“ORAZIO GENTILESCHI. UN PITTORE IN VIAGGIO”

La mostra alle Sale Chiablese di Torino

Orazio Gentileschi. Un pittore in viaggio” è il titolo della mostra, allestita nelle Sale Chiablese dei Musei Reali dal 22 novembre 2025 al 3 maggio 2026, curata da Annamaria Bava (Musei Reali di Torino) e Gelsomina Spione (Università di Torino).

Orazio Gentileschi a uno dei più importanti artisti italiani del Seicento, la cui straordinaria qualità pittorica fu premiata da un successo in vita pari a quello di Caravaggio, Rubens e Van Dyck e da una consolidata fortuna presso committenti, collezionisti internazionali e regnanti da Carlo Emanuele I di Savoia, a Maria de’ Medici, regina di Francia, a Filippo IV di Spagna a Carlo I d’Inghilterra, che lo portò a calcare centri artistici di primo piano e le corti italiane e straniere.

La fama di Orazio Gentileschi negli ultimi trent’anni è stata oscurata da quella della figlia Artemisia, pittrice di grande interesse e forza espressiva considerata a lungo un’artista “minore” e che negli ultimi trent’anni è stata oggetto di riscoperta e protagonista di numerose mostre che l’hanno trasformata in “icona femminista suo malgrado” come sottolineò in occasione della contestata mostra genovese, curata da Costantino d’Orazio, la divulgatrice artistica Noemi Tarantini.

Le mostre dedicate ad Artemisia Gentileschi sono quasi sempre caratterizzate da una lettura “ex post” che interpreta tutta la sua arte come una sorta di reazione catartica alla violenza sessuale subita, un’ipotesi plausibile, ma che non rende giustizia all’arte di una pittrice, che elaborò in maniera personalissima l’insegnamento di Orazio, viaggiò moltissimo e fu una delle protagoniste del “caravaggismo” che introdusse il realismo e il pathos nella pittura “manierista” dell’epoca determinando una vera e propria rivoluzione artistica.

La mostra torinese ricostruisce in maniera esaustiva l’opera di Orazio Lomi, toscano di Pisa che dopo il trasferimento a Roma assunse il cognome della madre e dello zio materno, Gentileschi, un artista che viaggiò moltissimo portando nel cuore il desiderio di tornare nella sua Toscana, e analizza anche il rapporto artistico e stilistico con Artemisia e con il fratello Aurelio Lomi.

È il tema del viaggio a costituire il fil rouge del percorso espositivo che mette in dialogo il pittore con i contesti figurativi e con gli artisti di volta in volta incontrati, con le figure dei committenti e con le esigenze del mercato. L’opera più significativa della rassegna è la grande pala con l’Annunciazione realizzata da Orazio Gentileschi nel 1623 per il duca di Savoia e ritenuta da tutta la critica uno dei vertici assoluti della produzione del maestro toscano.

La prima sala ricostruisce gli esordi di Orazio e il suo rapporto con maestri toscani e romani come Giovanni Guerra, Cesare Nebbia e il Cavalier d’Arpino: in una delle sue opere giovanili, conservata a Palazzo Blu di Pisa, si intravede della sensibilità chiaroscurale in un contesto ancora “manierista” per poi approdare a un linguaggio più realistico e diretto dopo il contatto con Caravaggio e i suoi seguaci. Le prime opere compiutamente caravaggesche di Orazio sono “Madonna in gloria e Santissima Trinità” conservata alla Chiesa dei Cappuccini di Torino e il “Battesimo di Cristo” a Roma presso Santa Maria della Pace.

Una sala successiva ci fa immergere nell’ambiente artistico della Roma del Seicento con le sue rivalità: nel 1603 il pittore Giovanni Baglione querelò per diffamazione Caravaggio e altri che avrebbero criticato pesantemente una sua pala (oggi dispersa) destinata alla Chiesa del Gesù a Roma: tra i testimoni anche Orazio Gentileschi. La ricostruzione delle testimonianze per il processo per violenza sessuale contro Agostino Tassi è soprattutto un’occasione per ricostruire il funzionamento delle botteghe artistiche del Seicento. Tra i testimoni Carlo Saraceni e Pietro Molli, settantenne siciliano che fu modello di Gentileschi per le figure di San Gerolamo e Abramo.

