Il giorno che il sole ritornò a girare intorno alla terra

Un prologo, 6 regolamenti, 20 elogi, 24 strade, contrassegnate dalle lettere dell’alfabeto, e un epilogo: 52 piccoli pezzi, più o meno brevi, a cavallo tra ironia, satira, umorismo, giochi di parole, un po’ di amare distopie e soprattutto surrealismo. L’intervista a Stefano Rivara in occasione della pubblicazione del suo ultimo impegno editoriale.

Ciao Stefano, dopo tanti articoli scritti per Inchiostro Fresco come inviato da Casella e dintorni, ecco finalmente il tuo tanto atteso libro. Un motivo, al volo, per leggerlo?

Ciao Davide, buongiorno a tutte le lettrici e tutti i lettori di Inchiostro Fresco. Un motivo? Per sorridere e anche riflettere o meditare un po’.

Le lettere dell’alfabeto, le settimane dell’anno il 6 il 20 ed il 24: c’è un filo conduttore fra tutti questi numeri?

Le strade sono diventate 24 perché sono legate alle lettere dell’alfabeto occidentale (solo l’ultima, la XYZ, la strada delle incognite, è di tre lettere).
Gli Elogi, i primi dei quali avevo scritto oltre 20 anni fa, sono via via aumentati. L’ultimo è di poche settimane fa. Siccome sarebbero stati 19 e, per simmetria, preferisco i numeri pari, ne ho aggiunto un altro, trasformando in Elogio (della gentilezza) un altro piccolo racconto.

Ironia, satira, umorismo, giochi di parole, amare distopie e surrealismo: hai qualche parallelo con fatti e persone reali trasposti nei tuoi testi?

Vi sono diverse citazioni di personaggi reali nell’Elogio della brevità (tanto per anticipare dove si va a parare, questo è il più lungo degli elogi, mentre il più breve s’intitola Elogio dell’approfondimento). I personaggi di Francesca e Paolo nell’Elogio dell’erotismo derivano chiaramente dai famosi Paolo e Francesca della Divina Commedia. Qua e là, qualche particolare può far pensare a citazioni letterarie o cinematografiche; ad esempio, l’autocisterna di aspetto sinistro e rugginoso nella strada H.

Vi sono componenti autobiografiche?

L’unico episodio formalmente autobiografico sarebbe il resoconto del mio funerale nell’ Elogio dell’allegria, ma è ovviamente inventato. Per il resto, la mia intenzione era ironizzare su vari aspetti di ingiustizie e stupidità umane, come ho avuto modo di osservare o essere interessato nei miei, purtroppo tanti, 66 anni di vita. In uno dei regolamenti, c’è una nota che richiama alcuni concorsi in pubbliche amministrazioni…

In che modo si esprime il territorio nel quale vivi ed operi?

Per scelta precisa, ho voluto mantenermi sempre sul vago e soprattutto sul surreale su luoghi (e periodi temporali) di azione. I riferimenti precisi sono solo individuati per alcune fotografie. La lumaca che compare nell’Elogio della rapidità, posso assicurare, è stata da me fotografata in alta Valle Scrivia.

Ripensandoci a posteriori, cosa ti sarebbe piaciuto aggiungere o togliere?

Togliere finora nulla. Mi sembra che, anche grazie alla professionalità della casa editrice, non ci siano svarioni.  Aggiungere: pochi dettagli. Prima dell’inizio c’è una citazione di Erasmo; avrei voluto anche inserire alcune frasi da testi di canzoni moderne, ma temevo problemi con i diritti d’autore.  Alla fine, nella bibliografia (lo so che nei testi di narrativa non si usa, ma ho voluto questo inserimento originale), ci sarebbe stato bene qualche titolo in più. Inoltre, sarebbe da aggiungere anche qualche titolo di film.  Ne approfitto per citarne ora uno a cui tengo in modo particolare: Au hasard Balthazar, di Robert Bresson (Balthazar, il protagonista del film, è un asino in carne ed ossa).

Qual è per te il momento più emozionante nel processo di creazione di un libro (ad esempio, l’idea, la prima stesura, le correzioni, il confronto con l’editore, vedere una copia in vetrina, le recensioni dei critici, le interviste…)

Penso che tutto nasca da un’idea, e quella che sembra giusta è un momento particolare che non capita spesso. Dopo la prima stesura, per me ci sarebbe sempre qualcosa da correggere o variare, ma non si può cambiare all’infinito. Recensioni dei critici… magari, mi piacerebbe di averne! Come sa chi mi conosce bene, non voglio farmi notare di persona, cerco persino di evitare di essere fotografato. Però mi piacerebbe si parlasse del libro.

I tuoi prossimi progetti editoriali?

In realtà, questo sarebbe il secondo libro che avevo preparato. Il primo, che non è mai uscito, era un’altra raccolta di racconti; anche quelli scritti in un lungo arco di tempo, però di carattere meno umoristico e più favolistico (alcuni comparsi in qualche piccola antologia di autori dilettanti). L’avevo proposto qualche tempo fa ad alcuni editori, ma finora non ho avuto riscontri. Vediamo come va questo libro, dovesse ricevere un discreto apprezzamento potrei riprovare a proporlo, eventualmente alla stessa editrice Vallescrivia, che ringrazio per avermi dato intanto la possibilità di pubblicare questo.

Ti farebbe piacere precisare qualcos’altro sul libro?

Colgo l’occasione per una doverosa precisazione: se si cerca su un qualsiasi store di libri con il nome dell’autore, oltre al mio libro ne compare uno di argomento filosofico: “Verità: pluralismo e teoria funzionalista”, ed. Mimesis, 2015. L’ ha scritto Stefano Rivara, ma non sono io: è un’omonimia.  Lo dico non per prenderne le distanze, ma per rispetto del lavoro di chi ha scritto qualcosa di molto probabilmente più serio. Si tratta di un testo piuttosto tecnico, scritto, a mio parere bene, da un dottore di ricerca in filosofia, ma adatto a chi possiede una buona conoscenza di base in materie filosofiche (Questo libro lo conoscevo già l’avevo acquistato e letto, anche per la curiosità di vedere cosa scrive uno con il mio stesso nome; per combinazione siamo entrambi laureati all’Università Genova. Anzi per la cronaca i laureati a Genova col mio nome siamo ben 3, tutti in materie diverse (nel mio caso Scienze Naturali e Scienze Politiche). E già alcuni anni fa, so per certo, risultavano censiti all’anagrafe italiana 8 diversi Stefano Rivara. Questo anche per dire quanto poco, specialmente nell’epoca di internet, importi il nome di una persona. Facile confondere l’uno con l’altro, tra simili e diversissimi.

Stefano Rivara & Davide Pietro Boretti

One Reply to “Il giorno che il sole ritornò a girare intorno alla terra”

  1. …veramente una bella e simpatica intervista, anche in linea con lo spirito de “l’inchiostro fresco”!!!! Complimenti a Stefano Rivara e al suo solerte intervistatore, Davide Pietro Boretti!!!! Gian Battista Cassulo

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