UNA GIORNATA PIUTTOSTO FREDDINA PENSANDO ALL’ILVA

Sfogliando “Il Secolo XIX” e sorseggiando un caffè nascono ricordi e riflessioni

Ieri, giovedì 4 dicembre 2025, qui in Valle d’Aosta era una giornata piuttosto freddina e ricca di nuvoloni e così, non potendo fare escursioni, da Cheverel sono sceso a La Salle dove ho acquistato “Il Secolo XIX” alla “Tavernetta” di Erich e poi sono andato ad “imboscarmi” al Petit Gourmet, un bel bar ristorante le cui vetrine si affacciano sul sagrato della chiesa, per una colazione a base di caffè macchiato caldo, rigorosamente gustato senza zucchero per contrastare ogni pericolo di innalzamento della glicemia!

E mentre sorseggiavo il caffè, sfogliavo “Il Secolo XIX“, che compro ogni mattina per due semplici ragioni:

  • la prima è che in questo giornale vi ho trascorso gli anni più belli della mia vita, dal 1987 al 1994, quando per conto della “Publirama“, assieme a Giovanni Traverso, mi occupavo dell’allestimento delle pagine promozionali sul Basso Piemonte,
  • la seconda è che nell’edizione nazionale de “Il Secolo XIX” appaiono le pagine locali del Basso Piemonte (che con l’allora Capo redattore, Roberto Tafani, coprivano l’intero Oltregiogo, tenemmo ben strette all’edizione nazionale) e così anche da questo mio “nido d’aquila” valdostano riesco a seguire gli avvenimenti che accadono nel novese e nell’ovadese, luoghi nei quali per tanto tempo ho vissuto.

Una delle notizie che ieri più mi ha colpito era a pag. 7 e l’articolo riguardava il “caso ILVA” e la crisi che attanaglia questo stabilimento e in genere il settore metallurgico.

A Novi Ligure (Al) si potrebbe dire che l’ILVA sia un’istituzione perché le radici di questo stabilimento affondano nel lontano 1873 quando Edilio Raggio, poi nominato Conte, venne ad impiantare alle porte della città la sua “Carbonifera” che produceva le “mattonelle di carbone” destinate ad alimentare tutta l’allora rete ferroviaria del Regno.

Mattonelle pestifere che nel 1898 provocarono il terribile incidente ferroviario di Pontedecimo perché i fumi prodotti dalla combustione di tali mattonelle, ricche di pece (che costava poco) e povere di polvere di carbone (che costava molto), asfissiarono i macchinisti nella galleria che da Piano Orizzontale dei Giovi sbuca a Busalla e il treno senza più manovratori scivolò all’indietro andando a fracassarsi appunto a Pontedecimo.

Edilio Raggio non era un benefattore, ma un cinico uomo d’affari e aveva scelto il Basso Piemonte per impostare le sue attività per il semplice motivo che nel novese vi erano gli spazi che a Genova, stretta e lunga, mancavano (e mancano) e poi perché i terreni nelle campagne del novese costavano poco e la mano d’opera locale, ancora poco “sindacalizzata” (eravamo ai tempi in cui si stavano organizzando i grandi partiti di massa), era a “basso costo“!

Il Raggio comunque non abbandonò mai la “Superba“, perché lì vi era la sede della sua compagnia di navigazione con la quale lucrò una fortuna trasportando, su quelle che nel linguaggio armatoriale furono definite le “carrette del mare“, migliaia di migranti alla volta delle Americhe, tanto che, per l’insieme di tutte queste sue attività – che potremmo definire borderline – quando il Raggio andò sotto processo per il già citato incidente ferroviario di Pontedecimo, fu definito da “L’Avanti” del 1906 il “Vitello d’oro“.

L’eredità del Raggio, tra la deferenza locale, continuerà a lungo ad essere presente a Novi, tanto che a Novi Ligure nel 1912 verrà inaugurato lo stabilimento novese “S.A. Ferriere di Novi“, nato come propaggine della vecchia “Carbonifera“, inglobato poi, nel 1931, in “ILVA Alti Forni e Acciaierie d’Italia“, società costituita a Genova dal Raggio stesso, nel 1905 un anno prima della sua morte, avvenuta il 22 ottobre del 1906.

L‘ILVA nel 1933 confluirà nell’IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale) e questa società metallurgica diventerà nel dopoguerra, ad opera di Oscar Sinigallia, la “Cornigliano Spa” che nel 1961 darà vita all’Italsider, lavorando in stretta sinergia con il nuovo impianto di Taranto avviato nel 1960.

