…verso il Rifugio Mario Bezzi
La passeggiata di oggi è molto semplice e adatta a tutti, ma permette di ammirare paesaggi straordinari e, con un po’ di fortuna, anche gli animali selvatici della zona. Il Rifugio Mario Bezzi (2.284 m) si trova in fondo alla Valgrisenche in Valle d’Aosta.
La via normale di salita parte da Surrier / Usellieres (1.785 m): si tratta di un’escursione facile e adatta a tutti, che si snoda per circa 5,5 km con un dislivello di 510 metri e richiede all’incirca 2 ore di cammino (sentiero 12).
Lasciata l’auto nel parcheggio oltre il lago di Beauregard, si imbocca la strada poderale sterrata, vietata al traffico motorizzato. Il percorso si sviluppa costantemente lungo il fondo della valle, immerso tra torrenti e cascate.
Il primo tratto, pianeggiante o in leggera salita, attraversa un bosco di larici e costeggia il torrente Dora di Valgrisenche, permettendo di superare rapidamente i casolari di Surrier e l’alpeggio di Miollet.
Man mano che si sale, la vegetazione si dirada lasciando spazio a vasti pascoli alpini, con una pendenza sempre costante e mai eccessiva.
Attraverso diversi ponticelli in legno si superano i rami d’acqua alimentati dallo scioglimento dei ghiacciai superiori, con scorci spettacolari sulla monumentale Becca di Traversière.
L’ultimo tratto della poderale sale con tornanti più ampi e marcati fino ai prati sui quali sorge la struttura. Il Rifugio Bezzi appare all’improvviso, incastonato in una grandiosa conca glaciale e circondato dalle vette della Grande Traversière e della Punta Bassac.
Questo trekking, come gli altri raccontati in questa rubrica, è immerso nel territorio della Valgrisenche. Tra le ipotesi sull’origine del suo toponimo, vi è chi sostiene che derivi dal latino Vallis Graia, legata alla posizione geografica nel cuore delle Alpi Graie; altri attribuiscono invece il nome al caratteristico colore grigio delle sue imponenti pareti rocciose. Ma la spiegazione più affascinante rimane senz’altro la leggenda popolare.
Si racconta infatti che alcuni pastori della vicina Tarentaise portavano le mucche a pascolare vicino al Col du Mont. Un giorno, i ragazzi notarono una mucca grigia che si allontanava da sola per molte ore. L’animale tornava sempre sazio e con molto latte. I pastori, incuriositi, decisero di seguirla: superata la zona di La Motte, arrivarono fino al Col du Mont, da dove si apriva una vallata inesplorata, ricca di prati verdi e ruscelli cristallini. Per ringraziare l’animale della straordinaria scoperta, chiamarono quel luogo Vallée de la vache grise (la valle della mucca grigia), nome che nel tempo si è trasformato nell’attuale Valgrisenche.
In fondo, credere a queste antiche leggende non è solo un modo per riscoprire la storia di un luogo, ma è un invito a lasciar fluire la nostra fantasia. Permettere al mito di intrecciarsi con il paesaggio stimola la nostra immaginazione e ci guida, un passo dopo l’altro lungo i sentieri, a creare e vivere le nostre personali storie di montagna.
Luca Pereno















