Oggi sabato 3 maggio 2026 ricorre la Giornata internazionale per la libertà di stampa che è stata istituita il 3 maggio 1993 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite
La libertà di stampa di cui tanto meno ci si rende conto quanto più la si invoca, è un bene indispensabile per un regime democratico: non a caso Napoleone, all’indomani del colpo di stato del 18 Brumaio (9 novembre 1799), dichiarò che se avesse lasciato “briglia sciolta ai giornali” non sarebbe rimasto al potere nemmeno tre mesi e di lì a poco, il 17 gennaio 1800, mise in atto il suo disegno volto a controllare l’informazione …

ESISTE LA LIBERTÀ DI STAMPA?
Chiunque di noi, volendo, potrebbe fare un giornale in piena indipendenza rispettando solo la deontologia della corretta informazione? No e leggendo il presente articolo qui di seguito pubblicato capirete il perché!
L’Art. 21 della nostra Costituzione recita al suo primo capoverso che “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e con ogni altro mezzo di diffusione”.
Ma le cose stanno veramente così? A nostro parere No, perché se con la parola, quando è contenuta nei giusti limiti della correttezza, è facile a esprimere il proprio pensiero, con lo scritto la questione diventa problematica.
Infatti se con un volantino o un manifesto (dovendo però citare la Tipografia ove è avvenuta la stampa) si può rendere pubblico un pensiero, la cosa si fa più problematica nel caso in cui un semplice cittadino volesse dare alle stampe un giornale, quotidiano o periodico che sia!
Il semplice cittadino infatti, per potere iscrivere la sua testata al Registro Stampa del Tribunale della sua provincia di appartenenza, dovrebbe individuare la figura del suo Direttore responsabile andandolo pescare dal Registro dell’Ordine dei Giornalisti.
Senza la figura del Direttore responsabile concretizzata da un giornalista iscritto all’Ordine il nostro cittadino, che vorrebbe materializzare la sua voce sulla carta stampata, resterebbe a bocca asciutta, alla faccia della nostra Costituzione che aulicamente all’Art. 21 sancisce che tutti hanno il diritto, eccetera, eccetera!!!
Possiamo dunque tranquillamente dire che nel nostro Paese NON esiste la libertà di stampa, perché; se un cittadino qualsiasi volesse pubblicare liberamente un giornale e su di esso esprimere liberamente le sue idee NON lo può fare perché nel nostro ordinamento, per “dare alle stampe un giornale”, il singolo cittadino deve avere un Direttore responsabile e un Vice direttore iscritti all’Ordine dei giornalisti, a meno che quello stesso cittadino non sia lui stesso iscritto all’Ordine.
Quindi ad esempio un ferroviere, un pizzicagnolo, un professore, un tranviere, eccetera volesse fare un giornale, un settimanale, un mensile, un periodico e distribuirlo nelle edicole o inviarlo in abbonamento postale e non è iscritto all’Ordine dei giornalisti, NON LO PUO’ FARE!!!
In questo senso, ripeto, nel nostro Paese esiste una pluralità di giornali, ma non la libertà di stampa.
E come è nata, direte voi, questa cupola corporativa che soffoca la pubblica informazione?
A parte il già citato riferimento storico a Napoleone Bonaparte, che di controllo delle masse se ne intendeva, possiamo dire che qui da noi l’albore scientifico del controllo del potere sull’opinione pubblica generale trova le sue radici nello Statuto Albertino del 1848 che introduceva la generica figura di un “gerente responsabile” che si accollava, anche se non facente parte della redazione, le responsabilità di ciò che veniva pubblicato.
E questo, tutto sommato, era accettabile anche perché chiunque sia quando decide ad esporsi deve anche assumersi le sue responsabilità!!!
Ma nel 1925 Benito Mussolini, salito al potere nel 1922, per stringere ancora di più controllo sull’opinione pubblica e consolidare il nascente regime, con legge n.° 2307 del 31 dicembre 1925, introdusse la figura del Direttore responsabile obbligatoria per ogni testata giornalistica o rivista.
Figura questa che a differenza del “Gerente” di albertiniana memoria, doveva obbligatoriamente far parte della redazione di un giornale.
