Mercoledì 6 ottobre 2026, ad Ovada, nella biblioteca civica gremita di persone, la scrittrice Raffaella Romagnolo, in dialogo con l’Assessore alla Cultura Sabrina Caneva, ha parlato di sé e del suo ultimo libro, “La segreta cura”
Sembrerebbe un gruppo di amiche nel salotto buono di casa, tranquillamente appoggiate ai braccioli dei propri divani mentre dialogano sorseggiando il classico tea delle cinque, meglio se con i pregiati krumiri casalesi, città di origine di Raffaella.
Si conoscono tutte da molto tempo e ne scaturisce un dialogo trasparente, senza alcun timore di affrontare un tema delicato quale è la malattia, una malattia complessa da curare, con sintomi variegati, molteplici, imprevedibili, scoperta a metà dell’ottocento e non ancora giunta ad un livello di controllo da parte della medicina.
“Raffaella ha lasciato alla sua penna il compito di affrontare l’argomento senza uscire dalla retorica; per la prima volta racconta di se stessa. Lo fa in modo lucido, mettendo in vetrina una sua fragilità, ufficializzando qualche sussurro di corridoio che da tempo circolava in salotto” esordisce Sabrina, sottolineando come i tratti caratteristici dello stile straordinario, elegante, sobrio, di Raffaella, seduta a fianco a lei, in quest’occasione superi se stesso nella poetica della sottrazione, ed il suo incedere diretto affronti via via tra le pagine, con grazia e garbo, un tema personale per renderlo universale, come solo i grandi scrittori sono capaci.


“Mi sembra di aver capito meglio cosa mi sia accaduto. E. come fosse una scrittura di illuminazione. Ho tentato di essere lettrice di me stessa. Con me al centro e tutti i personaggi coinvolti nella vicenda che si esprimono attraverso i miei occhi” annuisce Raffaella, con il suo tono pacato. “Ho affrontato il tema della fragilità umana per capire meglio me stessa, gli altri. Ho esplorato nel mio passato poiché per me scandagliare le radici è molto più rassicurante che vivere il presente. Mi sono documentata a fondo; ho letto tomi enciclopedici; ho dialogato con altre persone colpite dalla mia medesima sindrome, con i dottori, taluni dei quali luminari di fama mondiale, Ho lasciato che la mia indole di storica emergesse ancora una volta ed ho regalato uno spicchio di pagine a spiegare come sia stata scoperta questa malattia e chi ne sia rimasto vittima.”
Nel libro si intrecciano due storie d’amore: il marito, sempre a fianco di Raffaella, e la montagna. Già, la montagna! Nelle prime bozze avrebbe dovuto essere proprio la cima delle montagne ad assurgere a protagonista del nuovo nuovo impegno editoriale. La sua innata passione per raggiungere cime mozzafiato, proprio nel momento di massima esuberanza fisica, a ventisette anni, porta Raffaella a cimentarsi con il Monte Rosa: ed è proprio in questa circostanza, nel pieno della verve, che i sintomi della malattia escono dal letargo e le cambiano la prospettiva di vita. Da una porta che si chiude ecco aprirsi una nuova, altrettanto emozionante avventura che conduce all’oggi, a questa scrittura coinvolgente, capace lei stessa di farti scalare le vette più impervie.


“Non è lotta alla malattia, ma amore, voglia di affrontare giorno per giorno le peripezie che si frappongono sul tuo cammino, trovare la forza per andare avanti, meglio; alzare lo sguardo per osservare gli altri sotto una differente prospettiva.” Raffaella si lascia andare, coccolata dagli sguardi delle tante amiche e persone care che affollano la biblioteca ovadese ed i suoi silenzi lasciano al vento tumultuoso che soffia all’esterno l’ambito desiderio di essere partecipe del racconto, come fosse sceso apposta anch’egli dalle sue cime per ascoltarla.
Avrebbe voluto essere il libro della montagna e del vento che l’abbraccia: via via la cima si è fatta impervia, forse irraggiungibile e lui, il libro, si è sapientemente trasformato nella cura, nome in codice del file da cesellare giorno per giorno, per raccontare la propria vicenda. Infine, la cura, di foscoliana memoria, evolve, cresce, alimenta lo spirito e si trasforma nel modo di essere, di affrontare la vita, di vivere traendo opportunità là dove nascono ostacoli, già che una cura – intesa come procedimento per la guarigione – ancora non è stata scoperta.
Tra il folto pubblico c’è persino chi ha letto due volte consecutive il libro con occhi differenti per meglio coglierne le sfumature. Raffaella e Sabrina sorridono: il loro quieto dialogo raccoglie abbracci, fisici e virtuali. E’ stata dura arrivare assieme in cima! L’emozione di raccontare la propria storia in salotto é molto più ardua da controllare rispetto a quella che si prova davanti al pubblico ignoto di un teatro stracolmo. Ma quando, finalmente, si ammira il paesaggio da lassù, la prospettiva è tutta un’altra sensazione!
Davide Pietro Boretti
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