TEMPO DI ELEZIONI: IL DIFFICILE RUOLO DEL SINDACO

Un compito, quello del Primo cittadino, che si svolge compresso tra gli interessi particolari e quelli dell’intera comunità

Quasi per caso a metà estate, seguendo le varie notizie sulle prossime elezioni regionali amministrative che si terranno qui in Valle d’Aosta, ho casualmente appreso che il sindaco del Capoluogo aostano, Gianni Nuti, non sarebbe stato ripresentato dalla coalizione che sino ad allora lo aveva sostenuto.

Lo stesso Sindaco, durante una fugace apparizione in TV, aveva accennato la cosa dicendo di avere appreso la notizia della sua non rinnovata ripresentazione dai giornali.

Questo fatto mi ha riportato alla mente un caso analogo accaduto nel 1997 a Genova, quando l’allora sindaco della città, Adriano Sansa – uno dei tre pretori d’assalto che con Mario Almerighi e Carlo Brusco nel 1973 mise a nudo lo scandalo delle speculazioni petrolifere esplose in seguito alla guerra del Kippur – non venne più ripresentato per il suo secondo mandato dallo schieramento dei partiti di Centro sinistra, che nel 1993 lo avevano proposto per il seggio più alto di Palazzo Tursi.

Eppure Sansa nel 1993, primo sindaco della città ad essere eletto direttamente dai cittadini, con la sua figura di alto profilo aveva risollevato le sorti di quei partiti che, dal terremoto sollevato dalla stagione del “Pool Mani Pulite” di Milano, erano usciti piuttosto malconci e avevano bisogno di trovare candidati di spicco da presentare alla società civile.

Adriano Sansa governò bene la città dandole idee e identità, cercando con la sua Giunta innovativa, ricca di personalità provenienti dal mondo accademico e della cultura, di gestire al meglio un Consiglio comunale ricco di protagonismi, nonostante fosse espressione del nuovo sistema elettorale maggioritario ma rimasto con la testa ancora nel sistema proporzionale.

Un episodio simile si è verificato ora anche in Valle d’Aosta, nel suo Capoluogo, dove il sindaco uscente, Gianni Nuti, quasi nel silenzio generale, non è stato più ripresentato.

Aosta non è una città facile da amministrare perché, anche se ha una popolazione non di grandi dimensioni, circa 33 mila abitanti, è compressa dai comuni che la circondano, tanto che, ad esempio, il turista in transito a fatica riesce a capire dove termina questa città e dove iniziano le sue realtà circostanti quali Sarre, Charvensod o Saint-Christophe.

E se Genova è compressa tra mare e monti ed è costretta ad allungarsi su quella “stretta lingua di terra”, per dirla alla Camillo Sbarbaro, e ad arrampicarsi sulle alture circostanti con tutte le complicazioni sulla mobilità urbana, così Aosta, pur adagiata al centro di in un’ampia conca vallosa, è circondata dalle sue Alpi che la costringono a svilupparsi linearmente lungo la strada statale n. 26.

Quindi governare Aosta non è semplice, anche perché le sue esigenze spesso devono fare i conti con quelle dei comuni ad essa confinanti senza nessuna interruzione di continuità abitativa. E in un tale conteso potrebbero facilmente nascere conflittualità amministrative e di competenze.

Personalmente abito a Cheverel, borgo a 1480 metri d’altezza di La Salle ed è anche da poco che risiedo in Valle d’Aosta, quindi non ho i titoli per dare giudizi sull’operato politico/amministrativo del sindaco uscente, ma Aosta la frequento molto e mi sembra d’aver capito che Gianni Nuti abbia impostato il suo quinquennio cercando di dare una migliore vivibilità alla sua città a partire dalla sua mobilità interna e puntando molto sull’aspetto culturale.

La nascente Università, che senz’altro dovrà operare in sinergia con quella di Torino, con la sua nuova sede potrebbe infatti diventare un potente motore attrattivo non solo per i giovani ma anche per eventi di grande prestigio, e in questo contesto l’idea del Sindaco uscente di dare ad Aosta un’impronta ecosostenibile potrebbe rivelarsi nel futuro un’arma vincente sul piano della qualità della vita. E forse questa è l’eredità migliore che lascerà dietro di sé Gianni Nuti, che, credo sia pur amareggiato, non darà battaglia.  

