Un’escursione a impatto zero
Lasciare l’auto a casa e muovere i primi passi direttamente dall’uscio di Cheverel ha dato a questa giornata un ritmo del tutto speciale. Senza il rumore dei motori, solo con il suono dei propri passi, ho imboccato il sentiero a Grassey. Ci si immerge subito in un abbraccio profondo di larici e abeti rossi: qui la natura ti accoglie, facendoti dimenticare la frenesia del mondo. Il percorso si ricongiunge poi con l’itinerario che sale da Morge (segnavia n. 21 / 22), snodandosi nel silenzio del bosco tra brevi tratti pianeggianti, leggere discese e il fresco respiro del Torrent de Chambave.
Dopo circa 5 chilometri vissuti a pieno contatto con la montagna, l’ombra degli alberi lascia improvvisamente spazio alla luce solare dei pascoli. Davanti agli occhi si svela il Villaggio di Licony (1.875 mt.), con le sue antiche baite in pietra custodite dal tempo e la piccola cappella rupestre di Santa Maria, silenziosa testimone di una vita alpina autentica.
Oltrepassato il villaggio la pendenza si fa severa. Il sentiero comincia a risalire in modo deciso il ripido vallone erboso e detritico. Ogni tornante stretto è uno sforzo sincero, un guadagnare quota a forza di gambe e fiato, affrontando il gradino roccioso con la soddisfazione della fatica pura.
Ma la fatica svanisce all’istante quando il terreno spiana all’improvviso: appare così la gemma nascosta del Lago di Licony (2.555 mt.), uno specchio d’acqua d’altissima quota che riflette il cielo. Seguire il sentiero lungo la sua sponda destra è un momento di pura magia e riposo per l’anima.
Lasciata alle spalle la quiete del lago, la traccia devia dolcemente a destra e riprende a salire tra gli ultimi pascoli d’altitudine. Un ampio semicerchio ci porta dritti al Col de Licony (2.661 mt.): un vero e proprio portale d’ingresso verso l’infinito, da cui esplode la prima eccezionale vista panoramica sulla maestosa catena del Monte Bianco.
Ignorando la traccia che scende verso Courmayeur, si piega a sinistra affrontando il tratto più austero e selvaggio verso il Bivacco Pascal. Ci si addentra in un paesaggio essenziale di pietraie, sfasciumi e detriti d’alta quota. Sfilando accanto a un piccolo laghetto glaciale nato dalla fusione dei ghiacci, con un ultimo e appagante sforzo si conquista la cresta. Il Bivacco Luigi Pascal (2.920 mt.) appare come un rifugio sicuro sulla sella rocciosa, appena sotto l’affilata Testa di Licony (raggiungibile con altri 10 minuti di cammino in cresta).
L’arrivo al Bivacco Luigi Pascal e alla Testa di Licony (2.929 mt.) – dopo circa 4 ore di cammino – regala uno dei balconi panoramici più emozionanti e completi di tutta la Valle d’Aosta. Essere qui, arrivandoci solo grazie alle proprie forze partendo da casa, rende la vista a 360 gradi ancora più indimenticabile: uno spettacolo supremo sui colossi di ghiaccio che dominano le valli.
Il Monte Bianco (4.810 m) domina la scena sul versante opposto della Val Sapin: appare talmente vicino da dare la sensazione di poterne toccare le pareti. Da qui la sua imponente verticalità si rivela appieno, mostrando la selvaggia Parete della Brenva e l’Aiguille de Bionnassay, mentre sullo sfondo si indovinano le cabine della Skyway. Subito a destra, le Grandes Jorasses (4.208 m) mettono in mostra il loro profilo affilato e leggendario.
Poco lontano, il Dente del Gigante (4.013 mt.) svetta come un ago di roccia inconfondibile lanciato verso il cielo.
Lo sguardo corre libero lungo la cresta di confine: dall’Aiguille des Glaciers al Berio Blanc, fino alla perfetta piramide del Mont Dolent, punto d’incontro geografico e simbolico tra Italia, Francia e Svizzera.
Volgendo lo sguardo a sinistra, l’orizzonte si allarga verso i rilievi di La Thuile e della Valgrisenche. Il Rutor (3.486 mt.) risplende magnificamente grazie alla calotta ghiacciata della sua Testa, lucente sotto la luce del sole. Il Colle del Piccolo San Bernardo, un intaglio naturale ben visibile traccia la linea di confine con la vicina Francia.
Verso l’interno della regione, le vette del Parco Nazionale del Gran Paradiso completano questo quadro mozzafiato: il Gran Paradiso (4.061 mt.), unico quattromila interamente italiano si erge fiero con la massiccia imponenza dei suoi ghiacciai e la Grivola (3.969 mt.): Elegante e affilata che conquista l’attenzione con la sua silhouette piramidale di straordinaria armonia.
Nelle giornate più limpide come oggi, verso est, la vista spazia fino al massiccio del Monte Rosa (4.634 mt.), le cui cime innevate sembrano dipinte sull’azzurro. Guardando verso il basso, il paesaggio si fa più intimo e vicino.
Tra le pieghe della roccia brilla la gemma azzurra del Lago di Licony, traguardo superato poco prima. Infine, allungando lo sguardo verso il fondovalle della Valdigne, i villaggi di Morgex e La Salle appaiono come piccoli tasselli ordinati attorno al nastro lucente della Dora Baltea.
Quattro ore di cammino sincero, zero emissioni e uno stupore che non conosce confini. Il Bivacco Pascal non ha rappresentato soltanto la meta finale, ma la prova tangibile che rallentando il passo, la natura ti si rivela in tutta la sua essenza più pura. Sono rientrato con la consapevolezza di aver rinunciato ai motori per riscoprire, tra le vette, un legame profondo e autentico con me stesso.
Luca Pereno
Sabato 29 agosto 2026

