E proprio in seguito all’eredità lasciata dal Raggio e dalla sua “S.A. Ferriere di Novi“, nel 1963 a Novi Ligure alla presenza del Ministro Giorgio Bo, del Presidente dell’IRI Giuseppe Petrilli e del sindaco Carlo Acquistapace, verrà inaugurata la sezione staccata dello stabilimento del Centro Siderurgico di Cornigliano, che nel 1964 ospiterà il “Treno temper” e il Centro di ricottura continua (ndr.: vedere qui sotto la precisazione giunta in redazione di Franco Crotti) per la produzione di metalli di alta qualità, nonché un nugolo di operai “tarantini” venuti a Novi per fare apprendistato.

E con l’arrivo dell’Italsider, nel novese si consoliderà il fenomeno sociale dei cosiddetti “metal-mezzadri“, che già iniziò ad essere presente sin dal 1885 con la nascita, alle spalle della “Carbonifera“, del grande parco ferroviario di Novi San Bovo, sempre voluto dal Raggio per movimentare i suoi trasporti di carbone.

E a tale proposito occorre ricordare il duro braccio di ferro che il Raggio ingaggiò con il Ministro dei Lavori Pubblici, l’acquese Giuseppe Saracco, che aveva tutto l’interesse a realizzare la “Sampierdarena – Ovada – Acqui“, costruita in seguito, nel 1894, con caratteristiche però di linea secondaria (il doppio binario fu realizzato solo nella galleria del Turchino a Campo Ligure).

Il resto della vicenda dell’Italsider, poi nuovamente diventata ILVA, è storia di oggi con la “stagione delle privatizzazioni” iniziata negli anni Novanta con Romano Prodi che mise in liquidazione l’IRI e i vari passaggi di mano dell’Italsider poi di nuovo ILVA dai Riva sino agli indiani, che di questo polo siderurgico hanno fatto carta straccia.

Per non parlare dei conflitti politici come quello che si accese sul finire del Novecento, quando Presidente della Regione Liguria era Sandro Biasotti (2000 – 2005) che diede il cambio Giancarlo Mori (1994 – 2000), attorno alla questione del Forno elettrico per salvare Cornigliano e liberarla dai fumi degli altoforni.

Forno elettrico che nel 2000 venne bocciato da Willer Bordon, Ministro dell’ambiente nel Governo Amato, che dichiarò l’improcedibilità della V.I.A. (Valutazione di Impatto Ambientale) per la nuova acciaieria di Cornigliano, condannandola così ad una lente morte della quale oggi si vede la fine.

Personalmente continuo a pensare che grandi stabilimenti strategici per la vita del Paese non debbano cadere in mani private, ma rimanere saldamente nelle mani dello Stato, anche perché stabilimenti come l’Oscar Sinigallia e quello di Novi Ligure (Al) sono stati realizzati grazie alla fiscalità generale, ovvero con soldi nostri.

E con questi pensieri, terminato di sorseggiare il mio caffè, sono uscito dal Piccolo Gourmet e son andato a fare due passi per La Salle che sorge su un bel panettone a mille metri d’altezza con in fronte l’imponente catena del Monte Bianco e ho scattato alcune foto che potrete vedere sui miei profili Facebook, prima di risalire ai 1.480 metri di altezza di Cheverel dove ho scattato (la vedete qui sopra) un’altra bella foto a questo borgo dai tetti bianchi di neve, sovrastati dall’imponenza delle due vette dei Licony!!!!

Un abbraccio da Gian Battista Cassulo

ULTIMA ORA: UNA PRECISAZIONE GIUNTA IN REDAZIONE DA FRANCO CROTTI

Da un nostro lettore, Franco Crotti, riceviamo e pubblichiamo questa precisazione che pubblichiamo con grande piacere anche per l’arricchimento culturale che fornisce alla nostra ricostruzione storica sul caso ILVA:


Una doverosa precisazione.
Nel 1964 lo stabilimento di Novi non era ancora dotato di una ricottura continua, bensì di una ricottura a campana ove i rotoli, precedentemente puliti da un decapaggio ad acido solforico e stirati da un treno di laminazione a quattro gabbie, venivano ricotti (la faccio semplice) per essere trasformati da ferro in acciaio.
La ricottura continua farà la sua comparsa più tardi, poco prima che l’Ilva venisse ceduta (pardon, regalata) ai Riva.
A Novi, per migliorare la produttività, il decapaggio a solforico era stato trasformato in decappaggio a cloridrico e unito al treno a freddo (cui era stata aggiunta una quinta gabbia), il treno temper era stato adeguato, le linee di taglio e imballo pure, erano state installate una linea di zincatura a caldo, una linea di zincatura elettrolitica ed una linea di stagnatura.
Le palazzine uffici e direzione rimesse a nuovo e dotate di aria condizionata, quale fiocco sul “regalo”, e qui mi fermo.
Il resto della storia è noto a tutti.
Ciao G.B., complimenti per il tuo impegno e…non mollare!

Franco Crotti

VEDERE ANCHE PRECEDENTE ARTICOLO E SRVIZIO VIDEO DEL 4 AGOSTO 2025

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