Una infinita sequenza di burle costella da sempre la data del Primo Aprile
Cosa ci dobbiamo attendere in questo 2026 di tanto eclatante da farci perder la testa dal divertimento? Milioni di pesciolini di carta si stanno preparando per invadere le schiene dei nostri smartphone appendendosi ad una app trasparente capace di emulare le gesta stoiche dei pezzettini di Scotch™
Una infinita sequenza di burle costella da sempre la data del 1° Aprile, sin dai tempi antichi, quando il nostro mese di aprile, per il calendario romano, rappresentava l’inizio dell’anno, prima che, nel 1582, il buon Gregorio Decimo Terzo, nato Ugo Boncompagni in quel di Bologna, decidesse di riallineare il tempo bacchettando il Divino Giulio per aver dimenticato l’anno bisestile!
Già! Nella Roma antica, gli Hilaria erano il momento temporale del risveglio dopo il letargo invernale, con inni al riso ed al divertimento. E, chissà se il popolo romano, capace a suo tempo di inglobare quanto di meglio trovasse in ogni nuova popolazione conquistata, non avesse a sua volta accolto e fatta propria questa simpatica usanza da qualche tribù di giamaicani gaudenti?
Nonostante la calata dei barbari, meno avvezzi, forse, a godersi la bella vita, le tradizioni dell’Impero Romano sono sopravvissute ai tempi bui del Medioevo risorgendo come l’araba fenice nei territori dei futuri francesi, resistendo all’inquisizione ed all’avvento dei nuovi miti d’oltre oceano.
La divertente marachella di appiccicare un pesciolino di carta alla schiena della nonna piuttosto che al compagno di classe più riottoso è collocabile ad epoche più recenti, così come la voglia di tirare scherzi barbini su larga scala si è sempre più diffusa, soprattutto con l’avvento dei sistemi di comunicazione più moderni.
Oggidì, del primo aprile sul web si legge di tutto e di più: i cinque, sette o dieci scherzi più celebri della storia, dall’albero degli spaghetti alla sonda spaziale che rileva petrolio su Marte e via discorrendo, in un tourbillon di celebrazioni talvolta stimolate dall’esigenza di accalappiare l’ignaro navigante per propinargli qualche spot pubblicitario, per intrattenerlo al meglio mentre, con le pupille abbarbicate allo schermo del proprio smartphone, cammina accecato lungo il marciapiede, seguendo i comandi del navigatore on line, senza accorgersi della primavera tardiva che si sta dimenticando di tornare.
Sarà forse quest’anno l’esplosione delle burle generate dell’intelligenza artificiale che si sta progressivamente impadronendo delle sinapsi delle folle gaudenti? Al due aprile l’ardua sentenza!
Davide Pietro Boretti









