LA PERSONALE DEL PITTORE ENZO CACCIOLA A MILANO

Dopo una lunghissima e lusinghiera serie di esposizioni in giro per il mondo, non ultima la tappa di fine 2025 in Cina, finalmente il nostro grande pittore di Rocca Grimalda, fa tappa in quel di Milano, nella prestigiosa sede di Palazzo Lombardia, in via Gae Aulenti, zona Garibaldi, facilmente raggiungibile dal parcheggio autostradale di Famagosta mediante la linea verde della metropolitana milanese o alternativamente a quattro passi dalla Stazione Centrale.

La mostra, a cura di Alberto Fiz, ripercorre l’indagine di Enzo Cacciola (Arenzano, 1945) dal 1970 a oggi attraverso 49 opere tra cui molti lavori monumentali che testimoniano la coerenza radicale di una ricerca dove la pittura si emancipa da ogni forma di edonismo o compiacimento formale per diventare essa stesso luogo di verifica.

Protagonista tra i più rigorosi della Pittura Analitica, la sua riflessione ha sempre messo in discussione il fare pittura come gesto codificato. Nel 1977 è presente a Documenta 6 di Kassel con i Cementi che rappresentano un’indagine fondamentale iniziata due anni prima nella quale la materia s’impone come dato costitutivo del reale.

Ma Cacciola già nel 1974 aveva abbandonato i supporti tradizionali per sperimentare materiali anti-artistici utilizzati generalmente nell’ambito della produzione industriale e artigianale: «Il mio lavoro», afferma, «prevede costantemente questo tipo di rapporto che mi permette di fare pittura verificando la reazione dei materiali diversamente estetici entrati di forza nella categoria arte».

Una sfida costante alle regole dove la pittura mantiene il suo aspetto provocatorio opponendosi a ogni forma di convenzione o di accademismo, Tutto ciò prosegue anche nella produzione del nuovo millennio e dal 2000 le sue opere sono realizzate con multigum (gomma liquida) e resina. Anche in questo caso ciò che conta è il processo operativo, ovvero l’azione del fare pittura.

Rispetto agli anni Settanta, l’opera non si presenta più come corpo unitario, bensì scissa in due o più dispositivi non sovrapponibili che instaurano una tensione costante tra gli elementi. La pittura si fa fluida, attraversata da colature e linee verticali che escono dalla dimensione razionale propria dell’astrattismo classico per assumere un aspetto instabile, talvolta persino casuale, in base a un intervento meccanico esterno che prevede l’avvicinamento delle parti sino a far defluire il colore che fuoriesce dalla propria sede. Nell’ultimo quadriennio poi Cacciola ha introdotto un’altra variabile: la tela di jeans che va a interagire con il multigum creando un ulteriore sviluppo della sua indagine. L’inserimento di un materiale morbido e flessibile entra in contrasto con la superficie e la struttura dell’opera accentuando ulteriormente la dialettica tra rigidità e cedevolezza, tra progetto e accadimento.

Come ha scritto Alberto Fiz: «Enzo Cacciola sin dagli anni Settanta, ha indagato la componente processuale dell’arte. Coerente con le istanze proposte dalla pittura analitica, in questa mostra delinea un percorso da cui emerge la coerenza di una ricerca problematica che si sviluppa con autonomia da oltre cinquant’anni in un dialogo sempre vivo con la pittura, intesa come luogo di sperimentazione. Tele, telai, viti, bulloni, asbesto, cementi, resine, materiali industriali, si trasformano in mezzi di acuta provocazione dove la ricerca va di pari passo con le incertezze di una società in profondo mutamento».

Davide Pietro Boretti

BREVE BIOGRAFIA DI ENZO CACCIOLA

Enzo Cacciola è nato ad Arenzano il 12 dicembre 1945, attualmente vive a Rocca Grimalda (Al).

La prima mostra personale è del 1971 alla Galleria La Bertesca di Genova. Fino al 1973-1974 la sua indagine si muove nell’ambito di una relazione tra superficie, supporto e colore, ma è attorno al 1974-1975 che si sviluppa la sua fase più nota, dei Cementi e asbesto e poi dei soli Cementi, in cui la materia, e soprattutto la processualità diventano centrali.

Con questi lavori partecipa alla mostra Analytische Malerei a Düsseldorf curata da Klaus Honnef e Catherine Millet nel giugno 1975 e nel 1977 viene invitato proprio da Honnef a Documenta 6 come esponente tra i più significativi della Pittura Analitica. Dopo Kassel, la linearità del suo percorso si interrompe e l’artista vive un lungo momento di riflessione sul proprio ruolo e sulle modalità della propria indagine che lo portano a sfiorare la figurazione agli inizi degli anni Ottanta.

Successivamente, si situa il suo ritorno alla pittura di matrice concettuale nell’ambito di un’indagine che contempla anche attività nella sfera del sociale (è sindaco di Rocca Grimalda per un decennio, negli anni Novanta, incarico che di recente è tornato ricoprire).

Dal 2000 riprende a realizzare opere basandosi sempre su materiali industriali – multigum, viti, bulloni – in cui l’analiticità del processo creativo si relaziona col risultato formale: sono dittici quasi monocromi affiancati e connessi tra loro. Nell’ultimo quadriennio poi Cacciola ha introdotto un’altra variabile: la tela di jeans che va a interagire con il multigum creando un ulteriore sviluppo del suo lavoro.

Davide Pietro Boretti

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