
Le costruzioni abbandonate conservano sempre il loro antico fascino

In alto l’antica casa contadina di Roberto Ollier in vendita – Cell.: 349/530.62.13
Quando si verificano smottamenti, frane e allagamenti, insomma quando accadono i cosiddetti “disastri ambientali”, gli inviati, i commentatori e gli esperti di turno non mancano di porre l’accento sul “cambiamento climatico” imputandolo all’inquinamento atmosferico mentre il compianto prof. Antonello Zichichi lo attribuiva, molto più correttamente, alle tempeste solari. A cosa dunque si devono addebitare le catastrofi alle quali ormai siamo abituati ad assistere: al cambiamento climatico o alle tempeste solari?
Personalmente quando vedo scorrere le immagini riprese dall’alto degli elicotteri dei Vigili del Fuoco o delle Forze dell’Ordine che sorvolano le aree disastrate, mi appaiono sul ciglio delle frane in movimento o nel bel mezzo di distese allagate, i tetti di case nuove di zecca o di capannoni industriali da poco realizzati, con strade di interi quartieri trasformate in fiumi.
E allora mi chiedo se in tutti questi disastri, più che il cambiamento climatico non vi sia la mano dell’uomo che con piani regolatori assurdi ha permesso ad una mano speculativa di andare a costruire là dove non si doveva.
Ovvero nelle aree di golena dove fiumi, torrenti e vari corsi d’acqua hanno il loro ciclico “spazio vitale”, se non sui pendii delle zone montuose, andando ad intaccare i sotterranei percorsi delle falde acquifere che, compresse o deviate, all’improvviso esplodono erodendo i fianchi delle montagne e delle colline.
Ben lo sapevano gli antichi che in certi luoghi non si doveva costruire perché sapevano che ogni tanto lì la natura faceva sentire la sua voce e addebitavano agli dei la volontà di certi sconvolgimenti che la nostra scienza moderna, per voce del compianto prof. Zichichi, oggi imputa alle tempeste solari!
E così gli antichi, quando ad esempio il Po, il Tevere o il Nilo ciclicamente straripavano, erano contenti perché quelle terre diventavano poi fertili e ottime per le coltivazioni.
Oggi invece lungo le sponde del Po e del Tevere abbiamo costruito di tutto e di più e i risultati, come ad esempio in Emilia-Romagna o a Niscemi, li stiamo vedendo!
Quindi, poiché comunque di abitazioni vi è bisogno, più che andare a costruire nel nuovo sarebbe utile iniziare a pensare al recupero dell’esistente.
Ad esempio qui in Valle d’Aosta, facendo le escursioni si incappa in vecchie costruzioni totalmente abbandonate che, se recuperate, potrebbero rappresentare ottimi rifugi per la ristorazione degli escursionisti, ma anche all’interno dei borghi si trovano antiche case che stanno andando in rovina e che invece si presterebbero bene ad una loro ristrutturazione.
A Cheverel, bellissimo borgo a 1.480 metri d’altezza di La Salle, vi è un antico maso completamente lasciato a sé stesso che se rimesso in ordine diventerebbe una invidiabile residenza.
Questo antico maso, interamente costruito in pietra e legno così come si faceva un tempo, è esposto per tutto il giorno al sole e dalle sue finestre si gode la vista di tutta la valle e lo sguardo spazia dal Paramont alla catena del Monte Bianco!
E per di più sorge in una zona sicura perché gli antichi prima di costruire si assicuravano contro ogni pericolo, tanto che è lì da alcuni secoli.
Quindi più che realizzare nuove costruzioni, recuperiamo quello che gli antichi ci hanno lasciato e così facendo rispetteremo l’ambiente e terremo viva la memoria di chi ci ha preceduto!
Gian Battista Cassulo











