Il Piemonte, e l’Oltregiogo in particolare, terra di colline sinuose, nebbie avvolgenti e tradizioni contadine secolari, è tra le culle più prestigiose della viticoltura italiana. Qui il vino non è soltanto un prodotto d’eccellenza: è un linguaggio identitario, un filo che unisce generazioni, comunità e paesaggi
Con un linguaggio capace di parlare tanto al professionista quanto all’appassionato curioso, l’opera di Pietro Fusco, sommelier, accompagna il lettore in un viaggio attraverso i vitigni autoctoni piemontesi, dai grandi nomi amati in tutto il mondo, come Nebbiolo, Barbera e Dolcetto, fino ai vitigni cosiddetti minori o quasi dimenticati, come Bian ver, Doux d’Henry, Gamba di pernice, Uvalino e tanti altri, sconosciuti ai più.
Ogni scheda alterna precisione tecnica e sensibilità narrativa: dati ampelografici, descrizioni sensoriali, curiosità storiche e suggerimenti gastronomici si intrecciano a racconti di paesaggi, memorie familiari e ritratti di viticoltori in un percorso che è, allo stesso tempo, degustazione e scoperta culturale. questo libro è un invito a ritrovare, dietro ogni calice piemontese, la storia di una terra fiera e generosa, che nel vino continua a custodire la propria anima.
Pietro Fusco, 38 anni, nato a Torino da genitori originari della provincia di Taranto, dopo aver trascorso le sue estati più autentiche con i nonni tra i filari di Primitivo e Negroamaro, un tempo fatto di vendemmie, mosto e sorrisi sinceri, è emigrato con la famiglia in Piemonte e si è dedicato all’approfondimento dell’inestimabile patrimonio ampelografico della regione.
Fin da piccolo curioso, amante dei numeri, della natura e dello sport, grazie anche agli studi universitari di Medicina e Chirurgia, incarna oggi la sintesi tra il rigore analitico del metodo scientifico e la passione viscerale per la cultura enoica, l’analisi dei suoli e dei vitigni, con la convinzione che ogni bottiglia sia un organismo complesso da comprendere con rispetto e metodo.


L’OPERA
“Dopo la morte dei miei nonni, ho sentito il bisogno di tornare a quelle radici, non più con le mani sulla vigna, ma con il calice e il taccuino, per raccontare” dichiara Pietro.
Ha studiato, degustato e viaggiato, cercando nei vini non solo aromi, ma tracce di persone e memorie. Oggi scrive per dare voce ai vitigni dimenticati e a chi li custodisce con ostinazione. “Questo libro è il mio personale brindisi a ciò che resiste, nonostante tutto. Amo pensare che “i vitigni autoctoni del Piemonte” (Edizioni Estemporanee, Marzo 2026) sia come un raggio di sole che penetra tra le foglie dei soliti vitigni, illuminando ciò che è rimasto troppo a lungo in ombra.”
Non uno scrittore convenzionale! “É un atto di ribellione culturale contro l’idea di un Piemonte confinato a Nebbiolo e Barbera. Un tributo alla fatica dei piccoli produttori che custodiscono vitigni “minori”, veri fossili viventi della nostra storia.”
Barbera, dolcetto, cortese, moscato, brachetto e tanti vitigni dell’Oltregiogo nella sua analisi minuziosa. Ma, fra i tanti, gli piace citare la Barbera Bianca, che lo ha catturato subito per il suo soprannome particolare, che identifica come il compagno ideale per la cucina moderna, fatta di sottrazione e purezza della materia prima.


SABATO 16 MAGGIO 2026, ALLE ORE 10.45 LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO PRESSO LE STORICHE CANTINE MARENCO DI STREVI

“RADICI NEL CALICE”: IL TOUR IN CANTINA
“Perché ho scelto le cantine per presentare il libro? Ho scelto di non presentarlo tra scaffali tutti uguali, ma tra le botti. Il tour “Radici nel calice” trasforma l’evento in un’esperienza sensoriale.”
Pietro suole ribadire un concetto fondamentale: “La cantina è la tela su cui si dipinge il legame tra uomo e terra. È un ponte: porta il libro fuori dalla carta e lo riconnette alla linfa della natura, restituendo al vino la sua sacra convivialità.”

LA RESILIENZA DEL TRALCIO
Come una vite che produce i frutti migliori dopo molte difficoltà, il percorso di Pietro Fusco è segnato da momenti di profonda trasformazione.
Il passaggio dalla medicina alla vigna è avvenuto durante il silenzio del Covid, come un richiamo ancestrale verso i filari dei miei nonni, per onorare il valore simbolico e sociale che solo una bottiglia condivisa sa generare.
“Dopo aver subito un hackeraggio nel 2022 che ha colpito le mie pagine social “Sorsi e Discorsi”, ho ricostruito il mio ecosistema (a cui ho aggiunto un blog, sorsiediscorsi.blog) con la stessa pazienza con cui si cura un vigneto dopo la grandine, integrando oggi Intelligenza Artificiale e Prompt Engineering per elevare l’autorità del settore Wine & Luxury.”

IL MIO CREDO
Intervistato da Davide Pietro Boretti per Inchiostro Fresco, oltre alle dichiarazioni sopra riportate, Pietro ha sottolineato i propri principi ispiratori che lo hanno portato ad attraversare varie esperienze professionali e di vita fino ad essere qui, oggi, per la presentazione del suo ultimo lavoro, dedicato ai vitigni del Piemonte, e dell’Oltregiogo in particolare.
“In tutto ciò che faccio, dalla scrittura alla consulenza strategica, seguo un unico principio cardine: Bevi eticamente. Significa rispettare la natura, il lavoro di chi è in vigna, la storia del territorio e la salute di chi degusta. Significa dare valore al tempo e alla verità che ogni sorso racconta.”
Pietro Fusco attende tutti gli appassionati di enoturismo, i lettori avidi di dettagli e di curiosità e tutte le persone che vorranno trascorrere un momento di convivialità attorno ad un buon bicchiere di vino, sabato 16 maggio 2026 alle ore 18.00, per dialogare del suo ultimo lavoro presso le storiche Cantine Marenco di Strevi.
Davide Pietro Boretti
Le immagini contenute nel presente articolo sono proprietà di Pietro Fusco e sono state gentilmente messe a disposizione di Inchiostro Fresco. https://www.facebook.com/pietro.fusco.946









