LA SAGGEZZA DI UN PASSO E LO SGUARDO DI BILL
La salita al Bivacco Luigi Ravelli (2860 m) in Valgrisenche parte da Usellieres e richiede circa 3 ore di cammino per superare un dislivello di 1100 metri lungo il sentiero escursionistico n. 10, che si snoda in un ambiente selvaggio ai piedi della Grande Rousse.
Dopo aver percorso la strada agricola verso sud per poche centinaia di metri, si devia a sinistra verso l’alpe Mont Forciaz, risalendo il ripido sentiero che attraversa un bel bosco di larici secolari.
Ignorando i bivi per il Rifugio L’Épée, si raggiunge l’alpeggio a 2180 metri e si prosegue addentrandosi nel suggestivo e solitario vallone dell’Invergnan, dove il sentiero costeggia il torrente tra leggeri saliscendi.
Infine il tracciato guadagna pendenza tra piccoli corsi d’acqua e specchi di fusione, risalendo l’ultimo cordone morenico, leggermente esposto, che conduce direttamente allo spalto roccioso dove sorge il bivacco.
A un soffio dall’arrivo, il cielo plumbeo, carico di pioggia, e l’instabilità del sentiero morenico ci hanno costretto a fermarci. Ma la montagna e il piccolo Bill mi hanno donato due lezioni preziosissime.
La prima arriva dalla meta sfiorata: in montagna il rinunciare non è una sconfitta, ma un atto di profonda consapevolezza e coraggio; imparare a fermarsi è in fondo l’essenza stessa dell’andare in montagna, dove la vera meta non è il traguardo, ma la sicurezza e la bellezza del cammino condiviso.
La seconda lezione è fiorita invece nello sguardo di Bill — minuscolo rispetto all’immensità delle vette, ma immenso nell’animo. Osservare la sua fiducia totale nel vederlo avanzare con sicurezza è stato un dono inaspettato, un monito silenzioso sulla rarità del sapersi abbandonare sinceramente all’altro. È un segreto di resilienza e amore che forse, in tutta la sua purezza, soltanto un cane sa svelare con tale disarmante semplicità.
Tornando sui nostri passi, con il bivacco ancora lì a guardarci, abbiamo virato verso il Rifugio L’Épée. E forse, proprio mentre assaporavamo una deliziosa crostata, abbiamo capito che non c’era meta migliore: a volte la felicità non si trova dove l’avevamo cercata, ma in un dolce imprevisto che sa di casa e di gratitudine.
Luca Pereno













