In onore della “Giornata dell’Europa” che si celebra oggi, 9 maggio 2026, data scelta a ricordo della “Dichiarazione Schuman” del 1950 da tutti considerata la pietra miliare sulla quale si è impostato il percorso verso l’unità europea, pubblichiamo una riflessione sui rapporti tra Stato e Chiesa contenuta in un paper sull’iter della Costituzione europea. Lo studio si ferma al 29 ottobre 2004 quando a Roma in Campidoglio, nella sala degli Orazi e Curiazzi, all’ombra delle statue di Urbano VIII (1623 – 1644) e di Innocenzo X (1644 – 1655), fu sottoscritta dai venticinque Capi di Stato e di Governo convenuti nella Capitale la Carta Costituzionale Europea, che però non entrò in funzione in seguito ai risultati negativi dei referendum in Francia e nei Paesi bassi che si tennero nel 2005. Gian Battista Cassulo
LE FASI DELL’INTEGRAZIONE EUROPEA VISSUTE IN ITALIA DAL PUNTO DI VISTA DEL RAPPORTO TRA STATO E CHIESA
“Reciproca integrazione tra Nord e Sud, metodo di governo liberale, completamento del processo d’unità nazionale, soluzione della questione religiosa e romana secondo il principio della separazione tra Stato e Chiesa”.
Queste, secondo le note biografiche di De La Rive, furono le ultime direttive che il Cavour additò, il 6 giugno 1861 prima di spirare, come linee guida per la futura politica italiana.
Ma quello che più premeva al grande statista piemontese era la laicità dello stato, tanto da indurlo, sempre stando alla biografia di De La Rive, ad esclamare in punto di morte al frate giunto con l’olio santo: “Frate, frate, libera Chiesa in libero Stato… !!!”.
Eppure, nonostante l’impegno degli eredi politici del Cavour, la Desta storica,nell’osservare questi principi, i rapporti tra Stato liberale e Chiesa si rivelarono sin da subito difficoltosi perché il Papa Pio IX, al secolo Giovanni Maria Mastai Ferretti, con il Sillabo, una raccolta di condanne della Chiesa cattolica ai principali errori del mondo moderno allegata all’Enciclica “Quanta cura”, rifiuta il dialogo con il nuovo stato italiano, lanciando nel 1874 il “non expedit” (attenuato poi nel 1913 dal “Patto Gentiloni”), ovvero il divieto ai cattolici di partecipare alle elezioni del Parlamento italiano.
Eppure Casa Savoia, contrariamente alle avvertenze del Cavour, verso la Chiesa aveva sempre mantenuto un atteggiamento di riguardo.
Il Regno di Sardegna, infatti, con lo Statuto Albertino del 1848, esteso nel 1861 al nuovo Regno d’Italia, all’art. 1 riconosceva la “religione cattolica, apostolica e romana” come “sola religione dello Stato”, e si esclude la legge delle “guarentigie” (1871) rifiutata dal Papa, anche con i Patti Lateranensi (1929), che ammettevano o tolleravano altri culti, questo rapporto privilegiato non era toccato!
Solo con la Costituzione repubblicana, entrata in vigore il 1° gennaio 1948, la religione cattolica non è più considerata “religione dello Stato” ed è posta, in via di principio, su un piano d’uguaglianza con le altre confessioni religiose.
I Patti Lateranensi, però, nell’Italia del dopoguerra avranno efficacia per molto tempo ancora, tanto che nel modus vivendi del mondo politico, istituzionale e sociale del nuovo corso repubblicano gli atteggiamenti di continuità con il contegno tipico dello stato confessionale impostato dalla vecchia monarchia sabauda saranno, in primo luogo con la Democrazia Cristiana, oltremodo evidenti.
Per vedere consolidato il carattere laico del nostro Stato occorrerà attendere il 1984, quando a Roma sarà siglato, tra Giovanni Paolo II e Bettino Craxi, il. nuovo Concordato che, disconoscendo la religione cattolica come religione di Stato, esplicitamente recepisce il principio costituzionale per il quale non è ammessa nessuna discriminazione sul credo religioso.
Al di là di questi ritardi attuativi che si sono verificati anche in altri risvolti costituzionali (ad esempio il C.N.E.L. è stato disciplinato solo nel 1957, la legge istitutiva del C.S.M. è stata varata nel 1958, le Regioni sono state avviate solo nel 1970) la nostra Costituzione all’art. 7 dei Principi Fondamentali stabilisce che lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani e poi al Titolo I dei Rapporti civili, agli artt. 19 e 20, detta due importanti disposizioni dirette a garantire la libertà di coscienza e la libertà religiosa in tutte le sue manifestazioni sia positive, sia negative, ovvero sancisce la libertà di avere una fede o di non averne.
E a sostenere quest’ampia libertà, intesa a precludere odiosi privilegi di una religione a danno di altre, in Assemblea costituente fu proprio un cattolico, l’on Giuseppe Dossetti, che poi lascerà la politica attiva per dedicarsi all’apostolato di base e che nel 1994 lancerà, da Monteveglio, un “grido d’allarme” in difesa della Costituzione.
I presupposti storico/politici e gli strumenti giuridici per garantire l’indipendenza dello Stato dalla religione e viceversa, dunque, vi sono e allora perché si continua ad ignorare questa separazione necessaria alla civile convivenza che solo uno stato laico può garantire?
Perché negli edifici pubblici sono esposti simboli sacri che, oggi, con la società multi etnica che si sta prefigurando possono essere fonte di pericolose tensioni e liberare terribili integralismi?
