L’arte della lana nel cuore della Valgrisenche
L’ottava edizione di Mo’delaine, il celebre festival della lana di Valgrisenche, si è confermata un palcoscenico dedicato all’artigianato, al design e alla cultura alpina, celebrando la materia prima naturale e le antiche tradizioni locali promosse dalla Cooperativa Les Tisserands.
In linea con l’Anno Internazionale dei Pascoli e dei Pastori proclamato dall’ONU, l’evento ha reso omaggio ai custodi dei territori di montagna attraverso un ricco programma: dalla Fiera della Lana, con il suo mercato all’aperto di professionisti provenienti da Italia e Francia, ai laboratori creativi pensati per famiglie e appassionati.
Il festival ha offerto anche momenti di riflessione culturale con la proiezione del documentario «Civiltà transumanti» di Anna Kauber e dialoghi antropologici sul pastoralismo, affiancati da esposizioni artistiche come l’installazione fotografica “Popoli e terre della lana” di Mauro Vitale e il progetto collettivo “Tricoter le glacier”. A completare l’esperienza, le passeggiate narrate guidate dai Greeters locali hanno permesso di esplorare il territorio e scoprire i segreti della ‘valle dei tessitori’.
Tra i quaranta espositori era presente Davide Brusaferro, un giovane imprenditore di Gressan e neodiplomato dell’Institut Agricole, che rappresenta un’eccellenza emergente nel panorama artigianale valdostano.
Attraverso il suo progetto “Fleurs, laines et Montagne“, Davide ha saputo trasformare una passione d’infanzia in una professione rigorosa e consapevole, andando ben oltre il semplice hobbismo. Il suo lavoro si distingue per una visione olistica e un impegno radicale verso la sostenibilità: Davide adotta un modello a “Km 0” valorizzando esclusivamente la lana locale – come la pregiata varietà rosset della Valgrisenche – e tingendo le fibre con piante e fiori raccolti personalmente nel territorio, garantendo così prodotti ecologici e anallergici. Dalla filatura manuale al telaio, realizza capi e accessori unici fondendo con maestria tecniche antiche e sensibilità moderna. Il prestigioso “Prix Amédée Berthod” ricevuto nel 2024 conferma il valore del suo percorso, che non è mera riproposizione del passato, ma un atto creativo capace di generare valore relazionale e sociale, capace di trasformare il sapere tradizionale in una testimonianza viva proiettata verso il futuro.
In un mondo che corre veloce verso l’omologazione, storie come quella di Davide ci ricordano quanto sia fondamentale custodire e far fiorire i saperi antichi.
Preservare queste tradizioni non significa semplicemente conservare un mestiere del passato, ma gettare un ponte verso il futuro: ogni filo intrecciato a mano, ogni colore estratto dalla terra diviene così un’eredità viva, una testimonianza d’amore per i propri luoghi capace di ispirare e nutrire il cammino delle generazioni future.
Luca Pereno













