IL “CINEMA MARCONI” DI NOVI LIGURE

DUE PASSI PER NOVI ASPETTANDO IL NATALE

Le imminenti festività ci spingono a ritrovare i nostri antichi luoghi

Sarà l’atmosfera natalizia, saranno le luminarie, saranno le vetrine dei negozi vestite a festa, ma personalmente in tutto questo frastuono mi sento spinto a ricercare quei luoghi, forse lontani dalla gente, dove ho trascorso i momenti più belli della mia vita.

E così, andando alla loro ricerca, mi sento anche più vicino al senso vero di queste imminenti festività che per me, nel mio spirito laico, le considero un momento di riflessione su quello che nel corso di questo anno abbiamo fatto e su quello che dovremo affrontare nel futuro.

Ma anche per ricordare i nostri cari che non ci sono più e i tempi che grazie a loro abbiamo potuto vivere.

E così giorni fa, dopo aver preso un buon caffè da Andrea al Bar dei Portici, che con le sue antiche vetrine mi ricorda un modo di vivere forse ormai non più di moda, mi sono addentrato nelle vie del Centro storico laterali a quelle dello shopping e mi sono ritrovato in via Marconi dove c’è una vera chicca che resiste incredibilmente al tempo!

È l’insegna del vecchio Cinema Marconi, la prima sala lumière della città dedicata al grande inventore.

Il “Cinema Marconi” si trova nella omonima via di fronte all’edificio dell’ex istituto delle Magistrali sino agli anni Novanta gestito dalle suore Pietrine ed oggi diventato un immobile residenziale.

Di questo cinema resiste ormai solo la scritta sul suo arco d’ingresso, ma io ho avuto negli anni Sessanta la fortuna di vedere gli interni. C’era il palcoscenico con il sipario funzionante, la platea con le sedie impagliate piccola ma funzionale dalla quale, con una scaletta in legno, si accedeva al palcoscenico, e addirittura la galleria. E sul retro dell’edificio c’era la cabina di proiezione!

Un piccolo gioiello dove mio fratello Adriano si divertiva a suonare con alcuni amici, con i quali aveva messo in piedi un complessino, ed io con l’indimenticabile Gian Carlo Cabella (grande amico di Claudio Bisio che poi di strada ne ha fatta!) avevo ideato uno spettacolo drammatico dove si parlava di una società in crisi, paragonandola ad un enorme palazzo che piano dopo piano, si sgretolava su sé stesso.

Che tempi!!! Avevamo vent’anni e vivevamo Novi sentendola nostra, trascorrendo il nostro tempo libero frequentando i vari circoli studenteschi, divertendoci ma anche discutendo su quanto ci stava accadendo attorno, nel mondo di quell’epoca contrassegnata dalla guerra fredda e dalla marcata divisione tra l’Occidente e l’Oriente.

Si viveva insomma e quel teatrino per alcuni anni fu per noi un punto di riferimento ed ora è un dispiacere vedere che di quel gioiellino resta solo una scritta ormai quasi illeggibile.

Gian Battista Cassulo

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