MASSIMO GILETTI E MUSSOLINI

La fine del Duce e di Claretta Petacci, l’oro di Dongo e le lettere a Churchill
Questa sera su Rai Tre a cura di Massimo Giletti andrà in onda un programma che, a detta degli autori, sarà uno scoop in merito alla corrispondenza segreta tra Mussolini e Churchill che, prima dell’esecuzione de Duce a Giulino di Mezzegra avvenuta nel pomeriggio del 28 aprile 1945, venne fatta sparire da tre partigiani, Vittorio Lambrati e Arturo e Carlo Allievi, i quali, cambio di benefit personali, consegnarono gli incartamenti ai servizi segreti britannici presenti sul teatro dell’eccidio.

Ciò, come si legge nell’articolo a firma di Alessandro Colombo, titolato: “Chi uccise davvero il Duce” e apparso su “La Stampa” di oggi (lunedì 8 giugno 2026), è contenuto in un docu-inchiesta della giornalista Rebecca Pecori, la quale parteciperà alla trasmissione di cui sopra e titolata: “Mussolini, le verità nascoste”.

Tutto interessante dunque, se non fosse che la storiografia già da tempo abbia messo in discussione gli eventi che videro la tragica fine del dittatore e della sua compagna, Claretta Petacci, trafitti dalle pallottole ai bordi del cancello di Villa Belmonte dove, in attesa di espatriare, avevano trovato riparo sulle alture di Como, nonché dei quindici gerarchi fucilati immediatamente dopo a Dongo.

Si legge infatti in un articolo apparso su “Il Secolo XIX” del 16 maggio 2006 a firma di Renzo Parodi e Marzia Persi, titolato: “Il duce ucciso a bruciapelo” che una ricercatrice, la dott.ssa Graziella Carlesi, mette in dubbio il fatto che a premere il grilletto in quel di Giulino di Mezzegra sia stato, assieme Aldo Lampredi (Guido) e Michele Moretti (Pietro), Walter Audisio (Valerio), a tutti comunemente indicato come l’autore dell’uccisione di Mussolini e della Petacci.

Di tale dubbio si legge anche a pag. 52, 53 e 54 del volume edito nel 2006 da Mauro Traverso Editore (Gavi) e titolato “Le origini delle costituzioni” a firma di Gian Battista Cassulo.

Ma ecco quanto riportato a pag. 54 nel volume sopra citato e riscontrabile anche nell’articolo già menzionato apparso su “Il secolo XIX” del 31 maggio 2006.

“L’ordine di uccidere Benito Mussolini era partito da Emilio Sereni e Luigi Longo (comunisti), Sandro Pertini (socialista) e Leo Valiani (Partito d’Azione), dirigenti del CVL (Corpo Volontari della Libertà).

Benito Mussolini, assiema alla Petacci, fu giustiziato dai partigiani Walter Audisio (Valerio), Aldo Lampredi (Guido) e Michele Moretti (Pietro) alle ore 16,30 del 28 aprile 1945 contro il muro di cinta di Villa Belmonte a Giulino di Mezzegra (Como).

Questa versione è oggi messa in dubbio dalla Dott.ssa Gabriella Carlesi che collabora con l’Istituto di Medicina Legale dell’Università di Pavia, la quale, assieme ad altri ricercatori, dall’esame degli indumenti vestiti dal Duce e dalla sua compagna al momento dell’esecuzione desume che i colpi di mitra furono sparati non in una unica soluzione, ma in tempi diversi e che i colpi su Mussolini furono undici e non nove, come invece risulta scritto sul rapporto diagnostico redatto il 30 aprile 1945.

Ciò sarebbe confermato anche da una testimone oculare dell’epoca, Dorina Mazzola, che, verso le dieci del mattino del 28 aprile 1945, vide uscire con altri uomini dalla cascina dei De Maria, dove il Duce e la sua compagna trascorsero l’ultima notte, un uomo calvo in maglietta bianca (Mussolini), mentre da una finestra scorse una donna (Claretta Petacci) che si affacciava gridante e subito dopo sentì alcune raffiche di mitra.

Questa incertezza storica sulla tragica fine di Mussolini è collegata anche ad un altro mistero: quello dell’oro di Dongo e delle lettere di Churchill.

Nel libro “Ombre sul lago” di Giorgio Cavalleri (Piemme, 1995), si legge che l’ex tesoriere del P.C.I., Alfredo Bonelli, rivela che il tesoro che Mussolini assieme al suo corteo di gerarchi si stava trascinando in Germania (103 chili d’oro) non cadde nel lago di Como presso Dongo, ma che fu incamerato dal P.C.I. come una sorta di indennizzo per le sofferenze patite da migliaia di militanti imprigionati, torturati o uccisi dal regime.

Il denaro fu investito per l’acquisto della sede del Partito in via delle Botteghe Oscure, per la tipografia dell’Unità e per l’acquisto di altri edifici.

Anche le lettere tra Mussolini e Churchill scomparvero subito dopo la fucilazione del Duce. Si dice che un fantomatico agente segreto inglese di nome John abbia assistito all’esecuzione e recuperato sessanta due lettere con le quali Churchill prometteva a Mussolini il possesso definitivo delle isole greche del Dodecanneso, di tutte le colonie, di Nizza e della Tunisia in cambio di intervento dell’Italia al fianco degli Alleati. Queste lettere furono restituite a Churchill il 1° settembre 1945, dopo che altri due agenti segreti britannici (la fonte è sempre Giorgio Cavalleri) pagarono all’allora Segretario del P.C.I. comasco, Dante Gorrieri, due milioni e cinquecento mila lire per avere tutto il carteggio.

Si pensa, però, che buona parte di quei documenti siano ancora custoditi in qualche luogo segreto, perché due partigiani badogliani, Urbano Lazzaro (Bill) e Pier Bellini delle Stelle (Pedro), li avevano trasferiti prima in una banca, poi presso un parroco in una grossa cassa. Quella cassa non fu mai trovata.

Resta il fatto che chi, a Liberazione avvenuta, tentò di saperne di più rimase vittima delle sue indagini, come accadde ai due partigiani Luigi Canali (Neri) e Giuseppina Tuissi (Gianna) che furono uccisi in modo misterioso”.  

Vedremo se questa sera Massimo Giletti parlerà di questi fatti che dal 2006 erano stati già citati e pubblicati sia da “Il Secolo XIX” e riportati nel volume “Le origini delle costituzioni” edito da Mauro Traverso Editore e a firma di Gian Battista Cassulo    

La redazione

Nella foto di copertina a titolo di documentazione storica e fonte, la pagina de “La Stampa” dell’8 giugno 2026, pag. 28, riportante la notizia della trasmissione di Massimo Giletti in onda su Rai Tre alle ore 20,30

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