Mi sento, alla luce di quanto ho esposto, di condividere l’azione del magistrato di Camerino, Luigi Tosti, che, in segno di protesta, appese provocatoriamente nell’aula del Tribunale il simbolo ateo, quello del logo dell’Unione Atei, Agnostici e Razionalisti (www.uaar.it/padova/).
So che quanto scrivo dispiacerà molto ai molti miei amici cattolici, ma è proprio per loro che stendo queste righe, perché anche i cattolici saranno meglio tutelati da uno Stato laico, che non da uno Stato integralista.
Quanti sono stati i morti e i massacri compiuti in nome di questo o quel dio nella storia? Ma dubito sul risultato delle mie riflessioni e nutro molti timori per il prossimo futuro.
Anche la nuova Carta Costituzionale Europea, infatti, non ha saputo sottrarsi, nel suo Preambolo, al richiamo della religione e, ironia della sorte, è stata sottoscritta dai venticinque Capi di Stato e di Governo convenuti a Roma il 29 ottobre 2004, sotto l’imponente ombra delle statue di due Papi, quelle di Urbano VIII (1623 – 1644) e di Innocenzo X (1644 – 1655), troneggianti nella Sala degli Orazi e Curiazi del Campidoglio, dove è stata apposta la storica firma.
Il primo Papa intervenne nella guerra dei Trent’anni,scoppiata tra cattolici e protestanti, la quale sconvolse sanguinosamente l’Europa dal 1618 al 1648 con episodi atroci come quello della presa della città protestante di Magdeburgo nel 1631, dove il comandante supremo della lega cattolica, il fiammingo Tilly, su trentamila abitanti ne lasciò in vita solo cinquemila, oppure come quello della caduta della cattolica città di Monaco, presa dagli svedesi nel 1632, dove vennero eseguite decapitazioni di massa con le teste infilzate lungo le mura della città.
Il secondo Papa protestò contro la pace di Vestfalia (24 ottobre 1648) che pose fine a questo terribile conflitto, iniziato il 23 maggio 1618 con la “Defenestrazione di Praga” quando una folla inferocita gettò letteralmente dalla finestra del palazzo di Hradscin i due delegati dell’Imperatore Ferdinando II d’Asburgo il quale, sostenuto da alcuni fanatici cattolici, voleva imporre l’unità religiosa in Europa.
Una pace, quella di Vestfalia, che, garantendo uguali privilegi a cattolici, calvinisti e luterani e stabilendo all’interno del Sacro romano impero un dualismo costituzionale tra l’imperatore e i ceti imperiali (ai quali venne concessa un’ampia sovranità interna), storicamente determinò l’affermazione del concetto di Stato moderno.
Ebbene la Carta Costituzionale dell’Europa del duemila nasce proprio sotto lo sguardo vigile di questi due papi che avversarono un processo politico di pacifica convivenza costituzionalmente tutelata da un sistema di diritto pubblico europeo.
Ora per la ratifica la palla passa ai referendum nazionali.
Gian Battista Cassulo (*)
(*) -Cultore della materia “Partiti politici e gruppi di pressione” presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Genova.

Integrazione europea (le fasi della)
I padri dell’Unione
Konrad Adenauer, cancelliere tedesco dal 1949 al 1963, promosse l’ingresso della Germania nella Nato e l’istituzione della Ceca e della Cee.
Alcide De Gasperi, leader storico DC, capo del governo dal 1948 al 1953, operò per l’integrazione europea. Morì poco prima della firma dei Trattati di Roma.
Jean Monnet, politico, finenziere, fu grande sostenitore degli ideali europeisti. Dal 1952 al 1954 presiedette l’Alta autorità della Ceca.
Robert Schuman, capo del governo e ministro degli Esteri francese, stilò il piano che dette il via alla Comunità europea del carbone e dell’acciaio.
Le fasi dell’allargamento dell’Unione
Anni ’50 ‘60
Tra il 1951 1 il 1957 Olanda, Belgio, Lussemburgo, Germania occidentale, Francia e Italia firmano dei trattati commerciali, tra cui l’ECSC (sul commercio di carbone e acciaio) e la CEE (Comunità Economica Europea).
Nel 1967 i trattati vengono riuniti nella Comunità Europea.
Anni ’70 e ’80.
Nel 1973 aderiscono alla comunità Gran Bretagna, Irlanda e Danimarca. Nel 1981 entra la Grecia, nel 1986 Spagna e Portogallo.
Al Sistema monetario europeo aderiscono titti i Paesi membri, tranne la Gran Bretagna.
Anni ’90.
Riunificazione della Germania (1990).
Trattato di Maastricht che stabilisce nuove regole economiche e di sicurezza.
Nel 1993 viene creata l’Unione Europea.
Aderiscono alla comunità Svezia, Finlandia e Austria.
Dopo il 2000.
2001: la divisa comune (euro) subentra alle monete nazionali in tutti i paesi tranne che in G.B., Svezia e Danimarca.
Nel 2004 entreranno nella Ue la Polonia, l’Ungheria, la Rep. Ceca, la Rep. Slovacca, la Slovenia, Malta, Cipro, la Lettonia, l’Estonia e la Lituania.
La cooperazione rafforzata
La carta segreta per avviare l’Europa a due velocità, senza cambiare le regole, si chiama “cooperazione rafforzata”, ed è una delle novità introdotte dal trattato di Nizza del dicembre 2000 per volontà italiana e tedesca. La norma prevede che un gruppo di almeno otto Paesi possa avviarsi verso integrazioni in uno o più campi di azione senza dovere aspettare gli altri, che comunque potrebbero aggregarsi. È un po’ quello che è accaduto con l’Euro. L’unica materia non oggetto di questo tipo di cooperazione è la difesa.
Fonte: la Repubblica del 14 dicembre 2003









