LÀ DOVE LA STORIA SI FA SILENZIO…

TRA LE ROCCE DEI “QUATTRO DENTI”

Questo trekking ad anello in Valgrisenche offre un’esperienza immersiva tra natura e memoria, partendo dai 1655 mt. di Plan Moulin

Il percorso, che richiede circa 3 ore per la salita con un dislivello di circa 1000 metri, si sviluppa inizialmente dall’area picnic imboccando il sentiero numero 6. La salita procede costante nel bosco, superando alcune prese dell’acquedotto e i ruderi militari di Maison Forte, fino a raggiungere le mulattiere e i terrazzamenti che conducono alla cresta. Qui si trovano il Bivacco Testafochi (2688 mt.) e la Becca dei Quattro Denti (2639 mt.).

Dal bivacco o dai resti dei ricoveri militari, l’itinerario prosegue perdendo quota sul versante opposto della dorsale, entrando nel selvaggio vallone di Praz Londzet. In questa zona meno frequentata, il cammino tra la vegetazione è guidato da radi ometti di pietra che conducono alla piana e alla strada poderale sottostante. Infine, dalla base del vallone, si intercettano i segnali per affrontare la risalita del pendio verso la spalla dei Quattro Denti, chiudendo idealmente il contatto con la dorsale.

Il percorso è intriso di storia bellica, testimoniata dai ruderi di Maison Forte e da altre postazioni che si incontrano durante l’ascesa. Queste strutture facevano parte del ‘Vallo Alpino Littorio’, un sistema difensivo costruito tra le due guerre mondiali per presidiare il confine italiano.

Anche la base dei Quattro Denti conserva tracce di questa architettura che sfruttava le posizioni dominanti per il controllo della valle. In questo contesto storico si inserisce il Bivacco Testafochi, che offre riparo agli escursionisti laddove per decenni la presenza umana è stata dettata da necessità di difesa territoriale.

Dal punto di vista geologico, le rocce che formano i ‘Quattro Denti‘ sono il risultato di complessi processi metamorfici. La formazione è composta prevalentemente da calcescisti e ofioliti, rocce di origine oceanica trasformate da pressione e temperature elevate, tipiche della geologia valdostana. L’azione dell’erosione glaciale ha successivamente modellato queste rocce, conferendo loro la peculiare forma dentellata che rende il profilo della dorsale unico nel panorama locale.

Conclusa l’escursione, il capoluogo di Valgrisenche offre un ulteriore spunto di riflessione legato alla diga di Beauregard.

La costruzione dell’invaso negli anni ’50 sommerse gran parte dell’antico abitato, cambiando per sempre il volto della valle. In questo scenario, il cimitero locale assume un valore profondo: restando uno dei pochi luoghi a mantenere un legame diretto con le famiglie e la storia precedente allo sbarramento, funge da custode della memoria per una comunità che ha affrontato una radicale trasformazione del territorio.

Proprio in questo luogo si rinnova ogni anno un rituale particolare: a causa dell’inverno estremamente rigido e dell’abbondante nevosità, le croci in legno vengono rimosse prima del gelo per essere messe al riparo, per poi essere ricollocate con l’arrivo della primavera. Questo gesto di cura e rispetto testimonia il profondo legame della comunità con i propri cari, proteggendoli simbolicamente dal rigore della stagione fredda.

Tornando a valle, si porta con sé non solo la fatica di una salita, ma la consapevolezza che qui, tra le vette che hanno visto la storia cambiare, ogni gesto di cura – verso la montagna, verso i viandanti o verso chi non c’è più – è il filo invisibile che tiene unita questa comunità, rendendo la Valgrisenche un luogo in cui il passato non è mai perduto.

Luca Pereno

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