“FUTURISMO” UNO SGUARDO INUSUALE SULL’AVANGUARDIA ARTISTICA

È stata inaugurata sabato 19 marzo 2026 presso il Palazzo della Meridina di Genova la mostra Futurismo curata da Simona Bartolena e Armando Fettolini e promossa dall’Associazione Amici di Palazzo della Meridiana – APS.

Negli ultimi anni il ruolo del Futurismo nel panorama delle Avanguardie di inizio Novecento è stato ampiamente riconosciuto anche a livello internazionale. In tempi recenti, anche in Italia, sono state organizzate mostre e sono stati proposti momenti di riflessione e indagine dedicati a questo importantissimo movimento che, per alcuni aspetti, ha ancora molto da dire anche ai nostri giorni.

Un movimento rumoroso, dinamico, visionario, originale nelle sue molteplici espressioni, il Futurismo segna un momento di rottura e rinnovamento nella scena culturale italiana, in un indispensabile passaggio alla contemporaneità. La sua lezione offre importanti motivi di riflessione anche alle generazioni successive.

La mostra a Palazzo della Meridiana indaga la seconda fase del movimento di Marinetti, prestando particolare attenzione a due aspetti: da una parte alla sua natura poliedrica (approfondendo la straordinaria attività del gruppo nelle più diverse discipline), dall’altra alla sua diffusione in Liguria (indagando l’evoluzione e la presenza delle istanze futuriste nel territorio).

Grazie alla collaborazione della Galleria d’Arte Moderna di Genova, della Wolfsoniana, del Museo Campari, degli archivi degli artisti e di importanti collezioni private e con il coinvolgimento di Matteo Fochessati, direttore della Wolfsoniana, la mostra indaga aspetti del movimento futurista ben poco raccontati e propone opere inconsuete.

Il Futurismo è stata la prima vera avanguardia artistica capace di rompere l’isolamento dell’Italia con il Manifesto dei Pittori Futuristi firmato da Boccioni, Russolo, Segantini, Balla e Carrà, seguito da un altro manifesto tecnico dell’arte futurista. Un movimento che ha costruito una propria rete culturale di concerti, eventi, spettacoli teatrali, mostre, centri culturali, contrapposto al “ritorno all’ordine”.

“Un altro futurismo: introduzione al secondo Futurismo”

La prima sezione tematica Un altro futurismo: introduzione al secondo Futurismo si concentra sulla tecnica dell’aeropittura. L’aereo, simbolo di modernità e movimento, è il nuovo “feticcio” dei futuristi degli anni Venti e Trenta, l’aeropittura propone una visione inusuale e insieme un riferimento a mondi trascendenti e cosmici. L’aerofuturismo appare la manifestazione più importante di opposizione al “ritorno all’ordine” degli anni Venti. La mostra indaga anche il complesso rapporto del Futurismo con il regime fascista: nonostante l’adesione formale al fascismo di molti suoi esponenti e un’iniziale sintonia su alcuni temi come l’interventismo e il nazionalismo, gli attriti tra il futurismo e il regime furono moltissimi culminati nell’opposizione dei futuristi all’idea di “arte degenerata” portata avanti dal nazismo. Il circuito futurista resterà in buona parte alternativo, almeno dal punto di vista estetico e organizzativo, a quello dell’arte “ufficiale” del gruppo Novecento.

Tra gli aerofuturisti in mostra, due esponenti del futurismo umbro come Gerardo Dottori e Alessandro Bruschetti, che si caratterizza per la luce a fasci e i paesaggi con sfumature intimiste che richiamano la campagna umbra, Prampolini, Fillia, Tato e Barbara. La mostra presenta numerose opere delle artiste che parteciparono al movimento futurista, Olga Biglieri detta Barbara, appassionata di pittura e volo, è stata parte integrante del gruppo fino a distaccarsene negli anni Quaranta a causa delle vicende belliche e scegliendo un percorso indipendente.

Tra le artiste valorizzate dalla mostra, anche Maria Gussago Ferreri, nata nel bresciano, ma attiva nell’area di Savona.

“Un universo futurista”

La seconda sezione Un universo futurista presenta più di cinquanta manifesti che si occupano dei più diversi linguaggi espressivi, dal cinema alla letteratura, dalla musica al teatro, dalla cucina alla scultura, dalla moda alla lussuria. L’impiego così frequente e vasto di manifesti presuppone chiaramente la volontà dei futuristi di comunicare con un pubblico ampio, di relazionarsi con la società, proponendo valori ideologici oltre che puramente estetici. Il mezzo scelto è dinamico come il pensiero futurista. I futuristi hanno compreso le potenzialità della comunicazione di massa, rompendo la staticità dei movimenti culturali che li hanno preceduti o contemporanei non è più ipotizzabile: non bastano i contenuti, occorre anche saperli diffondere, occupare gli spazi della comunicazione (tutti quelli possibili), fare sentire sempre la propria voce.

In mostra i bozzetti per le arti applicate di Balla, gli “Intonarumori” di Russolo, le ceramiche di Albisola di Mazzotti, i bozzetti pubblicitari di Depero dedicati alla Campari, simbolo del nuovo approccio rivoluzionario dell’arte applicata alla pubblicità. Depero fu molto attivo anche nell’ambito della moda, proponendo una moda maschile aperta per la prima volta al colore e una femminile che liberava la figura della donna da certe convenzioni e costrizioni della moda “classica

“Liguria come Terra Futurista”

La terza sezione tematica è dedicata alla Liguria come Terra Futurista.

La relazione con il territorio ligure è analizzata a partire dalle origini delle istanze del movimento, con opere di artisti quali Sexto Canegallo e Giuseppe Cominetti (due pittori ancora di matrice divisionista, ma nelle cui ricerche si possono già rintracciare accenti avanguardistici) per arrivare agli anni Quaranta. Già nel 1915 Filippo Tommaso Marinetti aveva celebrato Genova, nel corso di uno spettacolo al Politeama, definendola “la città futurista per eccellenza”, ma il Futurismo è diffuso in tutta la regione. Una parte della sezione è dedicata a La Spezia come città futurista, la cui espansione urbana ha beneficiato del contributo della visione architettonica del futurismo, in particolare con il Palazzo delle Poste di Angiolo Mazzoni con la grande pittura murale “Il Golfo della Spezia” di Fillia. Con la sua realtà industriale, le sue architetture liberty che anticipavano l’idea futurista dell’arte applicata, con il dinamico cantiere navale, La Spezia rappresentava la “città ideale” della visione futurista.

In quegli anni nasce il concorso di pittura Premio del Golfo una delle prime mostre con call a tema, anche in questo caso i futuristi anticiparono quello che oggi è ormai consuetudine. Anche Chiavari, città che sino ad allora appariva “tranquilla” dal punto di vista culturale, divenne per alcuni anni epicentro dell’avanguardia con le mostre d’arte futuriste.

La mostra genovese ripercorre la storia del Futurismo da punti di vista inconsueti, introducendo accanto ai nomi dei maestri più noti anche quelli di artisti straordinari, tutti da scoprire, e restituendo a pieno il clima e l’atmosfera del movimento così come lo aveva immaginato e voluto Filippo Tommaso Marinetti.

Tra gli aspetti più interessanti della mostra, lo spazio dedicato alle artiste che parteciparono attivamente a questo movimento, la sezione sulla pubblicità, la ricostruzione con il rapporto con l’intero territorio ligure e il focus sulla città de La Spezia come “città futurista” anche dal punto di vista architettonico.

                                               Andrea Macciò

Le foto sono giunte in redazione assieme all’articolo qui pubblicato

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