AD ASTI “PAOLO CONTE ORIGINAL”

La prima mostra interamente dedicata all’attività pittorica del celebre cantautore

Inaugurata a inizio novembre 2025 a Palazzo Mazzetti di Asti, “Paolo Conte. Original”, la prima mostra interamente dedicata all’attività pittorica del celebre cantautore astigiano. La mostra presenta 143 lavori, tutti rigorosamente su carta, realizzati da Paolo Conte, nato ad Asti nel 1937, in un arco di tempo di quasi settant’anni: dal 1957 al 2023, quando è stato invitato ad esporre alla Galleria degli Uffizi di Firenze.

Il progetto espositivo, curato da Manuela Furnari, saggista e curatrice di studi critici sull’opera di Conte e promosso dalla Fondazione Asti Musei e da Arthemisia, è caratterizzato da un allestimento che non segue il tradizionale percorso cronologico, ma si propone di creare un collegamento tra il linguaggio pittorico e quello musicale con la creazione di un percorso prevalentemente tematico. Le opere su carta del cantautore astigiano sono valorizzate al meglio dall’ambiente leggermente più buio rispetto agli allestimenti consueti, che contribuiscono a valorizzarne il fascino. Le opere si susseguono secondo una scelta scrupolosa e sorprendente, espressione di una poeticità assolutamente singolare, conducendo lo spettatore nel cuore stesso dell’universo poetico di Paolo Conte.

Poeta della musica, musicista compositore, lirico e ironico sperimentatore del visivo: Paolo Conte è uno dei più grandi e amati artisti del nostro tempo, icona indiscussa della storia della canzone, acclamato e desiderato dai più prestigiosi palcoscenici internazionali, dal Blue Note di New York alla Philharmonie Berlin, dall’Olympia di Parigi al Teatro alla Scala di Milano.

Paolo Conte ha più volte dichiarato di riconoscere la priorità creativa della composizione musicale, e la mostra si propone di mettere in luce come l’artista riprenda la concezione romantica della musica rispetto alle altre arti: nei suoi disegni, che spaziano dal figurativo all’astratto, si ravvisa la piena libertà formale dell’arte del Novecento e insieme un inconfondibile stile personale.

La mostra si apre con alcune opere su carta che illustrano, rappresentano, fissano nel dipinto personaggi e atmosfere delle canzoni di Paolo Conte, mannequins, ballerini, prototipi di automobili e alcuni interessanti pezzi nei quali è la parola stessa a trasformarsi in disegno come nella tradizione della poesia visiva.

Una delle costanti della produzione artistica di Paolo Conte, sia nella musica che nel disegno e nella pittura, è la fascinazione che la “vecchia Europa” provava nel dopoguerra per la vitalità dell’ambiente musicale afroamericano e per il linguaggio del jazz. Sono gli stessi anni nei quali il fotografo Art Kane ritraeva ad Harlem i 157 più grandi jazzisti americani. E se le sonorità del jazz sono ampiamente presenti nella musica di Paolo Conte, l’omaggio a questo universo culturale è chiarissimo anche in tutte o quasi le sue rappresentazioni iconografiche su carta. Per Paolo Conte l’Europa stanca dei suoi miti cittadini e della sua retorica, in quel periodo andava alla ricerca di innovazione ed esotismo, tramite la scoperta oltre che del jazz, dell’arte primitiva e dell’arte povera.

Il nucleo centrale della mostra è costituito da un corpus di lavori mai esposti e da un’attenta selezione di tavole (fra le oltre 1800) tratte da Razmataz. Un’opera lirica interamente scritta, musicata e disegnata da Paolo Conte; un’opera straordinaria, temeraria, ambientata nella Parigi vitale e autunnale degli anni Venti, che celebra, dietro la misteriosa scomparsa di una ballerina, l’attesa e l’arrivo nella vecchia Europa della giovane musica americana, il jazz.

Razmataz svela pienamente la grande capacità di Paolo Conte di fissare sulla carta personaggi e atmosfere, in cui ravvisare quella libertà formale di cui si è nutrita l’arte del Novecento, in primis quella dei primi due decenni del secolo, così carichi di avanguardia.

Nelle opere in mostra Paolo Conte spazia tra soggetti e stili diversi, affascinato sia dal disegno sia dal colore; è un “novecentista”, nel senso più puro del termine, non solo, dunque, per questioni di tecnica, ma per una “soggettività” che gli appartiene nel profondo: nei suoi lavori, anche la realtà più oggettiva si carica, ogni volta, di esotismo, di allusività, risuona di una bellezza immaginifica, potente, jazzata e ironica.

Tra le opere in mostra, “Conversazioni americane” è uno degli omaggi all’umorista americano Saul Steinberg: rappresenta una conversazione tra due donne che discutono di filosofia greca, interrotta da una battuta di una delle due che esprime tutto il sottile umorismo dell’artista astigiano. Steinberg è omaggiato anche nell’opera che rappresenta una “donna di Campigli” il pittore italiano noto per essersi ispirato allo stile dell’arte etrusca. Tra i personaggi di “Razmataz” l’artista girovago Doctor Jazz e la maestosa Reine Noire, espressione di una femminilità misteriosa, imponente ed arcana, che richiama nei tratti la primitiva energia dell’art négre. Con il treno rosso Paolo Conte, uomo del Novecento, cerca di rappresentare lo spirito di un secolo caratterizzato da grandi tragedie, ma anche da uno spirito creativo e innovativo che oggi sembra latitare. Dopo una sala dedicata ancora ad opere che evocano il jazz, la mostra si chiude con un’ampia sala che documenta i lavori più recenti e astratti di Conte, una “danza di pastelli colorati sul cartoncino nero”.

Al piano inferiore un suggestivo allestimento multimediale.

Dopo alcune mostre dedicate a “grandi nomi” dell’arte pittorica e grafica come Caravaggio, Chagall ed Escher, i musei di Asti propongono con l’esposizione di Paolo Conte una mostra decisamente intrigante e interessante caratterizzata da un suggestivo allestimento che permette di scoprire un lato meno conosciuto della sua arte, fondamentale tuttavia per capire il suo stile personalissimo nel quale visione pittorica e musica si fondono e si rafforzano a vicenda. Le canzoni di Conte costituiscono un affascinante sottofondo musicale della visita alla mostra…

Andrea Macciò

La mostra PAOLO CONTE ORIGINAL è realizzata dalla Fondazione Asti Musei, dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, dalla Regione Piemonte e dal Comune di Asti, con il contributo della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, in collaborazione con Arthemisia, la Fondazione Egle e Paolo Conte, REA edizioni musicali, con il patrocinio della Provincia di Asti, media partner La Stampa. Vede come sponsor il Gruppo Cassa di Risparmio di Asti ed è curata da Manuela Furnari, saggista e autrice dei più importanti testi critici sull’opera di Paolo Conte.

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