La sezione successiva mette a confronto la pittura di Orazio con quella di Artemisia, prima donna ad essere ammessa all’Accademia delle Belle Arti di Firenze dove si trasferì dopo il processo. La sua pittura è caratterizzata da un realismo incisivo molto simile a quello di Caravaggio e da una forte intensità emotiva che la distingue dal “naturalismo in chiaro” del padre col quale presenta molte affinità nell’uso del chiaroscuro. In mostra tra le altre opere di Artemisia la Conversione di Maria Maddalena e un misterioso ritratto maschile di un condottiero conservato oggi a Bologna. Artemisia lavorò anche molto con ritrattistica maschile su commissione e in questa mostra ne troviamo un esempio interessante.

Dopo la partenza della figlia per Firenze, Orazio Gentileschi inizia a viaggiare tra Marche, Umbria, Genova e Torino. Nel soggiorno marchigiano dipinge una “Visione di Santa Francesca Romana” e una Santa Cecilia, scene sacre immerse in un’atmosfera di quotidianità. A Genova e a Torino dipinge due note annunciazioni. Nel capoluogo ligure, capitale della Repubblica di Genova e vivace centro di scambio artistico, Gentileschi dimora alcuni anni lavorando per numerose famiglie nobili locali e confrontandosi con autori del luogo, come il sarzanese Domenico Fiasella, e con pittori come il francese Simon Vouet.

Dopo Genova Orazio soggiorna a Parigi città nella quale dipinge “La felicità pubblica che trionfa sui pericoli” opera che si discosta dai soggetti religiosi prevalenti in Italia. L’ultima fase della vita artistica di Orazio Gentileschi è in Inghilterra alla corte di Carlo I: a Londra prende il posto del più “anonimoDaniel Mytens come pittore di corte e dipinge numerosi ritratti, conoscendo anche Anton Van Dyck e confrontandosi con la pittura fiamminga. Tra i capolavori esposti per la prima volta in Italia, il Ritrovamento del Mosé del Prado.

Nel percorso anche una suggestiva “sala immersiva” nella quale le figure e i personaggi dei quadri di Orazio Gentileschi prendono vita.

Orazio Gentileschi. Un pittore in viaggio” è una mostra di grande qualità che propone oltre 40 opere del maestro toscano e romano d’adozione in dialogo con i dipinti non solo della figlia Artemisia, ma anche di grandi protagonisti del Seicento come Guido Reni, Anton Van Dyck e con pittori considerati (magari ingiustamente) minori come quel Giovanni Baglione del quale è esposto un interessante San Pietro con il Gallo.

La pittura di Orazio Gentileschi rappresenta bene l’evoluzione della sensibilità artistica dal formalismo manierista del Tardo Cinquecento al pathos e al realismo dell’epoca barocca segnata dalla rivoluzione caravaggesca. Quello di Orazio è un “caravaggismo” certo meno marcato di quello del Merisi e forse anche di quello di Artemisia, ma che ne assume i tratti essenziali come la sensibilità chiaroscurale e il realismo delle figure umane interpretandolo in modo personalissimo. Orazio Gentileschi ha avuto una vita intensa e nei suoi viaggi si è confrontato con artisti e stili di tutta l’Europa, anticipando di alcuni secoli la “globalizzazione” culturale dell’arte contemporanea di oggi.

La mostra è caratterizzata anche da un allestimento molto efficace con luci che valorizzano in maniera ottimale le opere esposte.

Andrea Macciò

INFO: “Orazio Gentileschi. Un pittore in viaggio” resterà aperta fino al 3 Maggio 2026 presso le Sale Chiablese dei Musei Reali di Torino. Piazzetta Reale, 1, Torino

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