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UNA RIFLESSIONE SUL GREEN PASS

La nostra democrazia si regge sulla divisione dei poteri (il legislativo – il Parlamento, l’esecutivo – il Governo, il giudiziario – la Magistratura). Il loro equilibrio è garantito dalla Costituzione sulla quale sorveglia la Corte costituzionale e il Capo dello Stato. Quando uno di questi tre poteri sconfina nell’altro, la Corte costituzionale e il Capo dello Stato devono intervenire. Negli anni Novanta abbiamo assistito, e in parte stiamo ancora assistendo, ad un “protagonismo” della Magistratura. Oggi è l’Esecutivo che sta pericolosamente prendendo il sopravvento nei confronti del Parlamento

Cari lettori

Premetto che questo mio articolo non deve essere considerato come un appello “Sì-Vax” oppure “No-Vax”, ma è semplicemente, sia pure fatta nella semplicità del cosiddetto “uomo della strada”, una breve considerazione sulla legittimità istituzionale delle decisioni che sono state prese in materia di salute pubblica. Ma veniamo al dunque. Sulla questione della vaccinazione anti-Covid 19 mi riconosco totalmente nelle parole di Maurizio Landini segretario generale della CGIL, il quale dice che, se si vuole veramente immunizzare la popolazione, la via maestra è quella indicata dall’art. 32 della Costituzione.

Ovvero prescrivere la vaccinazione obbligatoria attraverso una legge discussa e votata dal Parlamento!

Dobbiamo infatti ricordarci che noi siamo ancora una Repubblica parlamentare, anche se ormai da alcuni anni l’asse decisionale si è pericolosamente spostato sul Governo che legifera attraverso decreti, come appunto questi ultimi sul Green pass, che altro non è che un furbesco aggiramento della Costituzione.

Il Green pass infatti, così come è stato concepito, è in pratica un atto volontario dell’individuo il quale, firmando al momento della vaccinazione un “man leva” su eventuali complicanze, si assume il rischio della vaccinazione.

Con la vaccinazione imposta per legge, come recita appunto la Costituzione quando vi è un reale pericolo per la salute pubblica, è invece lo Stato che si accolla i rischi. E questo non è cosa da poco.

Quindi siamo in questa condizione di assurdità: non vi è sostanzialmente obbligo vaccinale ma se non ti sei sottoposto al Green pass, che devi fare accollandoti i rischi di eventuali complicanze, non puoi andare a lavorare, usare mezzi e servizi pubblici o quant’altro. Cioè sei praticamente “imbalsamato”!

Un caso emblematico di questa contraddizione l’ha fatta risaltare con molta semplicità una maestra delle scuole primarie di Genova la quale, all’atto della vaccinazione, nel foglio di man leva presentatole dal dottore nello spazio riservato alla firma ha scritto: “Non firmo il man leva perché sono contraria alla vaccinazione alla quale però mi sottopongo perché ho bisogno di lavorare essendo mono reddito”. Al che il medico non ha potuto procedere alla vaccinazione.

E allora come la mettiamo? Questa maestra è andata sì a vaccinarsi per poter accedere al suo posto di lavoro, e quindi ha rispettato un obbligo imposto con decreto legge, ma nell’ambito della sua libertà personale, non si è presa una responsabilità che non le compete. Dovrà per questo rinunciare al suo incarico?

Personalmente ritengo che il Green pass sia un obbligo mascherato da “scelta consapevole”, che, per farlo “digerire” all’opinione pubblica, è stata messa in campo una macchina propagandistica che non ha eguali nella nostra ultima storia, ma che ha creato sconcerto e fratture sociali alimentate anche dal fatto che molti parlamentari, anche tra quelli che sostengono il Governo in carica, hanno già annunciato che si sottrarranno all’obbligo di esibire il Green pass.

Stiamo forse tornado ai tempi dell’assolutismo, quando il Re era al disopra delle leggi?

Gian Battista Cassulo

Nella foto di copertina il sottoscritto giovane ventenne, in servizio militare presso la Scuola Allievi Ufficiali e Sottufficiali di complemento (S.A.U.S.A.) di Foligno, mentre si sottopone alla vaccinazione obbligatoria contro il tifo, il tetano e il paratifo.
Nella foto qui sotto il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, la cui principale mansione è quella di ricoprire il ruolo di “custode” della Costituzione e accanto il sottoscritto, nel 1967, Sergente di artiglieria, che ha sempre obbedito agli ordini quando questi erano chiari.

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