
Tornare ad Ovada è sempre un piacere perché ha un sapore magico!
Mercoledì 23 luglio 2025, inforcata l’auto “inchiostrifera”, mi sono diretto dopo molto tempo alla volta di Ovada. Non ricordo esattamente l’ultima volta che vi ero stato, ma ritornandoci la mia assenza da questa bella cittadina che sorge alla confluenza dello Stura con l’Orba, quasi uno sposalizio, mi è sembrata un secolo.
Avevo dato, per questa mia rentrée direi “amarcord”, appuntamento all’amico Davide Pietro Boretti, che per “l’inchiostro fresco” cura, direi molto bene, le corrispondenze da tutto l’ovadese.
Punto d’incontro la scalinata della “Trinità dei Monti”, ovvero la scalea che dal piazzale antistante la vecchia stazioncina della mitica tranvia “Novi – Ovada”, purtroppo da una vandalica mano disabilitata nel 1953, porta al Centro storico cittadino. Prima però non ho potuto fare a meno di passare dalla “Pubbliò” per salutare il mio carissimo amico Franco Camera, che per “l’inchiostro fresco” tante cose ha fatto!

E mentre aspettavo Davide, come al solito in ritardo, guardavo quella stazioncina, oggi fortunatamente oggetto di un recupero edilizio, e tra me e me pensavo: “Se ancora ci fosse quel trenino, quanto benessere potrebbe oggi portare a tutto l’ovadese che sta soffrendo l’isolamento per suoi disastrati collegamenti viari e ferroviari ed è soffocato dal traffico!”.
Ma ecco Davide e allora ancora uno sguardo a “là dove l’Orba si beve lo Stura”, per parafrasare il titolo di prezioso volume dell’indimenticabile Sergio Basso, anima del Circolo culturale “Ir Bagiu” di Silvano, e poi via nel cuore di Ovada.

Via Benedetto Cairoli, dove salutiamo la gentile titolare della “Sartoria Maria Carla”, è naturalmente la nostra prima meta, dove vediamo il Teatro Torrielli in stile liberty, ormai chiuso da tempo immemore, e notiamo che molte delle vecchie insegne ormai sono scomparse.


Non ci dimentichiamo però di volgere uno sguardo all’Accademia Urbense, depositaria della storia e della memoria di questi luoghi, che si affaccia sulla caratteristica piazzetta Cereseto, e poi sfociamo, al termine di Via Cairoli, al cospetto dell’imponente facciata in stile barocco della Chiesa di Nostra Signora Assunta, originariamente dedicata a San Bartolomeo, sul cui sagrato nel 2009 portai gli alunni delle scuole primarie per svolgere un seminario en plain air sulle origini delle moderne costituzioni.

Poi due passi per Piazza Garibaldi, finalmente rimessa in ordine, dove portiamo un saluto d’obbligo ai titolari dello studio “Barisone e Malò” che per tanti anni hanno curato la contabilità de “l’inchiostro fresco” e quindi eccoci in Via San Paolo della Croce, ricca di ricordi storici, dove un tempo era aperto lo storico “Albergo Italia”.

Ci soffermiamo davanti alla Civica Scuola di Musica dedicata ad Antonio Rebora, che ha sede nel palazzo secentesco “Rossi-Maineri” e che tanto ha dato e dà alla città e poi ci ritroviamo in Corso Torino, dove a Palazzo Delfino da oltre un secolo vi è la sede municipale e lì una fotografia è d’obbligo. Poco più in là c’è l’Enoteca regionale e facciamo in tempo a salutare i gestori indaffarati nei preparativi per la serata!


Nel camminare sentiamo la necessità di prendere un buon caffè e così ci sediamo nel dehors del Caffè Torino, per una meritata pausa e con Davide mi viene da ricordare quando ad Ovada distribuivamo cinquemila copie de “l’inchiostro fresco”, sentendoci “cittadini del mondo”, perché questo è il sentimento di chi fa un giornale.


E infatti camminando per Ovada, sia pure a distanza di tempo, molti sono i saluti che riceviamo e che veramente ci hanno fatto molto piacere e proprio in Corso Torino incrociamo il vicesindaco, la prof.ssa Sabrina Caneva, che salutiamo con grande cordialità.
Poi una passeggiata lungo l’alberato Corso Martiri della Libertà per andare a trovare Gianni, titolare del “Bar del Corso”, punto strategico per la distribuzione de “l’inchiostro fresco” e dietro il bancone, ancora in bella mostra, Gianni conserva il cappellino giallo che davamo agli alunni, mini redattori de “l’inchiostrino”!

Occhi umidi e saluti affettuosi ma dobbiamo rientrare e quindi ci ritroviamo in Piazza Martiri della Benedicta, dove avevamo posteggiato l’auto “inchiostrifera”.
Tanto ci sarebbe ancora da vedere ad Ovada, che al suo interno conserva veri gioielli, come il Parco Pertini, Villa Gabrieli, il Teatro Splendor, l’Oratorio dell’Annunziata del XVII secolo e tanto altro ancora, ma il tempo è quello che è.
Con questa mia gita ad Ovada, oltre a rituffarmi in un mio passato pieno di soddisfazioni dove le figure di veri amici si sovrappongono a cari ricordi, più che altro mi premeva incontrare Davide per incoraggiarlo a scrivere per “l’inchiostro fresco” le sue corrispondenze su questa cittadina che tra Piemonte e Liguria è un ponte naturale ed è ricca di una tradizione storica che la fa sentire magica!
Gian Battista Cassulo











