Un vocabolo di uso corrente con una storia curiosa alle spalle
Molti affezionati lettori, vista la splendida arte del fotografo Massimo Tamiazzo nel suo articolo a fianco dal titolo omonimo, ci hanno scritto chiedendo lumi sull’origine di questo vocabolo di chiara ispirazione francese, ormai entrato nel nostro vocabolario corrente. Ebbene! L’etimologia in questo caso ci porta indietro nel tempo ad una storia curiosa…


Correva l’anno 1754, o giù di lì, (talune fonti riportano il 1759) ed in quel di Parigi, anzi, nella stupefacente reggia di Versailles, un pupillo dell’incantevole Jeanne-Antoinette Poisson, ai più nota come marchesa di Pompadour, dopo una brillante carriera operativa in giro per le colonie d’oltremare, assurgeva al ruolo di controllore generale delle finanze. Il suo nome era Etienne de Silhouette.
Povero Re Luigi XV (detto il Beneamato) ! Ancora ignorava che di lì a poco, il buon Etienne avrebbe proposto drastici tagli alle sue spese reali, a quelle dei nobili della sua corte sfarzosa e, più in generale ai ricchi ed alle classi abbienti, cascando istantaneamente in disgrazia sia presso la nobiltà sia presso il popolo.
In quello stesso periodo, sempre in Francia, all’epoca epicentro internazionale di mode e costumi, si andava diffondendo uno stile di ritrattistica molto minimalista, ottenuto dipingendo il profilo della persona proiettato all’ombra della candela. Lo zelante funzionario appena eletto al soglio del potere ebbe la malaugurata idea di suggerire questa tecnica spartana alla più costosa espressione lussureggiante del ritratto effervescente di colori. Tant’è che il suo cognome venne senza indugio affibbiato alla “tirchieria”.



Le Alpi, si sa, a volte per questioni climatiche, a volte solo per dispetto, sono abili a scambiare i significati dei vocaboli che vagabondano sulle loro cime. Ecco quindi scivolare agile nella pianura padana il termine silhouette per indicare una figurina slanciata, persino gradevole nella sua accezione, forse, ma non si sa bene il perché, a motivo della nascente ispirazione artistica di riprodurre volti ed immagini antropomorfe per mezzo di deliziosi cartoncini su fondali il più delle volte scuri.
Oggi questo vocabolo è di uso corrente ed ha connotazioni tecniche nell’arte, nella fotografia, nel teatro, nell’architettura, nella cinematografia, persino nell’arte militare ed immancabilmente nel web. Nei centri fitness è sinonimo di bellezza ed armonia corporea e richiama in noi come vorremmo apparire ma ancora non riusciamo ad essere, nonostante la fatica e l’impegno per scolpire glutei ed addominali. Tutti noi, tuttavia, dimentichiamo per un istante l’etimologia di questo vocabolo e la sua accezione di scherno verso colui che tentò di assottigliare gli sfarzi dei nobili di Versailles qualche decennio prima che potesse esplodere una Rivoluzione che avrebbe definitivamente trasformato questo mondo dorato.
Davide Pietro Boretti


Le immagini presenti nel presente articolo sono acquisite tramite download gratuito dal sito https://www.pexels.com/it-it/ che si coglie l’occasione per ringraziare









