Una esposizione curata da Monica Poggi su questo fotografo il cui stile si inserisce nella tradizione del fotogiornalismo
È stata inaugurata venerdì 13 giugno 2025 al Centro Camera di Torino una grande mostra retrospettiva, dedicata al fotografo Alfred Eisenstaedt. Autore della famosa immagine V-J Day in Times Square, Eisenstaedt è stato uno dei principali fotografi della rivista “Life”, per la quale ha raccontato il mondo e la sua contemporaneità attraverso uno sguardo divertito e indagatore.
A trent’anni dalla sua morte e a ottanta dalla realizzazione del celebre scatto, l’esposizione curata da Monica Poggi presenta una selezione di 170 immagini, molte delle quali mai esposte, a partire dai primi scatti nella Germania degli anni Trenta, dove realizzò le inquietanti fotografie ai gerarchi nazisti, tra cui quella celeberrima a Joseph Goebbels.
La mostra – la prima in Italia dal 1984 – ripercorre tutto l’arco della sua carriera, passando dalla vita vertiginosa degli Stati Uniti del boom economico, al Giappone post-nucleare, fino alle ultime opere realizzate negli anni Ottanta.
Lo stile di Eisenstaedt si inserisce nella grande tradizione documentaria americana, ma si arricchisce talvolta di visioni poetiche, che richiamano la pittura dell’Ottocento oppure di arguta ironia, costruita tramite scenari stranianti che richiamano gli espedienti dell’arte surrealista europea.
Nella prima sala si documentano gli esordi dell’artista, con la prima fotografia venduta, che ritrae una donna intenta a giocare a tennis, e i ritratti dei protagonisti della politica e del regime nazista come Goebbels, Mussolini e Hitler, dei quali Eisenstadt ha documentato il primo incontro. Se l’approccio del fotografo tedesco è quello del fotogiornalismo, non mancano soprattutto in questa fase della sua carriera lavori di staged photography ispirati alla corrente pittorialista.
Dopo aver lasciato l’Europa nel 1935 a causa dell’antisemitismo crescente (Eisenstaedt era di origini ebraiche) l’autore si trasferisce negli Stati Uniti dove diventa uno dei protagonisti della rivista “Life” che cambierà l’immaginario del giornalismo e della fotografia nel mondo. In questa fase della sua carriera Eisenstaedt modifica il suo stile e a immagini molto studiate e pittoriche si sostituiscono lavori più street, con il “mosso” e il “fuori fuoco” che trasmettono il senso di dinamicità di una società che si muove sempre più rapidamente.
Una sezione è dedicata ai celebri “baci” come quello immortalato nella notissima “V-J-Day in Times Square” un’immagine iconica ripresa anche dalla scultura “Resa incondizionata” di Seward Johnson inaugurata alcuni anni fa nel parkway di San Diego ed esposta anche in Italia nel 2011-2012 sul lungomare di Civitavecchia.
Un’immagine che sembra celebrare l’amore che trionfa sulla guerra, l’esplosione della gioia, della felicità, del ritorno alla vita, grazie all’abilità del fotografo nel cogliere il “momento decisivo” del bacio, uno degli atti più intimi tra due persone, tra il marinaio e l’“infermiera” (Ndr.: vedere foto sopra) che poi si scoprirà essere in realtà un’igienista dentale. E tuttavia, nel 2016 la ragazza protagonista della fotografia affermò di essere stata baciata contro la sua volontà dal marinaio.
Come nel celebre bacio di Doisneau, che si rivelò essere anni dopo un’immagine costruita, con la sensibilità di oggi in queste immagini dei baci che dovrebbero celebrare il ritorno della vita e dell’amore vediamo anche i lati oscuri.
Altre sezioni della mostra sono dedicate al ritorno in Europa, con un interessante lavoro di documentazione sull’Italia del boom economico e al resto del mondo, con lavori a colori incentrati sull’Etiopia e la Cina.
La mostra si chiude con una sezione dedicata alla ritrattistica e ai numerosi personaggi famosi che si sono mostrati di fronte all’obbiettivo dell’artista.
«Quando scatto una fotografia – affermava Alfred Eisenstaedt – cerco di catturare non solo l’immagine di una persona o di un evento, ma anche l’essenza di quel momento».
L’autore
Alfred Eisenstaedt nasce nel 1898 a Dirschau, nella Prussia Occidentale (oggi Polonia), il suo primo approccio con la fotografia avviene durante l’adolescenza, quando uno zio gli regala una Eastman Kodak Nr. 3, che lo accompagna durante tutti gli anni di studio. Alla fine degli anni Venti, inizia a lavorare per l’Associated Press, a cui segue nel 1929 la pubblicazione delle prime immagini sulla rivista tedesca “Berliner Illustrirte Zeitung”. Nel 1935, per fuggire alle leggi razziali, emigra negli Stati Uniti dove l’anno seguente inizia a collaborare con la celebre rivista americana “Life” con cui firmerà alcuni dei suoi servizi più conosciuti. Eisenstaedt muore nel 1995, all’età di novantasette anni, nella casa di villeggiatura sull’amata isola di Martha’s Vineyard.
Andrea Macciò
Nella foto di copertina, Andrea Macciò che ha inviato in redazione il presente reportage









