Le iniziative del “Gruppo FAI Sette Castelli, dal Tobbio all’Orba“
In occasione delle Giornate FAI di Primavera, domenica 22 marzo, il Gruppo FAI Sette Castelli, dal Tobbio all’Orba, propone l’interessante visita a Mornese (AL) denominata “LA ROCCIA E LA VITE”, un appassionante percorso guidato fra le cantine storiche del paese scavate nella marna.
Grazie ad un attento lavoro di recupero operato dall’amministrazione e dalle associazioni culturali mornesine, sarà possibile approfondire la conoscenza di una delle principali risorse economiche della zona, la viticoltura, attraverso la visita guidata di due cantine scavate nella roccia tipica dei luoghi. Tutti gli amanti della storia e della natura sono invitati a Mornese per questo straordinario percorso alla scoperta di un mondo nascosto, fatto di lavoro paziente e dedizione.



Lungo l’antico percorso che portava al Castellazzo, durante la visita guidata alle cantine saranno inoltre descritti gli attrezzi tipici della lavorazione dell’uva, tra questi ad esempio torchi lignei, botti, e filtri. I volontari del FAI, in collaborazione, con gli operatori del Parco delle Capanne di Marcarolo racconteranno le caratteristiche geomorfologiche e climatiche che rendono così efficace la coltivazione della vite in questo territorio.
Gli allievi della Scuola Secondaria di I grado Emilio Podestà illustreranno con i loro disegni le caratteristiche delle numerose specie di Orchidee che proliferano nei vigneti della zona.
La visita sarà accompagnata dalla visione di un documentario sulla vita agricola di Mornese negli anni Cinquanta e Sessanta.
Il Gruppo FAI Sette Castelli, dal Tobbio all’Orba, attende tutti a MORNESE, Domenica 22 marzo 2026, con orari delle visite guidate dalle 10.00 – 13.00 e 14.00 – 18.00.
Non è richiesta alcuna prenotazione.
Tutte le informazioni di dettaglio sono disponibili al seguente link : MORNESE: LA ROCCIA E LA VITE | Giornate FAI
Le Giornate FAI sono eventi di raccolta fondi: partecipare a ogni visita con una donazione significa sostenere la missione della Fondazione. In caso di particolare affluenza l’ingresso al luogo potrebbe non essere garantito. Chi è possesso della tessera FAI o decide di sottoscrivere la tessera FAI direttamente in loco, avrà diritto all’accesso prioritario.

CENNI STORICI SU MORNESE
Lontano dai primitivi insediamenti, sulla via del sale tra la costa genovese e la “Lombardia”, Mornese nacque come stazione di mulattieri (muliones), da cui l’antico nome: Molonesio. Il paesaggio è selvaggio: i boschi e i torrenti impetuosi caratterizzano l’ambiente. Dal punto di vista geografico ci troviamo qui in una zona che anticamente era sotto il mare Padano. La sua geomorfologia vede alternarsi calcari, arenarie e marne. La composizione del terreno (arenarie, marne, calcari, scisti e argille) e le colline che scendono dall’Appennino ne fanno un luogo fortemente vocato alla viticoltura.
I monaci Cistercensi hanno avuto una grande importanza in tutta la zona dell’Oltregiogo Genovese: tuttora troviamo il loro stemma in quello del Comune di Mornese e il dottore della Chiesa S. Bernardo di Chiaravalle, fondatore dell’Abbazia di Tiglieto, è patrono del vicinissimo borgo di Bosio. Sul colle opposto al castello genovese dei mercanti Della Volta a Molonesio nel XII secolo i monaci costruirono un loro “Castellazzo”: un edificio fortificato. Sulle sue vestigia è sorta successivamente l’attuale parrocchiale dedicata a San Silvestro. A causa della grave pandemia di peste di metà Trecento le ricche famiglie mercantili genovesi, i Doria e gli Spinola, subentrarono ai monaci nella gestione degli immobili, dei terreni e delle strade di questa zona.
Il “Castellazzo” sorgeva su una formazione rocciosa che strapiombava sulla valle rivolta verso Parodi. La roccia è composta prevalentemente da marna, anche detta “tufo verde”. La marna ha dei colori grigio verdastri, a seconda della composizione, e deriva da fanghi marini sedimentati e compressi. Può contenere anche residui fossili di organismi marini. Le sue caratteristiche principali sono l’impermeabilità e la friabilità. L’una garantisce l’assenza di infiltrazioni d’acqua l’altra permette di scavarla facilmente ricavando degli spazi freschi e asciutti: cantine e cisterne. Le case costruite in questa zona presentano frequentemente un pozzo interno per l’approvvigionamento di acqua che veniva raccolta per caduta nelle cisterne sotterranee cui si aveva accesso dalle cantine scavate sotto le case. Cantine in cui veniva prodotto, fin da tempi remoti, i vini tipici della zona: Cortese, Barbera e Dolcetto.
Davide Pietro Boretti
Il testo è stato estratto dal comunicato stampa redatto dal Gruppo FAI Sette Castelli, dal Tobbio all’Orba. Le foto e la locandina sono stati gentilmente messi a disposizione dal Gruppo FAI medesimo.










