IL 25 APRILE A NOVI LIGURE

La città ha reso onore a questa storica ricorrenza

Con il Corpo musicale “Romualdo Marenco” nella mattinata di oggi, 25 Aprile 2026, da Piazza Dellepiane si è mosso il corteo delle Autorità cittadine alla volta di Piazza Pascoli ove sorge il Monumento dedicato alla Resistenza

Anche quest’anno nel nostro Paese è stata ricordata la data del 25 Aprile come il momento simbolico di una rinascita civile e di un’apertura ad un nuovo corso. Ovvero come momento di rottura con un passato tragico e di passaggio verso un assetto democratico del nostro sistema politico rappresentativo.

Assetto democratico poi sancito dalla Costituzione del 1948 che ha mandato, dopo 100 anni esatti, in congedo il vecchio Statuto Albertino.

Ancora oggi, però stentiamo a scrollarci di dosso le ombre demagogiche che si addensano su questa data e che ci impediscono di analizzare razionalmente il nostro passato.

In questo frangente credo possano venirci utili le parole di un grande personaggio storico come Vittorio Foa, saggista e storico di fama e politico di passione.  

Diceva Foa in una intervista a Goffredo De Marchis, rimasta celebre, e apparsa su “la Repubblica” del 19 dicembre 2003, che: “Nell’immediato dopoguerra per l’abilità di sia di De Gasperi, sia di Palmiro Togliatti, s’impose l’idea che l’Italia avesse partecipato al conflitto dalla parte dei vincitori. Si riuscì a fare dimenticare che l’Italia la guerra l’aveva persa dimostrando il contrario. Come? Una strada fu quella di dire che gli italiani erano sempre stati antifascisti, ma non era vero. È un mito che abbiamo costruito noi, da una parte con la Resistenza, dall’altra con il comportamento di De Gasperi alla conferenza di pace. Ma l’aver dimenticato di non essere stati antifascisti ha voluto dire cancellare anche altre cose della nostra storia. Con effetti negativi. Ci sono dei difetti che ci siamo trascinati dietro nel tempo. Una non sufficiente comprensione di che cosa è la legalità e in ultima analisi lo Stato. Si è creato un qualcosa di malato nell’unità nazionale. La mia è anche un’autocritica. Noi abbiamo lavorato fortemente per creare un’immagine dell’Italia del periodo fascista non compromessa col regime. Questo è sicuramente un elemento mitologico, non corrispondente alla realtà, che siamo riusciti a fa entrare di prepotenza nella storia del dopoguerra”. 

E ad una successiva domanda di De Marchis che chiedeva se fosse stato un errore cancellare l’idea di un Paese compromesso con fascismo, Vittorio Foa rispondeva: “No, io penso che allora fu una cosa straordinariamente utile, penso che abbiamo fatto molto bene. Però oggi cerchiamo di non rendere troppo virtuoso il passato. Perché di questo passato abbiamo ancora tante cose di cui rendere conto….”.

Vittorio Foa diceva queste cose tredici anni fa, ed oggi – vedendo ancora oggi – gli scontri di piazza e le polemiche che puntualmente si accendono attorno alla ricorrenza del 25 Aprile, credo proprio che sul nostro passato ci sia ancora molto da indagare perché come diceva Foa, “abbiamo ancora tante cose di cui rendere conto…”.

Gian Battista Cassulo

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