
Sui nuovi mezzi di trasporto pubblico il problema del riscaldamento e del ricambio d’aria è sempre più reale
Uno dei concetti di igiene che si insegnano per primi, già dalle elementari (almeno spero ancora oggi) è l’importanza di cambiare spesso aria nei locali chiusi abitati dalle persone. Per due fondamentali motivi: diminuire la concentrazione di anidride carbonica, emessa con la respirazione, ed evitare il concentrarsi di virus respiratori.
Sui mezzi di trasporto moderni, ciò diventa sempre più difficile, quando non impossibile. Il “progresso” impone di sostituire i vecchi finestrini ad apertura manuale con strutture sigillate. Ma è davvero un progresso?
Il risultato è che spesso, su treni, autobus, pullman e metropolitane, si è costretti a respirare aria viziata o surriscaldata con l’impossibilità di far entrare aria fresca.
Sui nuovi treni, se va bene si trovano delle feritoie in alto che però possono essere aperte solo con apposita chiave in possesso del personale viaggiante (che di solito interviene solo quando in piena estate l’aria condizionata non funziona e si raggiungono temperature da bagno turco). Sugli autobus più nuovi, in particolare quelli utilizzati nel servizio extraurbano, non ci sono neppure quelle.
Il tutto è aggravato dal fatto che, non di rado, qualche passeggero possiede un concetto piuttosto limitato dell’igiene personale, nonché dai frequenti sovraffollamenti E ancora più spesso, nelle stagioni fredde, che la temperatura risulta eccessivamente alta, per un uso a volte sconsiderato del riscaldamento.
Pare che ci siano alcuni (per fortuna non tutti) autisti di bus o capitreno che concepiscono solo due posizioni del riscaldamento: o spento, o acceso al massimo. Per qualcun altro qualcosa deve sempre essere acceso: o riscaldamento o aria condizionata di raffrescamento (si passa direttamente da un all’altra).
Eppure, il progresso ha permesso di essere dotati di comandi di regolazione, analogici o digitali che siano. A volte pare necessario accendere il riscaldamento a tutta anche quando le temperature son appena fresche all’esterno, neppure viaggiassimo nella steppa siberiana.
Chi non è tanto giovane ricorda ancora i vecchi finestrini dei treni con la levetta “libero/fermato” per bloccare l’apertura del finestrino all’altezza voluta, o i vecchi autobus dai quali finestrini si poteva persino sporgersi. Oggi ciò non è più possibile: sembra che, già a partire dei progettisti dei mezzi, si voglia considerare i passeggeri quasi come bovini da stipare per bene in carri-camion-bestiame, però modernissimi. Senza possibilità di decidere come respirare.
Stefano Rivara
Nella fotografia in alto, il display che testimonianza l’uso scellerato dell’impianto di riscaldamento in un treno regionale.
Nella foto di copertina: treno storico anni ’60, dove si vedono i passeggeri che potevano affacciarsi ai finestrini.











