IL GRANAIO DELLA VALDIGNE – LA STORIA DI UN ANTICO MULINO AD ACQUA

Un antico mulino ci fa scoprire lavori, abitudini e una storia d’altri tempi

Oggi, lunedì 16 marzo 2026, andando a fare una breve escursione nei pressi di Grassey (1.467 mt di altezza), un borgo poco distante da Cheverel dove abito, per fotografare alcuni angoli suggestivi di un percorso che, assieme ad un gruppo di amici di Novi Ligure, vorremmo utilizzare per organizzare una manifestazione podistica di montagna, mi sono imbattuto in una simpatica persona intenta a ripulire un fosso intasato dalle ultime nevicate e piogge di questo marzo dal tempo pazzerello.

E a Carlo, il nome di questa persona che abita a Remondey, un borgo di La Salle a 1.349 metri d’altezza, scusandomi per l’intrusione, ho colto l’occasione per chiedere notizie di un rudere lì presente.

È un antico mulino – mi spiega Carlo – che sino a circa una trentina di anni fa era ancora in funzione” e aggiunge: “Un tempo in questa zona, da Morge in giù vi erano sei mulini tutti azionati da questo rio, che appunto si chiama Rio dei Mulini e questo sentiero era una strada comunale!”.

Ma dove si coltivava il grano?”, chiedo io guardandomi attorno e vedendo solo boscaglia e dirupi. E Carlo mi spiega che un tempo tutta la parte alta di questa zona attorno a Grassey era coltivata a grano, che cresceva alto e rigoglioso, tanto che tutto questo comprensorio montano era denominato il “Granaio della Valdigne”.

E la Valdigne, che costituisce la parte alta della Valle d’Aosta, è formata dai comuni di La Salle, Morgex, Pré Saint Didier, La Thuile e Courmayeur, quindi un granaio che rappresentava il forziere di ben cinque comuni!!!

E Carlo mi ha spiegato anche che nella parte più a valle di questa zona i terreni erano condotti a foraggio, mentre i sentieri che oggi percorriamo come escursionisti un tempo vedevano passare fila di muli che portavano il grano non solo a questo mulino, ma anche agli altri cinque presenti in zona.

E poi gli stessi muli portavano a valle la farina qui prodotta dal lavoro e dalla fatica di tanta gente. Gente che con la loro presenza teneva in ordine la montagna.  

Oggi la montagna per molti versi è abbandonata anche se fortunatamente qui resistono gli allevatori che con le loro belle mucche valdostane producono la rinomata Fontina, ma un tempo qui c’era più vita!

Anche giù in pianura la terra che una volta era destinata all’agricoltura oggi è sempre più “mangiata” dall’avanzare di una incontrollata se non speculativa urbanizzazione e là dove non si costruisce, gli antichi terreni agricoli o i pascoli sono sempre più occupati da chilometriche distese di pannelli fotovoltaici, tanto che verrebbe da chiederci: “cosa mangeremo un domani?”.

Ma queste sono riflessioni che richiederebbero un fiume d’inchiostro e per ora accontentiamoci di vedere questo Rio che ancora alimenta questo vecchio Mulino che, come mi spiega Carlo, al suo interno ha ancora tutti i meccanismi funzionanti.

E allora mi verrebbe da dire: “Se qualcuno di alto rango avrà la pazienza di leggere questo articolo, si faccia carico di proporre il recupero di questo antico mulino perché sarà un regalo alla memoria collettiva della Valdigne!”.

Gian Battista Cassulo

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