Quando la moltitudine “decide di farsi parte” diventa popolo
Leggendo oggi su “La Stampa” (martedì 14 luglio 2026) una riflessione di Massimo Cacciari sull’attuale crisi del sistema delle rappresentanze, in primo luogo dei partiti alla ricerca di nuove formule non già nell’offerta ma nelle aggregazioni, il pensiero mi è corso ad un mio professore di Sociologia Politica, il Prof. Stefano Monti Bragadin, che proprio in questo mese di luglio del 2022, il 2 luglio 2022, all’età di 80 anni ci lasciava.
Massimo Cacciari nel suo articolo odierno rifletteva sull’importanza dei “corpi intermedi” che caratterizzano il “popolo” che, come scrive Cacciari: “…non è lo Stato né la Nazione tutta. Il popolo è quella parte, nient’affatto liquidabile, nell’intero, capace di esercitare una critica costante nei confronti di tutti i poteri in cui il regime democratico si articola“.
Il “popolo” dunque, all’interno del quale si formano i cosiddetti “corpi intermedi” che concorrono a dare vita al principio della “volontà generale” su cui si basano le moderne costituzioni e che tengono coesa e partecipativa la società nel suo complesso.
Dall’articolo di Cacciari esce dunque un’idea di “popolo“, ben diversa da chi lo relega nel “populismo“, ma una moltitudine che diventa “popolo“, quando “decide di farsi parte – scrive Cacciari – e procedere insieme per affermare i propri strategici interessi“.
E questo altro non è ciò che il Prof. Stefano Monti Bragadin, il “Monti” come lo chiamavamo con affetto, già insegnava negli anni Ottanta ai suoi studenti del corso di Sociologia politica!
I suoi insegnamenti infatti si incardinavano attorno al principio fondamentale della democrazia che si condensa nello spirito della partecipazione politica dal basso, perché se è vero che il potere è nelle mani delle élites, è altrettanto vero che la democrazia è tenuta in piedi dalla “cittadinanza attiva” dei singoli che da individui diventano persone, tanto per citare un passaggio fondamentale sostenuto dalla Dottrina sociale della chiesa, ma ugualmente sostenuto dal mondo laico e liberale al quale apparteneva il Prof. Stefano Monti Bragadin.
Un caro e indelebile ricordo dunque del Prof. “Monti“, che con i suoi insegnamenti seppe e ci fece guardare lontano e che mi piace ricordarlo proprio oggi, in questo mese di luglio anniversario della sua scomparsa, prendendo spunto dall’articolo di Massimo Cacciari il quale, nel bailamme seguito al crollo dei partiti storici e nell’odierno clima demagogico, riporta al centro della scena il ruolo del “popolo” che si fa parte in causa e dalle cui fila alla lunga, come scrive Cacciari “escono i suoi tribuni“.
Gian Battista Cassulo








