








A La Salle una ricorrenza che, con la “badoche”, rispecchia e rafforza l’identità collettiva







San Cassiano di Imola, protettore degli scrittori, ha sin dal Medioevo un suo radicato culto nelle nostre regioni alpine e non a caso è il Santo Patrono di La Salle, perla della Valdigne in Valle d’Aosta.
E qui la ricorrenza patronale è festeggiata ogni 13 agosto, da quando, dopo il Concilio di Trento (1545 – 1563) che, in contrapposizione alle idee protestanti, rivalutò la venerazione dei santi, nel 1577 a Imola venne istituita in quel giorno una processione a ricordo del martirio di San Cassiano, avvenuto nel corso della persecuzione dei cristiani avviata da Diocleziano tra il 303 e 305 d.C..
A La Salle la festività per il Santo Patrono si sovrappone alla ricorrenza della Badoche, che è un antica consuetudine a sfondo folkloristico organizzata dai giovani non sposati del paese, i “badochers“, che, guidati dal loro “badocher” unitamente alla sua compagna, la “badochère“, nei giorni immediatamente prima del 13 agosto girano in corteo per il paese con la fisarmonica in testa per diffondere l’invito a partecipare ad una grande festa che si svolgerà nella piazza principale dove, su un’area considerata sacra e delimitata da otto pini, si svolgeranno i balli tradizionali indossando i costumi d’epoca.
E a La Salle il 13 agosto, e nei due giorni immediatamente antecedenti, anche quest’anno si è rinnovato questo antico rito dove il sacro e il profano si sono uniti in una atmosfera di indicibile partecipazione che ha visto, da un lato, la religiosità dell’evento e, dall’altro, l’allegria quasi goliardica dei giovani del paese.
Un’allegria che ha avuto il suo “clou” sotto un enorme tensostruttura, dove era allestito un ristorante curato da valentissimi cuochi volontari, con l’esibizione dei Petits Sallereins, bene addestrati dalle loro maestre, e con l’esposizione all’Alabarda della badoche dei nastri con i nomi dei nuovi nati.
Un modo questo, tra religione, balli e banchetti a base di piatti caratteristici, per tenere viva, non solo la tradizione e la memoria storica di questa terra, ma anche per affermare l’appartenenza delle nuove generazioni ai luoghi dove sono nati!
Gian Battista Cassulo