E lì ancora per il tapino cittadino con velleità da editore uno spazio sia pur risicato di libertà di azione esisteva ancora, ma a tarpare definitivamente le ali ad ogni velleità ci pensò quella vecchia volpe di Mussolini che nel 1928, nel quadro del sistema corporativo su cui si basava il fascismo, ideò l’Albo professionale dei giornalisti, obbligando con Regio Decreto n. 384 del 26 febbraio 1928 ogni testata giornalistica a pescare il suo Direttore responsabile da quell’Albo!!!
Che genio Mussolini!!!! Con quella sua ideata mise, senza colpo ferire, tutta l’informazione sotto il suo controllo perché l’iscrizione all’Ordine era rigidamente disciplinata!
Caduto il fascismo, tale legislazione chiaramente liberticida e in aperto contrasto con i dettami della nostra Costituzione, verrebbe da chiedersi se sia stata abrogata! E invece no!
A Liberazione avvenuta e con il passaggio dalla Monarchia alla Repubblica, la nuova normativa sull’editoria, regolata dalla legge n. 47 dell’8 febbraio 1948, infatti ha praticamente lasciato nei suoi contenuti tutto invariato, introducendo per di più l’istituto del “Registro stampa” (Art. 5) presso ogni Tribunale al quale obbligatoriamente doveva iscriversi ogni testata giornalistica!
Successivamente tale normativa veniva ulteriormente aggiornata in termini se vogliamo ancor più stringenti.
Infatti con la legge n. 69 del 1963 veniva ripristinato l’Albo dei Giornalisti, che poi entrerà in funzione nel 1965, con uno specifico Ordinamento della professione dei giornalisti, ed ogni testata giornalistica, per potere essere iscritta al succitato Registro stampa, doveva continuare ad avere un Direttore responsabile iscritto all’Ordine dei giornalisti.
Una successiva legge sull’editoria (la legge n. 416 del 5 agosto 1981) introdurrà poi alcune modifiche più che altro di natura organizzativa, ma per il semplice cittadino, che a norma dell’Art. 21 della Costituzione volesse esprimere il suo pensiero dando alle stampe un giornale, non è possibile, a meno che non si assoggetti a passare sotto le forche caudine di una legislazione che affonda le sue radici nel passato regime fascista.
Gian Battista Cassulo
LE GIOVANI PENNE DE “L’INCHIOSTRO FRESCO”
Noi de “l’inchiostro fresco”, giornale nato nel lontano 1985, abbiamo sempre cercato di onorare questa Giornata, non solo a parole ma con fatti concreti facendo conseguire, “lacrime e sangue”, presso la nostra redazione il Patentino da Giornalista pubblicista a moltissimi giovani, con l’obiettivo di “gettare sul mercato” più penne possibili perché più gente ha la possibilità di scrivere, più la circolazione delle idee, nella loro pluralità, è salva. Ma anche per spezzare un certo monopolio autoreferenziale presente nel mondo dell’informazione. Saremo riusciti, sia pure nel nostro piccolo, nel nostro intento? Non lo sappiamo, sarà il prossimo futuro a dircelo, ma noi de “l’inchiostro fresco” ci sentiamo a posto perché la nostra parte l’abbiamo fatta!
La redazione

Elenco degli iscritti all’Ordine dei Giornalisti del Piemonte e della Liguria – elenco pubblicisti, che hanno svolto il praticantato presso la redazione de “l’inchiostro fresco” tra il 2009 e il 2026
- Brussolo Samantha
- Cabella Federico
- Calcagno Marta
- Cavo Fausto
- Cheirasco Claudio
- Cifalà Daniele
- Clerici Matteo
- Gambarotta Claudia
- Motta Valerio
- Mazzarello Alice Maria
- Mazzari Fabio
- Nesto Mattia
- Piombo Giacomo
- Rivara Stefano
- Serlenga Luca
Solo praticantato:
- Ferreri Davide
- Liguori Arnaldo
- Serlenga Matteo
Prossimo iscritto:
- Davide Pietro Boretti