A Genova, Adriano Sansa nel 1997, quando i partiti senza spiegazione alcuna lo liquidarono, invece non volle (giustamente) darsi per vinto e si ripresentò con la sua lista “Noi per Sansa, Sansa per Genova”, fondando successivamente l’Associazione “LiberaMente”, ma le urne purtroppo non gli diedero ragione e i vecchi potentati rialzarono la testa.

Le vicende che poi Genova ha vissuto, sono a tutti note e il crollo del Ponte Morandi ha messo a nudo la fragilità di questa città, prigioniera di veti contrapposti dai quali stenta ancora oggi, con grande fatica, a liberarsi.

Oggi, come già detto, anche in Valle d’Aosta il sindaco del suo Capoluogo, Gianni Nuti, quasi nel silenzio generale, non è stato più ripresentato, impedendo in tal modo anche al corpo elettorale di esprimere un giudizio sull’operato dell’Amministrazione uscente.

Avendo vissuto a pieno titolo la stagione di Sansa a Genova, mi sono così sentito in dovere di andare a salutare Gianni Nuti nel suo Ufficio comunale e a portargli in omaggio una copia dell’opuscolo fondativo dell’Associazione “LiberaMente” che venne pubblicato nel 1998 come inserto de “l’inchiostro fresco”.

E, come si vede nella foto, gliel’ho consegnato con alle spalle il quadro sulla “rivolta degli zoccoli” del 1853, un quadro a monito del potere che, quando non riesce dialogare con la sua gente, crea disaffezione e vere e proprie insurrezioni.

Gian Battista Cassulo   

  

Testo della dedica con la quale ho accompagnato la consegna dell’opuscolo “LiberaMente”  

Gent.mo Sig. Sindaco di Aosta, Gianni Nuti

Nella consapevolezza che i partiti politici devono svolgere un ruolo di cerniera tra la società civile e la società politica, traducendo in programmi le istanze provenienti dalla prima per trasferirle alla seconda, fermandosi però sulla soglia delle Istituzioni, all’interno delle quali devono entrare solo gli eletti che sedendo sui seggi consiliari rappresentano non i partiti ma l’intera comunità, esercitando la loro pubblica funzione senza il vincolo del mandato imperativo, così come recita l’art. 67 della Costituzione, ma solo rispettando i punti del programma che hanno sottoposto ai loro elettori, Le rivolgo il mio più cordiale saluto nel momento in cui, dopo cinque anni di amministrazione, si accinge a lasciare il seggio più alto del Comune di Aosta.

Con grande cordialità, Gian Battista Cassulo

Aosta, 21 agosto 2025

A titolo di richiamo della memoria, un breve riepilogo sulla riforma delle Autonomie locali e su alcune leggi costituzionali

In seguito alla legge n. 142 dell’8 giugno 1990 sul riordino delle Autonomie locali e alla legge n. 81 del 25 marzo 1983 sull’elezione diretta del Sindaco, e dopo la molto discussa “Legge Del Rio” sull’abolizione delle Province (legge n. 46/2014 – Governo Renzi) che poi si è risolta nell’abolizione dell’elezione diretta dei Consigli Provinciali (che sono stati trasformati in Enti di secondo grado), il ruolo degli amministratori locali, e in primo luogo quelli dei sindaci, è profondamente cambiato, dibattendosi in un sistema maggioritario (Legge n. 276 e 277 del 4 agosto 1993  – legge Mattarella detta anche “mattarellum”), ma sostanzialmente rimasto ancora con la testa nel sistema proporzionale, come si è visto, al contrario di quanto pensavano i fautori del maggioritario, dal proliferare delle liste. A ciò c’è da aggiungere la frammentazione politico/amministrativa creata dalla legge costituzionale del 18 ottobre 2001 n. 3 (Governi Prodi, D’Alema e Amato) che ha in pratica diviso l’Italia in venti piccoli stati con la riforma del Titolo V della Costituzione e la Legge costituzionale sulla riduzione del numero dei parlamentari dei 19 ottobre 2020 n. 1 (Governo Conte) già anticipata nel 2014 dal Governo Renzi, che in pratica ha penalizzato il concetto di rappresentanza diffusa sul territorio.

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