“L’OPERAZIONE È PERFETTAMENTE RIUSCITA MA IL PAZIENTE È MORTO”

Tagli ai collinari: nessuno difende i cittadini comuni

Dall’Associazione MobìGe riceviamo e ben pubblichiamo anche perché si ritiene che il servizio pubblico, in qualsiasi settore, sia indispensabile alla cittadinanza e dia visivamente il senso della presenza dell’Ente pubblico, sia esso un Comune, una Città Metropolitna o lo Stato. Tra l’altro la questione dei tagli al servizio pubblico dei trasporti cittadini a Genova, rispecchia anche la situazione che ci viene descritta dalla nostra redazione di Aosta, dove il quella regione addirittura viene soppressa una linea ferroviaria, la “Aosta – Pré Saint Didier”, dal 2015 già disabilitata proprio con la scusante che l’utenza era molto ridotta e sembra che venga trasformata in una “Busvia” (cosa impossibile, viste le dimensioni della sede ferroviaria) o “pista ciclabile” certamente non fruibile a tutti, visto le pendenze che anche da quelle parti ci sono!!! Gian Battista Cassulo

A leggere dai media le ultime notizie su AMT e le dichiarazioni dei nostri amministratori, verrebbe da citare il luogo comune, trito e ritrito, l’operazione è perfettamente riuscita ma il paziente è morto, che si usa per commentare gli errori grossolani, ovvero ciò che rischia di accadere con AMT se si raggiungeranno gli obiettivi prefissati!

Verrà evitato, si spera, il fallimento di AMT (con consistente esborso di denaro pubblico) e verranno salvaguardati i posti di lavoro (con robusto dimagrimento), ma il Servizio di trasporto, che qualsiasi amministrazione di una città che guardi al futuro dovrebbe fornire, morirà, o diverrà residuale.

Si è fatta una scelta puramente finanziaria, purtroppo, come già accaduto in passato; si mettono a posto i conti ma gli utenti calano e il traffico aumenta, e con questo l’inquinamento e gli incidenti stradali.

E forse qualcuno potrebbe arrivare a sostenere che le corsie riservate, essendo percorse solo da qualche raro bus, sarebbe bene destinarle anche ad altro, come agli scooter oppure alle biciclette (già successe entrambe le cose) o tout-court alle auto.

Purtroppo capita di leggere i soliti discorsi (che si sentono solo in Italia), tipo: “gli utenti sono pochi quindi riduciamo le corse” oppure “usiamo mezzi piccoli per passare più agevolmente” oppure “se la gente cammina un po’ tra una fermata e l’altra non muore nessuno” oppure “aspettare 10 minuti in più non cambia nulla” oppure “se un autobus sta accumulando troppo ritardo si limita la corsa”.

Sono strategie efficacissime per perdere utenza.

E l’utenza, cioè le persone, una volta persa, sarà molto difficile recuperarla: chi si è comprato uno scooter (o un bici elettrica) tenderà ad usarlo, anche se fra qualche tempo torneranno a girare più bus (elettrici o termici non fa alcuna differenza).

La questione dei tagli del servizio agli Erzelli è solo l’ennesima applicazione dello schema in corso, solo che questa volta non colpisce “normali” persone e per di più con poco potere (chi si trova le linee collinari tagliate e linee di fondovalle strapiene è soprattutto utenza femminile) ma un elite, potremmo definirla così, di lavoratori che, giustamente, si fanno rappresentare dalle loro RSU e chiedono correzioni. Il sospetto che AMT non sia in grado di modulare gli orari con le esigenze di questi utenti sorge osservando che:

  • almeno per la fascia mattutina, sono stati ripristinati i transiti dell’orario precedente ma che 3 corse su 4 sono praticamente inutili perché non in coincidenza con i treni in arrivo (i treni in arrivo da Ponente non sono tutti uguali, ci sono alcuni che arrivano in 35 minuti, altri in 45 o 50 minuti.
  • la linea del 6 ha il capolinea attestato alla stazione di Cornigliano e sarebbe a costo zero far sì che gli autisti ritardassero la partenza quando il treno arriva proprio in quel momento e aspettassero la gente che scende, ma ciò rimane un traguardo irraggiungibile.
  • sostituire la Linea 5 con il 128 è da una parte assurdo per le capienze diverse dei mezzi e dall’altra penalizzante perché l’interscambio a valle col treno non è immediato e costringe a muoversi a piedi.

Lascia perplessi la proposta dell’Assessore alla Mobilità di utilizzare il servizio di bike sharing per salire sulla collina.

Nessuno è contrario all’uso della bicicletta (anche nella nostra città) ma la collina degli Erzelli è raggiunta da 3 strade che presentano tratti con pendenza oltre il 10% e d’estate si suda solo a camminare oltreché pedalando (anche se la pedalata è assistita). Partecipare a riunioni o semplicemente lavorare in gruppo grondanti di sudore può non essere apprezzato.

Aggiungiamo anche che per usare una bicicletta in affitto, occorre cercarla in zona con una app, sperare di trovarla adeguatamente carica e poi pedalare attraverso strade col traffico del mattino a bordo di un veicolo a cui non si è abituati: non è il massimo. Rischiare per andare al lavoro, in termini di sicurezza, non è molto accattivante e attrattivo.

Non vogliamo essere i soliti polemici criticoni, ma la concorrenza ad automobili e scooter la può fare un autobus che ti fa risparmiare tempo, che è pulito e puntuale e che ti carica alla fermata.

Insomma, prendiamo questa possibilità come un’uscita infelice e poco ragionata.

Genova, 5 agosto 2026

Associazione MobìGe ODV

Per info: Rinaldo Mazzoni, Cell.: 351/881.42.49 –  Vincenzo Cenzuales, Cell.: 338/742.24.84

Vedere sull’argomento anche nostro altro articolo (Foto di Elisabetta Cammisotto):

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