IL SENTIERO DELLA GRATUITÀ

…dal Col di Malatrà al cuore del Rifugio Frassati

Ci sono cammini che non si misurano soltanto in chilometri o in metri di dislivello, ma nel peso dei pensieri che si alleggeriscono a ogni passo. Il trekking che da Lavachey sale verso il Col di Malatrà, a 2.925 metri di quota, è uno di questi.

È un’ascesa maestosa e severa: quasi 1.280 metri di salita concentrati in 15 chilometri di pura immersione alpina. Oltre i boschi iniziali, lo sguardo viene inevitabilmente catturato dalla presenza monumentale del Monte Bianco, una cattedrale di roccia e ghiaccio che domina l’orizzonte e ridimensiona ogni vanità umana.

Superato il Rifugio Walter Bonatti, il sentiero si addentra nei vasti alpeggi e poi nei silenziosi valloni detritici di alta quota, dove il passo si fa regolare e il respiro si sintonizza con la fatica. L’ultimo tratto, un’ardita successione di tornanti arrampicati sulla roccia, conduce alla celebre spaccatura del Col di Malatrà, una finestra spalancata sul Gran San Bernardo e sul Grand Combin. È qui che la fatica della salita cede il passo allo stupore, prima che la discesa tra sfasciumi e praterie d’alta quota guidi i passi verso la conca di Merdeux e l’accogliente profilo del Rifugio Frassati.

Ma giungere al Rifugio Frassati significa molto più che trovare un semplice riparo alpino; significa varcare la soglia di una storia umana e spirituale profonda.

L’OMG non è una struttura burocratica né una semplice associazione: è un vero e proprio percorso di vita. Si fonda sul principio del “mettere le mani in pasta“, sull’educazione integrale dei giovani attraverso il lavoro duro, fisico, gratuito e disinteressato a favore dei più poveri. In una società spesso dominata dal superfluo, i “calli sulle mani” diventano il simbolo concreto di un’esistenza autentica, la testimonianza visibile di una fatica purificatrice che riscatta dal grigiore e insegna la generosità pura. Ogni pietra, ogni trave di queste strutture montane racconta la scelta di non chiedere nulla per sé, trasformando il sudore in aiuti concreti per le missioni in America Latina.

Testimone e custode illuminato di questo spirito è Carlo Caprotti, la cui vita s’intreccia con l’OMG fin dall’adolescenza. Carlo incarna una storia collettiva che vede ben 3.000 persone tra ragazzi, giovani e famiglie unite nell’avventura del Frassati.

La costruzione del rifugio, iniziata nell’estate del 2008 e completata nel 2011, ha le forme di un’epopea moderna: per tre estati consecutive, centinaia di volontari hanno scelto di regalare le proprie vacanze, trasportando a spalla l’enorme quantità di materiali edili necessari lungo i ripidi sentieri della montagna. Partendo dal campo base spartano all’alpeggio Tza di Merdeux, questi giovani hanno alzato mura e condiviso sogni secondo il ritmo primordiale del sole, sorretti unicamente dall’amicizia, dalla fede e dalla forza della comunità.

In questo luogo unico, l’eco del motto di Pier Giorgio Frassati – “Verso l’alto” – risuona con una chiarezza disarmante. Nelle parole di Frassati si fondevano la passione per le vette, metafora dell’elevazione dello spirito verso Dio, e l’istinto di chinarsi con amore verso i più bisognosi.

Carlo e la comunità dell’OMG riassumono questa doppia tensione in un messaggio che rimane scolpito nel cuore di chiunque giunga fin lassù: “Se verrai ai rifugi come cliente aiuterai i poveri. Se verrai come gestore aiuterai i poveri e ti resterà nel cuore il valore del tempo e della fatica che hai regalato loro.

È la scoperta profonda che la vera felicità non risiede in ciò che si trattiene, ma nel dono sincero e incondizionato di sé.

Luca Pereno

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