Il 13 agosto del 1935 la Valle dell’Orba fu sconvolta da una devastante alluvione
In vista del 90° anniversario quell’evento, che impropriamente viene denominato “crollo della diga di Molare”, vi riproponiamo un’intervista che ci concesse il 9 luglio del 2015 l’indimenticabile Prof. Alessandro Laguzzi in occasione dell’80° anniversario di quel luttuoso evento che stravolse la Valle dell’Orba e che pubblicammo sul numero di Agosto 2015. Eccola qui di seguito a firma di Mattia Nesto.

Ecco l’intervista che il 9 luglio 2015 ci concesse il Prof. Alessandro Laguzzi dell’Accademia Urbense sul disastro della diga di Molare

La pagina de “l’inchiostro fresco” dell’agosto 2015 con l’intervista al prof. Alessandro Laguzzi
13 agosto 1935: il disastro di Molare
Il prossimo 13 agosto saranno passati ottant’anni esatti dal disastro della diga di Molare, ovvero dall’onda anomala che, a causa del franamento di una parete rocciosa nell’invaso, ha fatto sì che le acque “scavallassero” la diga, andando poi a tracimare, con una violenta forza d’urto, per la prospiciente valle dell’Orba, arrivando sino a Capriata d’Orba. All’epoca la centrale era un fiore all’occhiello dell’ingegneria italiana, capace di rifornire di energia l’intera città di Genova. Un evento che marchiò a fuoco le coscienze degli abitanti dell’ovadese e che oggi, a quasi un secolo di distanza, assieme al professor Alessandro Laguzzi, noto storico ed esperto della diga di Molare dell’Accademia Urbense, vogliamo ricordare. “Furono quattro ore di pioggia, dalle cinque alle nove del mattino a provocare tutto. Un evento climatico eccezionale certo ma nessuna delle misure di sicurezza previste funzionò – ci dice il Prof. Alessandro Laguzzi – Infatti le chiuse non poterono essere aperte, visto che, essendo a sifone, visto che erano ostruite dai rami e dai tronchi che si erano accumulati nel letto dell’Orba che non era stato dragato. In più si tentò di aprire la chiusa di profondità, – continua il professor Laguzzi – ma non si fece in tempo a iniziare l’apertura, che tutta la diga vibrò, come se stesse cedendo. A quel punto non si fece più nulla e si lasciò che la storia come le acque prendesse il suo corso”. Domandiamo al docente ovadese se non si fossero pensate ad altre misure di sicurezza: “Era stato pensato una sorta di muraglione, lungo oltre cento metri, per bloccare le eventuali acque in eccesso – risponde pronto Laguzzi – Peccato che venne edificato non come una vera diga, ma come un semplice muro in verticale. Come le acque si abbatterono sulla costruzione, il muro cedette nella parte inferiore, nelle fondamenta per poi essere distrutto e venire trascinato dalla corrente”. Solo in Ovada le acque mieterono oltre cento morti. “Quando ad Ovada si sparse la voce che a Molare qualcosa stava succedendo, un giovane di allora che io ho intervistato in età avanzata – ci racconta il docente – Si precipitò al Borgo di Ovada, dove abitava la sorella con la nipotina, con l’intento di portare quest’ultima in salvo, in alto, dove egli abitava, in località Cappellette. Purtroppo la sorella non volle acconsentire a ciò, giustificando il rifiuto nel fatto che era abituale per gli abitanti del borgo che le acque in eccesso della diga arrivassero a sommergere le cantine ed a lambire i primi piani. Di quella bambina e quella signora non si poté sapere più nulla”. Da allora la diga è ancora in piedi, ad eterno monito di quella tragica mattinata. “Tutte le volte che a Molare e dintorni si inizia anche solo a ragionare intorno ad un riutilizzo della diga – ci dice in conclusione il nostro intervistato – tutti rifiutano con orrore. È una traccia di paura indelebile che ha lasciato nella gente del nostro territorio”.
Mattia Nesto – “l’inchiostro fresco” 9 luglio 2015
LE ALTRE TESTIMONIANZE
Attorno alla “Diga di Molare” molteplici sono state le testimonianze, come ad esempio la proiezione a Rossiglione, nel maggio del 2023 di un docufilm realizzato da Edoardo Nervi nel quale il regista ha ricostruito con precisione gli eventi che portarono il 13 agosto del 1935 al dramma che sconvolse la Valle dell’Orba. E sull’argomento sono stati pubblicati libri come quello di Diego Sciutto titolato “Il crollo della diga di Molare” edito Anteprima.
Noi stessi de “l’inchiostro fresco”, nel 2017 pubblicammo un interessante reportage di Davide e Luca Serlenga sulle attuali condizioni in cui versa la diga che si erge spettrale tra la boscaglia quasi come monito a futura memoria.
LE ODIERNE INIZIATIVE PER IL 90° ANNIVERSARIO


Quest’anno, come ci segnala l’amico Giovanni Sanguineti, molteplici saranno le iniziative per ricordare il tragico evento. Il 13 agosto in Piazza Enrico Albareto in località Santuario delle Rocche alle ore 18 verrà inaugurato un monumento per ricordare i 90 anni dalla tragedia e alle ore 21 in località Terio (Molare) a cura della Pro Loco Santuario delle Rocche verrà proiettato il documentario “Golia” di Edoardo Nervi. Nella mattinata, sempre del 13 agosto, con ritrovo alle ore 8 presso la Civica Biblioteca di Molare, dopo un momento di preghiera guidata da Don Andrea Benso, si svolgerà una escursione guidata alla Diga di Molare per scoprire le tracce del disastro.


Il tutto sarà anticipato il 12 agosto ad Ovada (Al) dove alle ore 21, presso la Loggia di San Sebastiano, vi sarà un incontro rievocativo dall’emblematico titolo: “Le nove ore che sconvolsero la valle dell’Orba”, con interventi di Federico Borsari, Paolo Bavazzano, Renzo Incaminato, Vittorio Bonaria e le testimonianze di Giacomo Briata e Diego Cartasegna.
Per “l’inchiostro fresco” sarà presente Davide Pietro Boretti, il quale realizzerà un apposito reportage che poi sarà nostra cura divulgare sulla nostra edizione online e sui suoi social collegati.
Gian Battista Cassulo











