargava invece su una superficie di 310 ettari.
Il Consigliere evidenziava in tal modo come a fronte quindi di una evidente diminuzione della popolazione (che nel 1991 sarebbe scesa ancora in barba alle ottimistiche previsioni, a quota 30.000), un aumento di superficie urbanizzata pari a 200.000 metri quadrati, portando, come si legge in quel verbale del Consiglio comunale citato, ogni cittadino “a doversi mantenere 96,27 mq. di territorio comunale contro i precedenti 88,70 metri quadrati”.
E in seguito la città si estese ancora a “polpo informe” come ebbe successivamente a dire un altro Consigliere comunale ad inizio anni Novanta!
Se a quei tempi i costi di manutenzione si diluivano nell’allora buco nero del “debito pubblico”, oggi, con le note ristrettezze e con gli aumenti delle tariffe dei servizi urbani, le finanze pubbliche non ce la fanno più a reggere la cura di un territorio urbanizzato sovradimensionato in proporzione alla popolazione residente che di fonte al “partito del mattone” ha dovuto chinare la testa.
Ed oggi i risultati, come mostrano queste foto scattate da Antonello Giambrone, sono sotto gli occhi di tutti, perché diventa sempre più oneroso fare manutenzione!
Gian Battista Cassulo










Ottimo storico fin ai giorni nostri dove e’ sempre
Un piacere leggere informazioni sulla nostra città
Novese! Grazie infinite per la lezione che non la dimenticherò noi NOVESI sia grandi giovani piccini