
Le maestranze dello stabilimento novese collocati in ferie forzate

Non sembra mai avere termine la vicenda dell’ILVA compressa tra i suoi alti e bassi, tra le sue speranze e le sue delusioni. È di oggi infatti la notizia che le maestranze dello storico stabilimento novese sono state poste in ferie forzate e la criticità della situazione è stata la visita, diremmo a sorpresa, del Presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, il quale è stato ricevuto a Palazzo Dellepiane dal sindaco della città, Rocchino Muliere e da tutto il Consiglio comunale.
Sembra dunque arrivata ad una svolta cruciale questa vicenda, ovvero la vicenda della siderurgia italiana che affonda le sue radici negli anni di fine Ottocento quando nel 1853 a Sampierdarena viene costituita la Società Industriale Ansaldo, che rappresenterà la pietra angolare dell’industrializzazione del ponente ligure. Infatti di lì a poco nella vicina Sestri Ponente tra il 1881 e il 1890 nascerà il primo “trust” metallurgico formato da Armando Raggio (il padre del futuro conte Edilio Raggio), la famiglia Ratto e la famiglia Tassara.
Da qui la storia corre al 1905 quando Edilio Raggio, ora al comando al posto del padre, fonda la Società “ILVA Alti Forni e Acciaierie d’Italia”, diventando di fatto oligopolista del settore, nonostante una prima impasse esplosa in seguito allo scandalo della Banca Romana venuto alla luce nel 1893 e ai precedenti scandali legati alla “Carbonifera” di Novi Ligure, che produceva le “pestifere mattonelle di carbone“, ma questa è un’altra storia (vedere incidente ferroviario di Pontedecimo dell’11 agosto del1898).
E proprio grazie alla presenza sin dal 1873 dello stabilimento novese della Carbonifera, la siderurgia dal Ponente ligure, sempre su spinta di Edilio Raggio, non tarda ad allargarsi al Basso Piemonte trovando qui suoi ampi e meno costosi spazi e a Novi Ligure (Al) nel 1912 nasce lo stabilimento S.A. Ferriere di Novi Ligure, che nel 1931 verrà definitivamente assorbito nell’ILVA.
Ma anche qui il pericolo per la siderurgia italiana è dietro l’angolo in quanto la grande crisi mondiale del 1929 mette in ginocchio il settore per risollevare il quale, nel 1933, viene formata l’IRI (Istituto per la ricostruzione industriale), una holding pubblica con il compito di risanare le banche e le industri del Paese.
Dopo il periodo bellico, nel 1949, con Oscar Sinigallia, che predispone la “programmazione economica” del settore, la siderurgia riprende fiato con la costituzione, a Cornigliano, nel 1951 della “Cornigliano S.p.A.” e il potenziamento della produzione metallurgica con l’introduzione nel 1953 del processo di laminazione a caldo con l’uso del cosiddetto “treno blooming”, al quale nel 1956 si affianca il “treno tandem” per la lavorazione a freddo.
Gli impianti siderurgici della “Cornigliano” e dell’ILVA, sotto il segno dell’IRI presieduto dall’On. Aldo Fascetti, si allargano e il 9 luglio del 1960 a Taranto viene posata la prima pietra del futuro stabilimento e nel 1961 (27 aprile 1961), con il nuovo Presidente dell’IRI, Giuseppe Petrilli, dalla fusione della Cornigliano con l’ILVA nasce l’ITALSIDER che vedrà nel 1963 a Novi Ligure la nascita della sezione staccata del Centro Siderurgico di Cornigliano.
Lo stabilimento novese fu inaugurato, alla presenza dell’allora sindaco della città, Carlo Acquistapace, dal Ministro Giorgio Bo e per la città si aprì una nuova pagina di benessere (nascono i cosiddetti metal-mezzadri) legata in stretta sinergia alle sorti di Genova, e lo stabilimento novese, dotato di moderne tecnologie e del “treno temper”, arriverà nel 1980 a produrre un milione di tonnellate di lamierino impiegando 1.978 dipendenti.
Poi negli anni Ottanta l’inizio del declino che esplode con la stagione delle “privatizzazioni”, inaugurata ad inizio anni Novanta da Romano Prodi, quando nel 1993 l’ILVA, invece di essere mantenuta sotto il saldo ombrello dello Stato, viene messa in liquidazione, con il passaggio nell’aprile del 1995 al “Gruppo Riva” sin poi arrivare alla situazione odierna.
Gian Battista Cassulo
Le riprese video e le foto sono del videomaker de “l’inchiostro fresco” Umberto Cecchetto









